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Centro islamico: confermate due ipotesi per il trasferimento

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 Enrico Gotti

Nuove sedi per la moschea: il commissario Ciclosi passa dalle parole ai fatti. 
Il Comune  ha infatti  approvato due varianti al piano urbanistico, che consentono luoghi di culto in strada Santa Margherita e ad Eia, all’incrocio fra strada farnesiana e via Cremonese. 
Il commissario straordinario mette sul tavolo due soluzioni per lo spostamento della moschea di via Campanini. La scelta di trasferirsi resta in capo alla comunità islamica, che ha già detto di voler prendere tempo per valutare che la nuova sede sia migliorativa rispetto a quella precedente.
Per il Comune  la soluzione deve essere a costo zero: l’ipotesi è una permuta con il capannone di via Campanini, per non incidere sulle casse municipali. Il dubbio della comunità islamica è che anche in una nuova sede ci sarà il rischio di subire battaglie legali come è accaduto nel quartiere artigianale dove è ora. La questione riguarderà comunque la nuova amministrazione comunale, che dovrà riprendere il filo del discorso e potrebbe anche essere contraria al trasloco del luogo di culto. 
Il commissario  straordinario Mario Ciclosi ha dato concretezza a quanto aveva annunciato a parole. Il 22 marzo ha approvato due delibere comunali, in cui non si parla espressamente di moschea, ma di due «centri per funzioni e servizi di tipo sociale», che consentono l’insediamento di strutture ricreative e per la socializzazione, di uffici, di edifici e attrezzature per il culto, di attività gestite da organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Solo due proposte, delle quattro presentate alla comunità islamica. Quelle scartate sono state giudicate insufficienti in termini di spazio. 
La prima  variante al regolamento urbanistico edilizio e al piano operativo comunale è «finalizzata alla valorizzazione di immobile di proprietà comunale sito in strada Santa Margherita». Siamo nella zona sud della città, di fianco a via Traversetolo e alla sede Enia-Iren. Qui il Comune ha undici capannoni di tipo artigianale (di cui tre da 988 metri quadrati, uno spazio simile a quello utilizzato in via Campanini): sono destinati alla fondazione Teatro Regio, al Mibac, all’archivio storico comunale, ad altri uffici. Nella stessa via c’è anche il dormitorio comunale. 
L’altra zona  interessata è a Eia, in strada Farnesiana, esattamente all’incrocio con via Cremonese. Qui hanno sede fabbricati di proprietà pubblica, espropriati negli anni scorsi per «inottemperanza a ordini di demolizione di opere abusive». L’area è di ambito agricolo produttivo, il Comune propone di inserire il terreno già edificato, che si trova all’incrocio fra le due vie, all’interno del territorio urbanizzato.
Il capannone che potrebbe accogliere i fedeli musulmani non è quello che si affaccia su strada Farnesiana, ma quello immediatamente dietro di esso. A questo punto, rilevano i servizi comunali, ci sarebbe da costruire una rotatoria, o cercare una soluzione per il problema del traffico di entrata nella via.  
 

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  • giuliana

    18 Aprile @ 20.57

    (3 e ultima parte) (waqf= fondazioni islamiche di beneficenza- destinano i fondi raccolti anche alla "lotta sul sentiero di allah", cioè sovvenzionano il terrorismo. In Italia non vogliono personalità giuridica per sfuggire ai controlli del loro bilancio. Video in due parti, si può fare copia-incolla: [ http://www.youtube.com/watch?v=QRIwQ6tWZMs&feature=relmfu ] [ http://www.youtube.com/watch?v=GbS7mhO_1-I&feature=relmfu ] Sono le stesse associazioni alle quali il comune di Parma vorrebbe creare un apposito spazio. Il waqf islamico, a Gerusalemme, sta sovvenzionando -nel silenzio vergognoso dell'occidente- il genocidio culturale di Israele (in attesa di quello materiale) con la distruzione di tutte le tracce archeologiche ebraiche che rappresentano quanto di più sacro esiste per lo stesso popolo d'Israele. Queste azioni, come la distruzione delle statue dei Budda perpetrata dai talebani, sono la continua riprova del tentativo dell'islam di costruire la ummah (grande nazione islamica a livello mondiale) procedendo, appena possibile, con la cancellazione sistematica di ogni traccia di civiltà preesistente. Mi rifiuto di credere che ci sia, in Italia, un governo che permetta di farsi strada ad un'ideologia che, dietro il pretesto della libertà religiosa, pretenda di applicare le proprie leggi discriminatorie e razziste e porti avanti il progetto politico di una nostra futura sottomissione.. Mi rifiuto di credere che ci sia, in Italia, un governo che permetta che il nostro patrimonio storico-culturale-artistico sia messo in serio pericolo a causa della leggerezza e superficialità con la quale viene favorito l'irradicamento di un'ideologia totalitaria che ci disprezza e non perde occasione per ricordarci che ci distruggerà. "Prima quelli del sabato, poi quelli della domenica" è stato scritto sulla basilica di Betlemme, tanto per fugare ogni dubbio. Mi auguro un intervento che chiarisca una volta per tutte l'incompatibilità dell'islam con le leggi italiane, e mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione la proposta di legge dell'avv. Zaffagnini insieme alla relazione (scritto+video) presentata al 1°convegno oddii su Moschee e legalità. Si può fare copia-incolla con: http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=607 Distinti saluti,

    Rispondi

  • giuliana

    18 Aprile @ 20.32

    (2 parte) Lo STATO ITALIANO NON HA MAI RICONOSCIUTO L'ISLAM COME CONFESSIONE RELIGIOSA, perchè le leggi islamiche (civili=religiose) RINNEGANO tutti quei principi generali di uguaglianza, dignità, libertà di ogni essere umano che sono alla base di tutte le nostre leggi. L'art. 8, 2° comma recita chiaramente che non si può prescindere dai contenuti degli statuti sui quali si basano le confessioni religiose che chiedono di essere riconosciute come tali. --------------------- E da parte sua, l'islam NON HA MAI sottoscritto alcuna INTESA (che viene richiesta OBBLIGATORIAMENTE per le confessioni religiose diverse dalla cattolica) con lo Stato italiano, sempre per lo stesso motivo: rifiuto totale di riconoscere uguaglianza tra uomo e donna, rifiuto di riconoscere dignità e libertà (tra cui libertà di scelta religiosa) ad ogni essere umano indipendentemente da razza, sesso, religione. Tutti gli accordi firmati sottobanco con l'islam a livello locale (più conosciuti come patti di cittadinanza o come le DELIBERE TRUFFA di cui parla l'art. della Gazzetta di Parma a firma Enrico Gotti in data 14-04-12) sono un tentativo vergognoso di eludere le nostre leggi per permettere ai seguaci di maometto di continuare ad ingannarci e farci credere che l'islam abbia un volto presentabile e sia una cosa diversa da quella che è. [........] Gli interventi dell'avv.P.Zaffagnini (che ha approfondito il problema moschee-centri culturali islamici dal p.d.v. legale) si possono trovare cercando con Google i seguenti argomenti: Moschee e legalità- --Tribunali islamici? No, grazie. ---Waqf islamico in Italia.---

    Rispondi

  • giuliana

    18 Aprile @ 09.56

    (1) copia della lettera inviata direttamente al dottor Mario Ciclosi. [...] l'islam non ha MAI ricevuto dallo Stato italiano il riconoscimento di "confessione religiosa"(cioè "religione"), legalizzazione che è alla base di ogni successiva autorizzazione. [...] Tutte le costruzioni spacciate, secondo convenienza, come "luoghi di culto" o "centri culturali" islamici, cioè moschee, sono illegali per più di un motivo, non ultimo il fatto che le moschee, nell'islam, sono luoghi in cui si fa politica, in cui si applica la legge coranica e in particolare, sono luoghi che gli stessi musulmani dfiniscono caserme. L'imam, dunque, oltre che predicatore, è giudice della sharia e capo militare. Concedere l'autorizzazione per una moschea significa, per i musulmani, concedere un luogo in cui vige, per loro, un diritto all'extraterritorialità. Le parole utilizzate nella delibera sono soltanto un goffo tentativo di aggirare le nostre leggi evitando l'uso formale del termine moschea. Nella sostanza questa è una truffa messa a punto da persone che non rispettano le leggi nella piena consapevolezza di non rispettarle. Nessun centro culturale italiano esistente in Italia vieta l'accesso ai musulmani, per cui non esiste alcuna necessità di averne dei propri, se non per esercitarvi, senza alcun controllo, delle azioni che la nostra legge non potrebbe mai permettere. Ripeto, in sintesi per essere più chiara, il procedimento previsto dalla legge: < Lo Stato, con la Costituzione, attibuisce soltanto a se stesso il compito di legittimare, con apposita legge, l'esistenza di una confessione religiosa sul proprio territorio . La legittimazione può avvenire solo dopo che lo Stato ha posto in essere un controllo sui contenuti delle regole sulle quali la confessione religiosa si fonda (art. 8, 2°comma ). E' sempre e solo di competenza esclusiva dello Stato (art.117, ...c...) l'autorizzazione alla costruzione di edifici di culto (che viene regolamentata tramite delle intese (accordi) con le relative rappresentanze; intese che, comunque, devono essere ratificate con apposita legge (art. 8, 3°comma). La regione -e, a cascata, l'ente locale- è autorizzata ad intervenire solo quando si tratta di VALORIZZARE dei beni culturali (un edificio di culto rientra nella categoria dei beni culturali-art.117,...s...). Valorizzare è incrementare il valore di qualcosa che già esiste come tale (e non permetterne l'esistenza ex novo in seguito al cambio della destinazione d'uso di un capannone). >

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