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Multiculturale: è di nuovo Festa Le ricette di un successo

Multiculturale: è di nuovo Festa Le ricette di un successo
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Il viaggio nella Festa Multiculturale continua facendo tappa fra le cucine, che vuol dire raccontare qualcosa di quelle 27 comunità straniere che si alternano ai fornelli nei sei giorni della manifestazione. Dall’Asia, all’Africa, all’America, passando per l’Europa, sono tanti gli stranieri che si sentono parte della nostra città e che, a Collecchio, portano un po’ delle loro ricchissime tradizioni culinarie. Non è banale. Ecco il racconto di quattro piatti che potrete assaggiare il prossimo week end al Parco Nevicati di Collecchio.

Il Kurdistan e il vero nome del kebab

Lo chiamiamo kebab ma il suo vero nome è doner, carne che gira. Se in Turchia ti siedi al ristorante e chiedi un kebab, avrai la sorpresa di vederti arrivare un semplicissimo piatto di carne grigliata, sicuramente ottimo ma… Gulabi ci spiega i segreti di quello spiedo, che ha reso famosa la cucina del medioriente. Per preparare un buon kebab, il trucco sta nella marinatura. La carne, di diversi tipi, si taglia a fette sottili e si lascia in concia in una salsa a base di yogurt, peperoncino, origano, menta e pochissimo pepe nero. Deve riposare una notte intera per assorbire sugo e sapore. E’ a questo punto che le fettine possono essere disposte nella forma che conosciamo e iniziare la cottura, oggi non più sulle braci ma a gas. Da lì al piatto bastano trenta minuti. Chi verrà alla Festa Multiculturale potrà gustare ogni sera questa carne dal sapore inconfondibile, accompagnata da insalata mista, grano macinato e ceci.

Il motivo del suo successo? Un piatto buono per il palato e per il portafoglio. Per i kurdi, non è solo un cibo tradizionale ma la chiave per conquistare un buon lavoro, occasione di integrazione e riconoscimento. Ed è anche questo desiderio di farsi conoscere e integrarsi che spinge, da sempre la comunità kurda a contribuire alla ricchezza del menù della Festa di Collecchio dove il kebab va sempre forte.

L’ Africa occidentale: quando il cibo parla da solo

Abdou, invece viene dal Senegal ma sembra a Parma da sempre. Cosa si può assaggiare alla festa che ci porti un po’ nella sua terra? Venerdì 6 luglio si mangia alla maniera dell’Africa occidentale; solo a Parma, i migranti che provengono da qui sono circa 15.000. Il menù prevede riso, nelle due versioni vegetariana o con carne, e platano fritto, un frutto dal sapore inconfondibile, simile alla banana. “E’ un piatto speciale, -racconta Abdou – da noi non si mangia tutti i giorni. Lo si cucina per gli ospiti proprio importanti o nei giorni di festa. Nessuno lo prepara solo per sé, le donne dei villaggi lo cucinano tutte insieme, poi lo si distribuisce equamente in tutte le case. Accade lo stesso a Collecchio: le famiglie si riuniscono e la preparazione è corale.” Narrando di questo piatto emerge un piccolo segreto. Perché c’è un’altra occasione speciale in cui questa pietanza viene portata a tavola, quando un marito torna a casa dopo un lungo viaggio, come accade a tanti africani che lasciano la loro terra per cercare fortuna altrove. Le donne, ‘sta volta, lo cucinano con una variante: il piccante, tanto più forte quanto più intensa è stata la nostalgia. Un modo di parlare al proprio uomo senza aprir bocca. Anche il platano, prodotto tipico dell’Africa occidentale, è segno di ricchezza. Metterlo nel piatto non è senza significato e dice che l’agricoltura è stata prospera.

Il Brasile: quei fagioli neri come la pelle degli schiavi

Advaldo ci parla del Brasile e dei tanti Brasiliani che hanno scelto la nostra città per vivere. “Siamo persone molto allegre: metti insieme tre o quattro brasiliani e diventa una festa.” Per noi, sabato 7 luglio, cucineranno la fijolada con arroz blanco (riso bianco) e la tipica farofa, la farina di manioca preparata con bacon e carota. Fijolada letteralmente significa “fagiolata”, un piatto a base di quei fagioli neri, che qui troviamo solo nei negozi specializzati, fatto con carne di maiale e manzo, insaporito dal salamino piccante. Sono stati gli schiavi neri, arrivati dall'Africa, a inventarsi questo piatto, ormai parte della tradizione carioca. Lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero e caffè, i padroni lasciavano loro solo gli avanzi dei loro pasti, e gli scarti della carne di maiale; la necessità aguzza l’ingegno e così orecchie, zampe e altre parti povere del maiale finivano in pentola con acqua e fagioli. Oggi a Rio non c’è bar o ristorante che il sabato non proponga la fijolada nel suo menù, rigorosamente accompagnata da un bicchiere di caipirinha. Un piatto forte che lì si consuma con gli amici nel giorno più rilassato della settimana, quando si può concedere tutto il tempo alla digestione. Sono tanti gli amici che Advaldo ha trovato alla Festa Multiculturale, un appuntamento che non perderebbe mai perché a Collecchio rivive le atmosfere del suo paese lontano. “E’ una bella occasione di fraternizzazione, una festa come si fa da noi, molto allegra. L’impegno è grande ma non manca mai il calore della gente. Sono venuto in Italia per lavorare; a volte la quotidianità ci fa dimenticare l’aspetto del divertimento che, alla festa, in mezzo a tante persone squisite, si riaccende.”

Marocco: prelibato cous cous

Anche il cous cous, per il Marocco non è un piatto della quotidianità e riveste una grande importanza per la cultura araba musulmana. Lo preparano le mani sapienti delle donne, il venerdì, giorno della preghiera. Per Mounia, che ci racconta questa storia, non è pensabile fare il cous cous solo per due persone, è un cibo che va condiviso in tanti, sette o otto, almeno. “Quando qualcuno ti invita a pranzo, il venerdì, sai che troverai il cous cous, altro non può essere”. E’ un piatto che richiede tempo e pazienza perché quello buono lo si prepara a partire dalla farina di grano duro, lavorandola fino ad arrivare ai chicchi di semola, quelli che qui si comprano precotti al supermercato. Un occhio esperto sa distinguere dal colore la farina usata che può essere di grano, di orzo, di riso. Ma qual è il segreto di un buon cous cous? “Sono tanti - racconta Mounia - la cottura a vapore, nella couscoussiera dove i chicchi assorbono gli aromi sprigionati dagli ingredienti. Poi le spezie: lo zenzero e la curcuma che gli da il colore giallo. Infine la zucca, la si mette all’ultimo ma è la regina in assoluto. Nella ricetta puoi arrangiarti senza qualsiasi altra verdura ma la zucca no, quella non può mancare. E’ sempre in cima al piatto, sopra a tutto il resto: la si deve vedere, quasi per dire al tuo commensale che non è stata dimenticata. Anche la comunità marocchina alla festa è veterana, quest’anno sarà ai fornelli proprio venerdì sera. Ovviamente preparerà il cous cous, rigorosamente secondo la ricetta originale.


Viaggio nella Festa Multiculturale
- PRIMA PARTE - Le storie dal Mondo

FESTA MULTICULTURALE - Il programma del secondo weekend

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  • Geronimo

    09 Luglio @ 21.28

    Indiana vedi che continui a sbagliare e confondermi con qualcun altro? Dimmi dove ho scritto parole come "come ti permetti di chiamare nazista fan del klu klux klan una persona con idee diverse dalle tue???". Spiegami poi su che basi sarei un finto buonista, io mi definisco una persona che cerca di rispettare il prossimo, che se vede uno che ha bisogno di aiuto si ferma indifferentemente dal colore della pella, non sono uno che alla morte di uno di colore grida "uno di meno", uno che definisce vita via farini o la parte finale di via d'azeglio e maleducazione un unico bar dove ci sono gli extracomunitari, non sono uno che da la colpa agli extra se uno italiano fa la pipì sul portone in via farini, io cerco di valutare in base al comportamento delle persone e non del colore della pelle

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  • Shunkakan

    09 Luglio @ 19.48

    Certo Maurizio che per me ci sono stranieri di serie b: sono quelli che non rispettano le donne e la loro libertà!! E siccome sono ancora nel mio paese e ancora con libertà di pensiero posso obiettare quanto voglio l'ingresso di questa gente visto che non sono una finta buonista come te, che l'unica cosa che sai fare è permetterti di insultare chi non la pensa come te ( come ti permetti di chiamare nazista fan del klu klux klan una persona con idee diverse dalle tue???). Anche se non sono affari tuoi io ho vissuto diverso tempo con una tribù Lakota nella loro riserva ( sono Nativi Americani se non lo sai, quelli cacciati dalle proprie terre dagli stranieri invasori...) perchè ritengo che per definirsi amico o fratello di un popolo bisogni viverci insieme, nel loro ambiente e cultura. Tu quante volte sei stato ospite a casa loro dei tuoi amici africani? Io ho un nome Lakota oltre al mio perchè mi considerano come una di loro: tu quanti nomi hai oltre quello dell'anagrafe? Veramente vuoi far credere che non è una festa cerca voti di partito? E c'è anche il mago di Oz?Comunque essere considerata di basso livello da uno come te per me è un gran sollievo

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  • Geronimo

    09 Luglio @ 15.49

    Indiana più scrivi più scendi di livello, per me non esistono stranieri di serie a o b ma per te evidentemente si perché sembri avere delle obiezioni a priori verso i musulmani o verso alcuni popoli. Confermi poi di non essere informata sulla festa multiculturale perché prima di tutto non è una festa di partito od organizzata da una festa di partito (tra l’altro ti svelo un segreto, visto che evidentemente sembri avere un’avversione verso i comunisti, chiedi a molti musulmani cosa pensano del comunismo, probabilmente ti racconteranno le atrocità subite dal comunismo… secondo te dovrebbero andare ad una festa “di un certo partito politico”?) e in secondo luogo non c’è solo la cultura musulmana ma varie culture, quelle orientali, esotiche, nord africane, sud europee e tanto altro, certamente le culture sono tante nel mondo non si possono mettere tutte in una festa ma se tu ti vuoi proporre di fare uno stand con cultura indonesiana gli organizzatori non ne saranno poi così arrabbiati, magari ti metto in contatto con un mio amico volontario con idee diciamo di destra, quindi ecco smentito il colore politico. Patetica poi la storia dei voti, secondo te gli extracomunitari sono talmente importanti ai fini elettivi? Ma sai quanti sono gli extracomunitari che hanno potere di voto in italia? Evidentemente no

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  • Shunkakan

    09 Luglio @ 14.22

    Maurizio ma sai leggere o fai finta? Io ho detto che non ho amici musulmani ma amici stranieri si, o forse australiani, neozelandesi, Nativi Americani, brasiliani, tedeschi e altri sono da considerarsi stranieri di serie b? Ma per te esistono solo gli africani e i musulmani? Allora predichi bene ma sei razzista verso tutti gli altri! Io alle feste "multiculturali" non ci metto piede perchè per me sono feste organizzate da un certo partito ( vedasi le bandiere a senso unico che ci sventolano ) che, visto che perde terreno tra gli italiani, prova a sfruttare gli stranieri per avere dei voti. Mi è bastato andarci una volta convinta di trovarci anche culture come quelle americane, indonesiane ecc. invece c'erano una moltitudine di africani e altrettanti ipocriti che facevano finta di essere loro amici. Riguardo poi i commenti, sempre se sai leggere, ho scritto che considero maleducati sia gli italiani che gli stranieri. Io ho rispettoper le idee di tutti, tranne quelli che tentano di prendere in giro la gente fingendosi dalla parte dei più deboli per fini politici. Anche perchè in questo momento i più deboli siamo noi ITALIANI.

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  • Geronimo

    09 Luglio @ 12.02

    Tra me e te più vicina al razzismo sei te, dici ad esempio che non tutti si comportano in un certo modo ma li vorresti tutti fuori dall’Italia, se uno fa commenti verso ragazze non ho ben capito se è solo un maleducato o altro nel caso sia italiano e se è qualcosa di più se è extracomunitario, magari spiegami anche cosa dovremmo fare verso gli italiani maleducati. Poi dici di non avere amicizie extra perché non ti interessano allora dovresti stare zitta e rispettare la festa multiculturale perché dimostri di non sapere nulla di quella festa

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