Strajè-Stranieri

La presentazione della "marcia per il Congo" a Reggio Emilia

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«Auguro a John di tornare dal suo viaggio con un chiaro messaggio politico, nel senso nobile del termine, che dovrà essere portato al Parlamento italiano e al ministero degli Esteri. In questo lo aiuteremo». L’auspicio affinché il messaggio colpisca nel segno viene da Albertina Soliani, senatrice del Partito democratico, che ieri sera è intervenuta alla presentazione della marcia per la pace personale di John Mpaliza Balagizi.
Più che una presentazione, un evento che ha animato lo Spazio Gerra, in centro storico a Reggio Emilia. Diversi ospiti hanno parlato di problemi dell’Africa e della marcia per portare un messaggio di pace: il vicesindaco di Reggio Emilia Filomena De Sciscio, l’assessore provinciale alla Sicurezza sociale Matteo Fantini, la senatrice Soliani, Micaela Malena (rappresentante a Bologna dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati - Unhcr) e lo stesso John Mpaliza.
«Ciò che fai ha un valore immenso – ha detto la De Sciscio rivolgendosi a Mpaliza -. Hai detto “Voglio aprire una breccia nel muro di silenzio”: hai ragione. Parliamo sempre di diritti umani, gli abusi su queste donne e i bambini iniziati alla guerra... Fanno rabbrividire. John vuole costruire una rete per abbattere questo muro».
La Soliani ha ricordato il primo incontro con Mpaliza, l’anno scorso in Senato, quando arrivò a piedi da Reggio Emilia per portare lo stesso messaggio di pace per il suo Paese. Ero stata informata via e-mail… Non ci volevo credere. Quando è arrivato dietro il Senato, il primo problema è stato: “Come faccio a farlo entrare?”. Serve infatti la cravatta. Così andiamo a prendere camicia e cravatta ed entriamo. Ricordo l’emozione di John: una cosa straordinaria». La senatrice si è poi rivolta al 40enne marciatore: «Tu cammini con un grandissimo patrimonio: ciò che raccoglierai nelle varie tappe, quello che porti dell’Africa e quello delle persone che incroci nella tua vita. Penso che dovrai mettere bene in chiaro, in forma scritta, ciò che farai. È un patrimonio che dovrà essere spendibile nelle sedi istituzionali più alte. Nel tuo viaggio hai due interlocutori: l’opinione pubblica e le istituzioni».
Micaela Malena ha riferito che l’ufficio di Ginevra dell’Unhcr sta lavorando per dare risalto all’esperienza di Mpaliza. E ha ricordato le cifre dei rifugiati che le guerre nel Kivu (est della Repubblica democratica del Congo) hanno creato in questi anni: 200mila nel nord Kivu, 200mila nel sud Kivu e altri 57mila in Ruanda. «Il maggior carico di rifugiati nel mondo è sulle spalle dei Paesi poveri - ha detto -. Il senso del camminare è fondamentale, per noi, per i congolesi e per i rifugiati».
Mpaliza ha accennato ai gravissimi problemi che attanagliano il suo Paese, raccontando le sue esperienze personali. Nel 1989 gli studenti furono i primi a sollevarsi contro Mobutu, presidente al potere da decenni. Nel 1994 John è scappato ma in seguito è tornato. «Non riuscivo a dormire bene. A casa, mia madre mi trovato mentre piangevo. Vedere le strade… senza ospedali e altre cose… In Italia posso permettermi 50 caffè al giorno a un euro, quando in Congo una persona vive con meno di un euro… Fa molto male. Così mi sono chiesto “Cosa posso fare?”. Tutti dovremmo farci questa domanda, anche gli italiani. Serve un cambiamento di rotta». La camminata per la pace ha voluto essere la risposta a quella domanda. Un’iniziativa a modo suo eclatante, volta a sensibilizzare chi comanda sulle guerre che causano morte, distruzione, centinaia di migliaia di stupri nell’Africa centrale. Il Ruanda è accusato dall’Onu di fomentare i ribelli nel Congo orientale, occupato dalle sue truppe. «Per chiamare mio fratello a Goma devo fare un prefisso ruandese», spiega Mpaliza, che riassume i motivi alla base dei conflitti. Il denaro, le ricchezze minerarie, come sempre. Non più solo oro, rame e diamanti: adesso c’è il coltan, che una volta era semplice sabbia ma è diventata utile per fabbricare telefoni cellulari e altri prodotti tecnologici. Il coltan si trova a cielo aperto, è raccolto spesso dai bambini e, problema nel problema, «sembra che sia leggermente radioattivo. Con l’esposizione prolungata a queste polveri, fra vent’anni si parlerà di leucemie e cancro!». I Paesi africani potrebbero essere favoriti dalla presenza delle materie prime ma di fatto non possono nemmeno determinarne il prezzo. Le banche hanno filiali in Ruanda per le contrattazioni e, fin dall’indipendenza dello Zaire, questo crocevia di enormi interessi ha causato morte (compresa quella di Patrice Lumumba, primo presidente eletto democraticamente) e distruzione.
A chi gli chiede “chi te l’ha fatto fare?”, John risponde “non lo so!”. Lui sa però che non vuole perdere la speranza di cambiare le cose.
Dopo i discorsi al (poco numeroso) pubblico dello Spazio Gerra, la serata è proseguita con un collegamento via Skype con volontari e missionari reggiani al lavoro nel Congo orientale, con uno spettacolo teatrale e un concerto.  A. V.

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