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Dal Toschi al Canada per dare un'anima ai cartoni animati

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Andrea Violi

Parma, Milano, Canada. Sono le tappe che Morena ha toccato per arrivare a fare il mestiere che ama: lavorare su cartoni animati e animazione in 3D. Con il suo lavoro, Morena dà volto e sentimenti ai personaggi. Ha contribuito a realizzare anche spot e videogame. Usa i computer e la creatività, conosce tanti programmi e cerca di imparare sempre qualcosa di nuovo, fa un lavoro affascinante e che la soddisfa. Ai giovani che volessero seguire questa strada, Morena dà poche indicazioni sul da farsi: imparate tanto, cogliete qualunque occasione di lavoro e credete in voi stessi fino in fondo.
Lei è Morena Protti, 31enne di Reggio Emilia. Il padre Paolo gestisce l'edicola notturna della città. Fin da piccola, Morena ha potuto leggere tanti fumetti - una grande passione - e sfogliare riviste di design e di moda. A scuola e a casa, incoraggiata dai genitori, ha alimentato la sua creatività, la voglia di imparare e la passione per il design, fino a scegliere l'istituto Toschi e poi l'Istituto Europeo di Design (Ied).
A Parma conserva vari amici e le è capitato di parlare delle proprie esperienze agli studenti. Ogni tanto ritorna in Emilia ma la sua casa ormai è il Canada, dove lavora dal 2005 (tre anni a Montreal, uno a Vancouver e dal 2009 a Toronto). Attualmente lavora a Guru Studio, i creatori di Giust'in Tempo, trasmesso in Italia su Disney Junior alle 18. 
Gazzettadiparma.it intervista Morena Protti per raccontare una di quelle “storie di giovani” che possono dare un messaggio positivo.

Morena ha preso la cittadinanza canadese ma ama condividere la sua cultura italiana con amici e colleghi oltreoceano. A partire dalla cucina, un ambito "delicato", in cui il cambiamento da Italia a Canada si è fatto sentire, all'inizio: «Il cibo è stata una delle cose più traumatiche… ma ora mi diverto molto - dice Morena Protti -. Qui ci sono culture e sapori molto diversi. Gli amici si divertono molto a mangiare da noi.

E’ ambasciatrice della nostra cucina nelle case dei suoi amici…?
Quando ero a Montreal facevamo dei “tortelli party”: una ragazza aveva la macchina per impastare e qualcuno chiedeva se si possono fare di granchio o con le patate dolci… Erano tutti contenti e orgogliosi di mangiare ciò che avevano preparato. Abbiamo l’orto, faccio anche il pesto alla genovese, il risotto ai funghi e il tiramusù. Il mio ragazzo è australiano e ha una cultura culinaria più vasta: fa molti piatti asiatici e piatti di carne. 
 
Il clima non è troppo rigido per l'orto?
A Montreal il clima è più freddo, chi ha l’orto incontra più difficoltà rispetto a Toronto. 
 
Parliamo del suo rapporto con Parma: che cosa le ha “dato” questa città? Che ruolo ha nella sua carriera?
Ho scelto il “Toschi” a Parma perché l’istituto d’arte di Reggio aveva indirizzi più tradizionali. Sono belli però non vedevo il mio futuro nei possibili sbocchi. Parma aveva grafica e io ho sempre avuto una propensione per il design. Per la mia famiglia era importante che facessi qualcosa che mi piacesse. Prendevo il treno tutti i giorni da Bagnolo in Piano. Non si faceva molto computer: abbiamo imparato a usare Freehand ma tutto il resto si faceva a mano. Mi ha insegnato ad essere precisa e ordinata!
 
Che rapporto ha con la città?
Ho tanti amici a Parma. Una è la mia migliore amica, a sua volta appassionata di fumetti. A Parma ho sviluppato una compagnia più che a Reggio. 
 
Frequentavate i locali e la “movida”?
No, davvero! Andavamo molto al cinema. Comunque mi sono spostata in Canada a nemmeno 24 anni: ho fatto poca vita sociale da adulta. Ho mantenuto contatti anche con alcuni professori di Parma e l’anno scorso mi è capitato di parlare ai ragazzi del “Toschi”. 
 
Torna spesso in Italia?
Quando finisce un contratto, se subito dopo non c’è lavoro ne approfitto per vedere la mia famiglia. Con i miei famigliari (papà Paolo, mamma Deanna e il fratello Jacopo, ndr) ci vediamo almeno tre volte all’anno. I miei genitori mi sentono più vicina adesso di prima: dedichiamo più tempo a raccontarci cos’è successo e cosa facciamo. Se torno a Pasqua o in altri periodi dell’anno, magari mi metto d’accordo con i professori di grafica per vedere i ragazzi. 
 
Quali consigli dà agli studenti?
Io dico sempre di accettare qualunque lavoretto capiti, può contare nel curriculum. Durante l’Università (l’Istituto Europeo di Design, ndr) facevo illustrazioni o lavori extra con le scuole. Aiutavo un grafico con illustrazioni per personaggi e lui a sua volta mi insegnava Photoshop. Ho fatto illustrazioni per una rivista di marketing e altri lavori.
Quindi ai ragazzi dico “Approfittate di tutto”. Anche se fai qualcosa di volontario, lo metti nel cv e dimostri che ti dai da fare.
Cercavo di informarmi: se a scuola un insegnante ci faceva leggere un libro su strategie di marketing pubblicitario, per esempio, io cercavo altri libri dello stesso autore.
Ai ragazzi dico inoltre che avere un obiettivo alto, aiuta. Mai pensare che abbiano ragione gli altri se ti dicono “ma che vuoi fare?” e ti criticano. Cosa ne sanno gli altri…? L’unico limite è se stessi. Io sono venuta in Canada con 200 dollari e un buon curriculum! Questo è ciò che serve: le conoscenze le costruisci grazie alle tue capacità. “Impegno, tenacia e saper affrontare il momento difficile”: è il più grosso consiglio che io possa dare ai giovani. E funziona!
 
Nel curriculum cita anche una collaborazione con l’Archivio Giovani Artisti di Parma
Sì, il Toschi faceva giornate in cui si imparava a disegnare e impaginare un fumetto. Ci fu chiesto un fumetto breve su Telefono Amico. 
 
Al quarto anno di scuola superiore, Morena ha occasione di visitare il “Pitzer College” in California… Per lei un punto di svolta
Per me fu amore a prima vista, vedere che le persone studiavano per creare oggetti di design, computer grafica, ecc. Prima pensavo che, studiando al Toschi, avrei dovuto fare “per forza” la grafica pubblicitaria. E se lo Ied non si fosse presentato a Parma, forse avrei ignorato la sua esistenza! 
 
Dopo gli studi ora vive in Canada: cosa fa, di preciso?
In generale, qui faccio cartoni animati per la tv. In Italia le produzioni sono più rare e di solito in studi molto piccoli. Si lavora in modo diverso. In Canada invece ci sono studi fra 50 e 200 persone. Io mi occupo delle espressioni facciali di personaggi in 3D: si danno i sentimenti ai personaggi. In Italia ho fatto un po’ di pubblicità e un cartone animato corto, qui lavoro a cartoni animati per la tv. A Montreal ad esempio ho lavorato a un film con la storia di Abramo a cartoni animati: un dvd di 50 minuti distribuito nelle scuole. 
 
Lei è una giovane precaria? È possibile mantenersi con il suo lavoro?
In Canada ci si basa sulle capacità ed è normale fare il lavoro che si desidera. Mi piace molto essere chiamata da persone che non mi conoscono ma che ritengono i miei lavori validi ed eseguiti bene. A livello di paga… guadagno 3-4 volte tanto che in Italia, dove ti danno quanto basta per pagare l’affitto e fare la spesa. Inoltre, in Italia un giovane non ha la possibilità di esprimere la sua opinione. In Canada, invece, se un ragazzo a scuola ha imparato dei “trucchi” nuovi su un software, è considerato una risorsa. Nell’ambiente di lavoro, poi, vedo poca invidia e gelosia…

Mah... questo dipenderà dalle singole persone, non crede?
No, per noi una persona che sia gelosa di qualcun altro è un intralcio. La situazione è migliore anche negli stage, nella maggior parte pagati.
 
Ok, questa è la sua esperienza personale… Spesso però noi italiani tendiamo a mitizzare l’estero, a pensare che negli altri Paesi sia tutto migliore ma magari non è sempre così
No, ci sono tante differenze. Ad esempio, qui il matrimonio omosessuale è legale. In Canada hanno un loro multiculturalismo: quando stipulo un contratto devo firmare un documento contro le molestie sul lavoro e discriminazioni su orientamento sessuale, razza e così via. Essendomi trasferita giovane, ho meno problemi di integrazione. Mi trovo molto bene, mi sento rispettata dal punto di vista umano e lavorativo. Il Paese è sicuro e mi piace. Mi hanno chiesto a volte se io mi senta straniera… in generale no. 
 
Quali sono i suoi obiettivi? Ha un sogno?
Non penso di essere arrivata: se lo pensassi, sarebbe la fine di tutto! Non sarei preparata a una possibile disavventura. Non mi fermo mai. Non ho l’obiettivo di aprire un mio studio personale: mi piace essere un’artista creativa più che tenere dietro a conti e a ciò che comporta un’attività in proprio. Mi sento contenta della mia posizione, magari in futuro potrò fare qualcosa di diverso dal punto di vista creativo e artistico. Fra un contratto e l’altro penso a cosa potrei fare ancora. Penso che il mio futuro possa essere aperto a diverse possibilità. Fino all’anno prossimo lavorerò nello stesso studio poi vedremo cosa succederà. 

 

Archivio Gazzettadiparma.it: altre "storie di giovani"

 12 agosto 2012 - "Il lavoro? Io me lo sono inventato"- Storie di giovani imprenditori (leggi l'articolo)

 8 luglio 2011 - L'amore tormentato di Jessica Busi diventa un romanzo. Esordio a Pessola di Varsi (leggi l'articolo)

 Il sito di Morena Protti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • francesco

    19 Settembre @ 16.40

    NON HO PAROLE................................COMPLIMENTIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

    Rispondi

  • MONICA

    29 Agosto @ 17.42

    Ciao a tutti, ho letto l'articolo di Morena e mi sembra che al di la delle storie personali di ciascuno di noi (diverse e ugualmente importanti) si debbano apprezzare alcune cose. Una di queste è che Morena non si è accontentata di quello che offriva l'italia e che pur di perseguire il suo sogno lavorativo s è messa in gioco cercando un lavoro che la realizzasse pienamente. Questo penso sia importante sia come spunto ai numerosi giovani che in questo periodo devono scegliere l'università e sia per quelli che devono scegliere che lavoro fare e dove mandare il curriculum. Le difficoltà burocratiche per entrare in Canada sono secondo il mio punto di vista secondarie con l'obiettivo dell'articolo che secondo me era quello di far capire che è possibile credere nelle proprie capacità e spendersi per un ideale di LAVORO.

    Rispondi

  • Impiegatto

    23 Agosto @ 15.24

    Premesso che per rispondere a tal Francesco ho letto male e ho coinvolto Morena vittima innocente della discussione. NON capisco perchè si è preso sul personale la critica che rivolgo alla gazzetta di parma, nessuno mette in dubbio le qualità di sua figlia che per quanto se ne dica in canada essendo italiana è stata discriminata dalla loro stessa legge sull'immigrazione, (fino a una decina di anni fa tutti i tempi di permesso in canada erano dimezzati per italiani messicani e spagnoli e altri gruppi etnici che mi sfuggono). Ora io pianto li di discutere. Rimane la mia opinione sull'articolo e non sull'intervistata, che fa passare il messaggio che un giovane con valigia e buone speranze può andare in Canada o su altra piazza di lavoro internazionale e facilmente realizzarsi. il discorso non è su sua figlia che sicuramente si sarà fatta il sedere ma sul provincialismo dilagante della rubrica strajè che a ogni appuntamento presenta l'estero come la mecca delle soddisfazioni professionali e non fa mai accenno alle difficoltà di una scelta di andarsene. Tra l'altro tra le righe seguendo da tempo questa rubrica mi sembra sempre di sentire il discorso in sottofondo del fatto che un giovane che sta a casa è uno sfigato mentre se avesse del coraggio sicuramente si riscatterebbe in un altro paese. Magari sarà pure bene ma è un discorso che mi indispone. Per quanto riguarda sua figlia se proprio lo deve sapere credo che sia stata brava e fortunata, ma la prego lei non faccia come quei genitori che si scaldano sugli spalti a tifare le partite di calcio dei loro figli pulcini. tante buone cose

    Rispondi

  • francesco

    22 Agosto @ 22.46

    Cara Morena (posso usare cara, spero?), caro papà di Morena, non dovete prendervela troppo con il povero Bagolò (già il nome...). Fa confusione, intreccia persone, discorsi, proclami, consigli, forse Bargnocla sarebbe uno pseudonimo più appropriato! Scherzo ovviamente, il dialogo e lo scambio sono la fortuna della vita. Morena é stata ed é bravissima, basta vedere il suo sito. L'intervista é bella, pulita e sincera. Spero incuriosisca tante persone giovani o meno a pensare che con forza di volontà, talento e un po' di fortuna (serve anche quella ahimé) si può crescere e correre liberi in tutto il mondo. Brontolare sempre, dare consigli a tutti, farla sempre più difficile, é un modo per sentirsi importanti. Mescolare razzismo a qualunquismo é poi un peccato nazionale. In Canada puoi essere giallo, verde o nero, ma se lavori, paghi le tasse e rispetti gli altri non sei diverso o cattivo, neppure se fai un lavoro che un candese potrebbe fare, ma non fa per comodità. In bocca al lupo e bravissimi, sia Morena che la famiglia che la aspetta quando é lontana. Il parmigiano emigrante in Canada che ha dato del maestro a Bargnocla.

    Rispondi

  • paolo

    22 Agosto @ 20.27

    Gentile Bagalò, mia figlia Morena non ha MAI affermato di essere entrata in Canada in qualità di studente-lavoratore. Nella sua precisazione inviata alle ore 01.32 italiane, mia figlia specifica di essere entrata in Canada CON UN CONTRATTO DI LAVORO. Ma, partire con un contratto di lavoro, non significa avere la certezza di rimanere per sempre in Canada (come la Sua esperienza a Vancouver insegna). Sarebbe interessante sapere quando mia figlia la definirebbe MAESTRO (mia figlia si chiama Morena e non è abituata a nascondersi dietro ad altri nomi). Ora a me viene spontanea una domanda: ................DOV'E' IL PROBLEMA? Probabilmente, leggendo l'intervista, non ha ben compreso che l'ambizione, la caparbietà e la determinazione di mia figlia , aggiunto ovviamente alle sue capacità, l'hanno portata a realizzare il suo sogno (la sua passione è anche il suo lavoro). Sicuramente non è alla portata di tutti e di facile non c'è stato proprio nulla. A 14 anni si alzava alle 05,30 per andare in treno al Toschi (noi abitiamo a 35 km da Parma). Se, ogni tanto, un giovane realizza il suo sogno, DOV'E' IL PROBLEMA??? Paolo (papà di Morena)

    Rispondi

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