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"Moschea, non centro islamico"

"Moschea, non centro islamico"
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Pierluigi Dallapina

Per il centro islamico non c'è pace, neanche a partire dal nome, dato che tutti lo chiamano moschea, nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, risalente al gennaio scorso, che dichiarava illegittima la presenza di un luogo di culto all’interno del capannone di via Campanini.
A quanto pare non si potrà nemmeno più parlare di centro islamico, dato che la Provincia, lo scorso 16 ottobre, ha inviato una lettera al presidente dell’associazione comunità islamica (Farid Mansouri, ndr) dal titolo inequivocabile: «Diffida e contestuale avvio del procedimento di cancellazione» dell’associazione islamica dal registro provinciale delle associazioni di promozione sociale.
La motivazione è di natura burocratica, come fa presente l’assessore alle Politiche sociali, Marcella Saccani: «Questa lettera fa seguito a una denuncia presentata alla procura della Repubblica da una persona che abita nella zona, e alla contestuale richiesta di accesso agli atti della Provincia presentata dal suo avvocato. In pratica, ci venivano chiesti i documenti e le prove che dimostrassero che il centro islamico era in possesso dei requisiti per entrare a far parte del registro delle associazioni». Ma perché la documentazione è stata chiesta proprio alla Provincia? Immediata la spiegazione dell’assessore, che già nelle prossime ore ha fissato un incontro con i rappresentanti del centro islamico per studiare una soluzione. «Alla Provincia è affidata una funzione autorizzativa e di controllo sulla base di precisi requisiti fissati da una legge regionale. In passato abbiamo anche sentito il Comune, tenuto a esprimere un parere favorevole o contrario, ma a quanto ricordo il Comune diede parere favorevole».
Risultato, il centro islamico riuscì ad ottenere la qualifica di associazione. Qualifica che ora però rischia di perdere, in quanto in base alla documentazione esaminata dalla Provincia «appare chiaramente la volontà di considerare la vostra sede principalmente quale luogo di culto, all’interno della quale solo marginalmente sono svolte quelle attività riconducibili alla promozione sociale da voi dettagliatamente indicate». A queste conclusioni erano arrivati sia il Tar che il Consiglio di Stato, anche se l’assessore Saccani prova ad analizzare il problema da un’altra prospettiva. «Forse – spiega – bisognerebbe pensare a una nuova norma sulle associazioni di volontariato capace di comprendere anche le funzioni legate al culto. Se penso a una chiesa trovo che attorno ci sia tanta socialità e non solo un ruolo meramente liturgico».
 

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  • mauro

    02 Novembre @ 12.44

    ma qualcuno glielo suggerisce a Giuliana di studiare e informarsi. Lo stato non fa accordi con le religioni, ma con le chiese, le tavole, le comunita'; la difficolta' a stipulare un intesa con la "chiesa musulmana" sta nel fatto che esistono diverse organizioni islamiche in contrasto fra loro su questione di carattere politico religioso, e che non esiste un autorita' rapprersentativa, insomma non esiste un papa capo spirituale e politico. Da qui nasche l'impossibilita' per lo stato di stipulare intese. visto che manca l'interlocutore, Nom esiste nessun statuto dell'islam. esiste il corano.Tu chiami statuto del cattolicesimo il vangelo? e a proposito di diritti umani, credo sia l' ultimo dei problemi; qui in italia non esiste neppure una legge contro la tortura.

    Rispondi

  • giuliana

    30 Ottobre @ 17.23

    "Maurizio, ma Lei li legge, i commenti, o guarda solo la firma? Ripeto: art. 8, comma 2 Costituzione italiana " Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano." Nelle Costituzioni più aggiornate trova anche la regolamentazione dei rapporti con altre confessioni religiose. Tutte hanno seguito l'iter richiesto dalla nostra legge e hanno stretto intese con lo Stato italiano. La religione islamica non riesce a stipulare alcun accordo per il semplice motivo che non riconosce i diritti umani e considera le proprie leggi (discriminatorie e razziste) di origine divina e quindi con validità superiore a qualsiasi altra legge umana. Maurizio, non bastano nemmeno le stragi quotidiane di cristiani per farle venire qualche dubbio sul vero significato di "islam religione di pace"? "

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  • Geronimo

    28 Ottobre @ 19.32

    Mi mancava la solita balla della signora Giuliana..... Ma dove sta scritto che non esiste nessuna organizzazione islamica autorizzata ad esistere nel territorio italiano?

    Rispondi

  • giuliana

    27 Ottobre @ 10.37

    Assessore Saccani, si preoccupi di osservare le NOSTRE LEGGI ed eviti di inventarne delle nuove per compiacere chi non le vuole rispettare. Se proprio non resiste alla tentazione di confrontare la moschea con qualche altra struttura esistente nel nostro paese, eviti di scomodare a sproposito la Chiesa cattolica. Cerchi piuttosto delle analogie con le sedi dei partiti politici, con le aule dei tribunali e con le caserme. I rapporti con le confessioni religiose che vogliono accreditarsi come tali nel nostro paese sono di esclusiva COMPETENZA dello STATO, non dei Comuni e neppure delle Regioni. art.117: Lo STATO ha legislazione ESCLUSIVA nelle seguenti materie:......c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; Art.8: 1) Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.2) Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. [lo statuto islamico è la sharia, che NON RISPETTA i diritti umani, quindi in contrasto con le nostre leggi. Nessuna organizzazione islamica (moschea o centro culturale o scuola coranica) può essere autorizzata sul nostro territorio.]3) I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [spiego: prima le INTESE con le rappresentanze islamiche (che non esistono perchè rifiutano uguaglianza tra uomo e donna, libertà di scelta religiosa, ecc.); poi una legge dello Stato regolerà i rapporti con l'islam. Per ora niente intese, quindi nessuna organizzazione islamica è autorizzata ad esistere sul territorio italiano. E' intollerabile tanta superficialità da parte di chi pretende, a nome nostro, di amministrare il nostro territorio.

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