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Gli studenti dell'Angola chiamano i "colleghi" africani e Parma: "Insieme possiamo cambiare il mondo"

Gli studenti dell'Angola chiamano i "colleghi" africani e Parma: "Insieme possiamo cambiare il mondo"
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Chiara Cacciani

C'è Alzira, al terzo anno di Economia, che prova i canti tradizionali e ci infila anche  un'incantevole "Someone like you" di Adele. Ci sono Marta e Antonika, rispettivamente studentesse di Economia e Infermieristica, che allestiscono un banchetto ricchissimo e invitante ("le ragazze sono state eccezionali: non hanno quasi dormito per cucinare tutto questo", racconta uno dei compagni). C'è un capoerista che si prepara a trascinare nelle danze, e le modelle per un giorno pronte a portare in sfilata colori e tagli arrivati da lontano. E ancora Diateza, Sebastiano, Augusto, Riccardo e gli altri - tutti universitari - che pensano alle bandiere, ai microfoni, ai discorsi, al video che non può non partire.

La cornice è quella della festa, alle Missioni Saveriane. Il pretesto sono l'ottavo compleanno dell'associazione studentesca Auniv e il 37esimo anniversario dell'indipendenza  dell'Angola, ma il vero protagonista si chiama Fau. E' il Forum africano universitario, il progetto che gli studenti angolani a Parma lanciano pensando al loro domani e a quello della loro Africa. Perchè è là che se lo immaginano il futuro: con in tasca la laurea e un anno di specializzazione ancora all'estero, il desiderio che li accomuna è tornare per aiutare il loro Paese a rialzarsi. "C'è tanto bisogno di noi ora", dicono in coro. "E c'è anche tanto bisogno di un'Africa unita", spiega il "motore" del progetto Fau, Augusto Talane, 27 anni, iscritto a Economia aziendale. "Sono i politici che hanno il potere di cambiare le cose, ma serve uno sguardo diverso sul mondo e sulle persone - racconta lui, che vuole diventare un manager ma non nasconde la sua passione per la politica - Noi africani abbiamo le conoscenze per sviluppare il nostro continente ma siamo divisi. Dobbiamo recuperare valori come la fraternità e la generosità, cominciare a sostituire l'io con il "noi". E partiamo noi giovani, che potremmo essere i governanti di domani". 

"Vogliamo far capire agli altri studenti africani che insieme si può andare avanti e si possono cambiare le cose- aggiunge Sebastiano Admilson, 26 anni -. E proprio cominciando da qui: diventando ad esempio un punto di riferimento per chi arriva per studiare, confrontandoci". E trovando occasioni per far conoscere la propria cultura  ai parmigiani, "perchè - continua Alzira Adau- anche noi abbia tante cose da mostrare ". E storie da condividere.

Quella di Sebastiano, ad esempio, che sorride raccontando che probabilmente riuscirà a fare la specialistica in Ingegneria civile. "In  Angola mia madre si occupa dei miei tre fratelli e della sorellina più piccola. Avrei dovuto laurearmi e poi tornare subito a casa per aiutarli, ma lei mi ha assicurato che ce la fa da sola. Voleva quasi mandarmi dei soldi: ci tiene tantissimo che continui a studiare. E io voglio tornare con questa esperienza in mano: da noi la ricostruzione la stanno facendo i cinesi, dobbiamo diventare di nuovo protagonisti". E' a Parma dal 2006, Sebastiano: "Io qui mi trovo bene: la lingua l'ho imparata in fretta cercando di seguire i dibattiti politici in tivù. Se devo lamentarmi di qualcosa è di me stesso: avrei potuto fare più amicizie, e invece ci siamo fatti prendere dalla paura di perdere la nostra identità e ci siamo chiusi nella nostra piccola comunità".

"In Italia ho trovato una realtà un po' chiusa ma è normale: capita - spiega con il giusto distacco Diateza, 24 anni, che ha debuttato a Milano prima di arrivare nel Parmense  - Le difficoltà che ho avuto sono legate ai permessi di soggiorno, alle tasse universitarie. Ma a Fidenza, dove abito, mi trovo molto bene". "Il mio sogno era fare il medico, ma non ho passato il test - continua - E così diventerò un biologo. Nel mio Paese, certo. Magari farò un anno di specializzazione qui, ma io torno: c'è bisogno di andare a dare una mano".

"Tornare è proprio una necessità- racconta Alzira, 26 anni, che sogna di diventare consulente dopo la laurea in Economia - Ci aspettano delle belle sfide". Parla di quanto sia complicato ritrovarsi stranieri lontano da casa ("La cultura diversa, la lingua diversa") ma anche di quello che qui a Parma ha imparato. "La lezione più grande? Che studiare è davvero importante: qui tutti lo fanno, si impegnano, e hanno passione per il lavoro. E' quello che ci manca in Africa, e per questo vogliamo confrontarci con i parmigiani. Perchè chissà cosa saremo fra qualche anno: qualcuno di noi magari sarà ministro...". E il mondo bisogna iniziare a cambiarlo già qui, ora.

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  • maria paula

    25 Novembre @ 22.56

    Bravissimi questi ragazzi !!!!!!! E' cosi che si dimostra che Africa non e' solo fame e povertà.

    Rispondi

  • Januario Talane

    25 Novembre @ 19.17

    Ringrazio più una volta ai organi di comunicazione sociale, in particolare la "Gazzetta di Parma" per il vostro lavoro di diffusione in massa delle informazione, grazie a voi possiamo dimostrare al mondo una forma diversa di ragionare ai problemi che questo mondo ci offre; grazie di cuore in speciale a te "Chiara e la tua collega fotografa" perché hai fatto che le nostre idee non morivano fra le quattro parete, ma andasse oltre al nostro solo pensiero e orecchi.

    Rispondi

  • giuliana

    25 Novembre @ 16.10

    Amore per la propria terra ed entusiasmo può essere una grande formula vincente. Purtroppo molti, anzi, troppi giovani africani si sono persi lungo una strada che non prevedeva il ritorno. E' ora che il continte africano, ricchissimo, parta alla riscossa ed è proprio nei suoi tanti giovani capaci e onesti che deve trovare la forza di strappare le catene, catene che lo inchiodano ad una povertà che fa comodo a troppi (nazioni, associazioni, capi religiosi islamici, dittatori locali...). In bocca al lupo, ragazzi!

    Rispondi

  • CLAUDIO

    25 Novembre @ 14.15

    Sono un tantino indignato dalla poca importanza data dai lettori su questa notizia interessante,se vogliamo migliorare la nostra convivenza con gli stranieri meritevoli; dovremmo dare anche il nostro parere,ma vedo che i lettori sono interessati di più con problemi come la Movida,che sinceramente mi ha stancato per idiozia e inutilità. Scusate mo ogni tanto mi scappa detta la verità LIBERO OPINIONISTA OPINABILE

    Rispondi

  • CLAUDIO

    25 Novembre @ 11.39

    Vi auguro tutto il bene possibile e che possiate portare la vostra esperienza nel vostro paese per lo sviluppo e opere Missionarie. Spero che altri stranieri di colore,in italia prendano esempio da voi,che avete dei sogni e obiettivi nella vita. In Italia siamo arrabbiati solo con chi viene per delinquere,con le brave persone siamo sempre stati disponibili e aperti,ma anche voi dovete aiutarci ha rimettere in carreggiata chi sbaglia,convincendo i vostri fratelli Africani ,che devono rispettare il paese che li ospita,come faccio io quando vado nel vostro paese Questa e le via giusta da seguire per risolvere i problemi Buona fortuna per il vostro futuro Nigeria Kaduna LIBERO OPINIONISTA OPINABILE

    Rispondi

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