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Studenti stranieri. Il tetto del 30% per classe non è rispettato

Studenti stranieri. Il tetto del 30% per classe non è rispettato
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Enrico Gotti
Il tetto del 30% di stranieri in classe? Ampiamente superato nella classe prima della scuola elementare Cocconi, dove gli alunni con cittadinanza non italiana sono il 75%, nelle prime due classi della scuola Racagni dove sono il 63% e alla San Leonardo dove sono intorno al 40%. Il tutto mentre in alcuni istituti della città la percentuale di alunni stranieri è prossima allo zero.
La circolare sui tetti voluta dal ministro Gelmini risale al gennaio del 2010. Spronava enti locali, scuole, uffici scolastici a evitare concentrazioni e a distribuire con omogeneità i flussi delle iscrizioni. Permetteva delle deroghe, degli sforamenti ai limiti, in presenza di alunni stranieri nati in Italia, con adeguata conoscenza della lingua italiana. È questo il caso delle prime classi di Cocconi, Racagni e San Leonardo, dove la stragrande maggioranza dei bambini appartiene alla «seconda generazione»: sono nati in Italia da genitori stranieri, spesso hanno frequentato i nidi e le materne, conoscono la lingua.
Se fossero nati in Francia, per intenderci, sarebbero francesi. In Italia, così come in molti altri Paesi europei, la legge sulla cittadinanza è diversa, e c’è chi vorrebbe cambiarla. Nella scuola Cocconi sei bambini sono italiani, tre sono nati all’estero, mentre tutti gli altri (quindici) sono nati in Italia, ma hanno cittadinanza straniera. Regolare i flussi di iscrizioni non è facile: sono autonomamente determinate dalle famiglie, esiste la libertà di insegnamento, tutelata dalla Costituzione. «Gli studenti non si possono spostare come pacchetti, la scuola è espressione del territorio» - dice il preside della Cocconi, Andrea Grossi. Aldo Chiodo, dirigente dell’istituto comprensivo Micheli, che comprende la San Leonardo, invita invece il Comune a fissare «criteri per distribuire gli studenti stranieri, per evitare concentrazioni». Per insegnanti e genitori ci sono pro e i contro nel fare lezione in classi con tante nazionalità diverse: da una parte diventano laboratori di cittadinanza, in cui ci si allena al confronto. Dall’altra parte c’è chi teme situazioni svantaggiosi, perché si deve dedicare più tempo alla lingua, quindi si «creano ritardi nei percorsi di studio, insuccessi, abbandoni», come si legge nella circolare della Gelmini che istituisce i tetti.
«Il terrore di rimanere indietro è infondato, sono tutti italofoni, stranieri di seconda generazione - ribatte la preside della Racagni, Lucia Ruvidi -. Stare nelle differenze è educativo. Noi diciamo: non tenete i vostri figli sotto le campane di vetro». Gli alunni stranieri, nelle scuole elementari di Parma e provincia, sono il 17%. Ci sono istituti che hanno percentuali minori, molto più basse, come le paritarie: La Salle, San Benedetto, Casa Famiglia, Sant’Orsola, Munari, Laura Sanvitale. Basse percentuali anche al Maria Luigia, in centro storico, e nelle scuole delle frazioni, in cui sono andate ad abitare molte giovani famiglie: Vicofertile, Vigatto, Corcagnano.

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  • Scialato

    05 Settembre @ 17.14

    Il Natale,la pasqua,l'ora di religione,i conpleanni,le opinioni tra genitori,il corretto svolgimento delle lezioni,usi e costumi,modo di pensare,etica,morale ecc.... Tutto nella spazzatura,o da rifare da capo. Io nn c'ho voglia!! E x abituarsi alle multietnicita',basta fare una passeggiata o un'oretta al parco. I nostri figli la coltivano a nostra insaputa.

    Rispondi

  • Geronimo

    11 Dicembre @ 22.29

    Secondo me si potrebbe evitare il tetto del 30% ma fare una vera e propria modifica sulla base degli anni di residenza in italia o in base al luogo di nascita prevedendo per chi è in italia da tanto la possibilità di andare in scuole miste mentre per gli altri scuole solo di stranieri. Badate bene non è razzismo perchè non lo sono ma è per tutelare tutti soprattutto gli immigrati, infatti una scuola composta da soli immigrati con difficoltà a arlare e scrivere in italiano permetterebbe a tutti di seguire un percorso più lineare e spedito finalizzato ad ad acquisire le conoscenze elementari, poi una volta raggiunta una padronanza accettabile si potrebbe anche mandare l'alunno in classi miste. Io non sono a consocenza di come vadano le cose ma penso che due o tre stranieri appena arrivati da noi avranno molti problemi in una classe di italiani o comuqnue di persone che seguono un normale programma, io alle elementari più di 20 anni fa ho avuto in classe una ragazza degli stati uniti per un anno credo, qualche problema lo ha avuto

    Rispondi

  • Una Mamma

    10 Dicembre @ 16.04

    Aggiungo un'osservazione: il tetto del 30% di bimbi extracomunitari per classe probabilmente potrebbe essere rispettato se tutte le famiglie iscrivessero i bambini alla scuola di quartiere, rispettando lo stradario predisposto dal Comune, anzichè preferire le scuole paritarie (non necessariamente migliori quanto a didattica e offerta formativa), e determinare quindi un "fuggi-fuggi" di bambini italiani dal proprio quartiere. Forse noi genitori, che conosciamo bene la realtà e la qualità della scuola Cocconi, possiamo contribuire affinchè le famiglie tornino ad avere fiducia nella scuola di quartiere, riportando la nostra esperienza alle insegnanti della scuola materna, magari in occasione di incontri mirati con i genitori, per agevolare l'orientamento, in vista delle scadenze per le iscrizioni. Se non facciamo nulla per trattenere i bambini italiani, non lamentiamoci per l'elevata presenza di extracomunitari.

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  • Una Mamma

    10 Dicembre @ 12.43

    Mio figlio frequenta la prima elementare alla Cocconi, è uno dei pochissimi bimbi italiani della classe, ma questo non sta pregiudicando in alcun modo lo svolgimento del programma scolastico, nè l'integrazione fra gli scolari. I bambini dell'Oltretorrente sono abituati ad avere, fin dal nido, amichetti di ogni nazionalità e colore della pelle, e per loro questo non costituisce affatto un problema, anzi diventa una ricchezza preziosissima in termini di tolleranza, accettazione dell'altro, opportunità di crescita culturale. Si tratta di bambini nati in Italia, che parlano e capiscono la lingua italiana, per i quali le difficoltà possono derivare dal fatto che a casa non parlano italiano, e quindi il lessico non va oltre il lavoro fatto a scuola, ma ritengo, per esperienza personale vissuta attraverso i miei figli, che di per sè la presenza, anche elevata, di bambini stranieri sia da considerare un aspetto positivo, una "palestra" per la realtà multiculturale in cui i nostri bambini si troveranno a vivere e lavorare da grandi.

    Rispondi

  • Dana

    10 Dicembre @ 11.32

    Aprire gli orizzonti ai propri figli è un dovere di ogni genitore. La convivenza con altre realtà e culture arricchisce sia i figli che i genitori e abitua tutti a vivere in un mondo vario e colorato, dove il "diverso" non rappresenta per forza un pericolo.

    Rispondi

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