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Uomo, giovane, mantiene la famiglia a distanza: il profilo degli immigrati che inviano rimesse da Parma

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Andrea Violi

Uomo, con meno di 50 anni, ha lasciato i famigliari in patria e invia loro almeno 100 - 150 euro al mese per le spese quotidiane. E' questo il profilo-tipo dell'immigrato che invia rimesse, in base agli studi degli esperti del Dipartimento di Economia dell'Università.
«Avere la famiglia in patria alza la possibilità di mandare rimesse». E nonostante la difficile congiuntura, «non c'è un effetto crisi sulle rimesse:  magari fanno più sacrifici ma gli immigrati mandano comunque i soldi. C'è una motivazione più forte... E se un mese non mandano nulla, le telefonate arrivano». Lo spiega Andrea Lasagni, docente del Dipartimento di Economia dell'Università. Assieme al professor Alessandro Arrighetti e ad altri ricercatori, Lasagni fa parte di un gruppo di lavoro che analizza i temi economici con riferimento agli immigrati. Un lavoro che ha portato, tra l'altro, alla pubblicazione del volume «Rimesse e migrazione. Ipotesi interpretative e verifiche empiriche» (2011).
Il libro analizza le rimesse sul piano economico, sociologico e demografico. Per uno dei capitoli sono stati intervistati 170 immigrati della Costa d'Avorio residenti in provincia di Parma. I ricercatori hanno chiesto a cosa servissero i soldi inviati in patria: per i consumi quotidiani dei famigliari o per investimenti, ad esempio la casa? «Abbiamo capito che dipende dal tempo - spiega Lasagni -. Quelli da più tempo in Italia sviluppano l'esigenza di mandare soldi a casa per un progetto, per quando torneranno indietro».
«Secondo una ricerca dell'Ocse su 12mila immigrati africani - aggiunge Lasagni - i maschi sono più propensi a inviare denaro. Inoltre i più istruiti mandano più soldi a casa. Inizialmente questo ci lasciava perplessi, invece è emerso che spesso vengono selezionati i laureati per andare all'estero a fare fortuna. Una selezione perché, spiegano, si sentono come in missione per poi aiutare i famigliari che restano a casa».
Lasagni sottolinea che le motivazioni delle rimesse non finiscono qui: «Qualcuno emigra anche per pagare debiti contratti in patria. Emigrare è anche una forma di assicurazione, nel senso che mandare un figlio a lavorare all'estero può coprire la famiglia da rischi di carestie o mancanza di reddito». Insomma, se in patria va male, la famiglia può contare sull'aiuto di chi lavora in Europa. E in tutto questo i comportamenti non cambiano da un'etnia all'altra.
Quanto inviano in patria gli immigrati? «I nostri intervistati dichiarano un reddito intorno ai mille euro al mese - spiega Lasagni -. Dicono di inviare in Costa d'Avorio almeno il 10% al mese, circa 100-150 euro».
Fra gli studi degli economisti, in generale, ci sono anche gli effetti che il copioso flusso di denaro verso l'estero ha sui Paesi destinatari. Lasagni spiega che un gruppo di ricercatori coinvolti nel volume del 2011 si occupa dell'Albania. Hanno osservato che ora la popolazione dell'Albania è composta da molti giovani e molti anziani e le rimesse hanno un ruolo preponderante nell'economia del Paese. Questo rischia di tradursi in una scarsa propensione ad aprire nuove attività in loco. «Però è un punto controverso», sottolinea Lasagni.

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