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Inchiesta Immigrati, calano le rimesse dal Parmense: 41,2 milioni di euro inviati nel 2012

Inchiesta Immigrati, calano le rimesse dal Parmense: 41,2 milioni di euro inviati nel 2012
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Andrea Violi

Gli immigrati che vivono a Parma e provincia mandano meno soldi in patria. Con poche eccezioni: indiani, cinesi e filippini in testa. Nel 2012 le rimesse dal Parmense inviate con i canali ufficiali superano di poco i 41 milioni di euro, mentre un anno prima sfioravano i 48 milioni. Un calo di quasi il 14%. Colpa della crisi? Sì ma non è l'unica spiegazione: chi riesce a portare la famiglia in Italia smette di inviare contanti; molti affidano il denaro ad amici o lo portano di persona; c'è anche chi lascia Parma per cercare lavoro altrove.
I dati sono quelli della Banca d'Italia nel 2012. Fotografano gli invii di denaro attraverso i canali censibili, come banche, uffici postali e money transfer. I canali alternativi sono stimati dalla Banca Mondiale attorno al 25% in più.
In Italia le rimesse ufficiali ammontavano a 7 miliardi e 394 milioni di euro nel 2011. Sono passate a 6,833 miliardi nel 2012: il 7,59% in meno. Il calo di Parma, al 13,98%, è quindi di gran lunga superiore alla media nazionale.
I dati Bankitalia rivelano che la Romania nel 2012 è il Paese che riceve di più dal Parmense: 4,3 milioni, in calo del 15,55% rispetto al 2011. Al secondo posto il Senegal, con poco più di 4 milioni: - 5,34% in un anno. Colpisce il tracollo della Moldavia. L'anno scorso era in testa fra i Paesi che ricevono le rimesse da Parma: se nel 2011 sono state registrate spedizioni per 6,45 milioni di euro, nel giro di un anno la cifra è crollata a 2,51 milioni (- 61,09%). I moldavi però restano la comunità straniera più numerosa: 7.567 persone censite a inizio 2012, in aumento rispetto a 6.960 del 2011 (dati della Provincia).

 I dati: le rimesse oltre il milione di euro da Parma verso l'estero

LE TESTIMONIANZE. I moldavi mandano meno soldi? Maria Nimerenco, rappresentante della Comunità moldava di Parma, dà questa spiegazione: «Siamo in aumento grazie ai ricongiungimenti familiari. Così più del 50% dei moldavi non manda più soldi. Anche il governo moldavo si è lamentato del fatto che arrivano meno soldi da Italia, Francia, Grecia, Spagna... Qui ci sono tante spese. Tante famiglie hanno comprato casa, a volte anche donne sole». Secondo la Nimerenco, i canali informali (ad esempio, i pulmini che partono periodicamente verso Chisinau) sono in calo nelle scelte dei connazionali: «Dare tanti soldi a qualcuno è molto pericoloso. Magari il pullman ha avuto un incidente e si è perso tutto... Più di tre anni fa, un conoscente ha portato via 1.200 euro e non sono più riuscita a trovarlo... Ci sono stati parecchi casi di questo genere. Lo stesso per i prodotti: se ne mandano meno, non c'è più l'euforia che avevamo all'inizio». 

I senegalesi si comportano in modo diverso: le loro rimesse sono calate un po' perché i più giovani lasciano Parma per cercare lavoro altrove e perché si affidano molto ai canali informali. In ogni caso i senegalesi fanno di tutto per mandare a casa 100 o 150 euro al mese, per il sostentamento dei famigliari. Lo spiega Abodu Ba, presidente della Comunità senegalese di Parma, che non è fra le più numerose (2mila persone circa) ma si conferma al top quanto a rimesse. Gli invii da Parma verso il Senegal calano perché c'è meno lavoro ma anche perché «con la crisi - fa notare Ba - tanti si spostano in Germania, Scandinavia o Francia, dove c'è lavoro nel settore alimentare specie nel Nord-Pas de Calais, in Alsazia e Lorena. E tanti senegalesi hanno fatto esperienza nei prosciuttifici di Langhirano e nei caseifici del Parmense».
I senegalesi preferiscono i money transfer alle banche: la commissione è più alta ma «c'è meno burocrazia e i soldi arrivano a destinazione in un'ora, non in tre giorni». E per evitare il “problema” commissioni, spesso si affidano ai canali informali. Chi parte per il Senegal magari raccoglie le rimesse di altri amici. Nessun timore di brutte sorprese? No perché, spiega Abdou Ba, di solito ci si affida a persone della stessa città o regione, dove alla fine «ci si conosce tutti».

Gli indiani di Parma e provincia vanno in controtendenza. Nel 2012 hanno mandato in patria più denaro: 3,81 milioni di euro, con un aumento di 8,14% rispetto al 2011. Secondo Gautam Talukdar, presidente dell'associazione indiana “Sejuti”, la crisi ha colpito meno gli indiani, che spesso sono richiesti per lavorare negli allevamenti. Anzi, la popolazione indiana nel Parmense (3.379 censiti a inizio 2012) tende ad aumentare. Diversi indiani, specialmente se di origine punjabi, hanno aperto attività commerciali. Le famiglie, spiega Talukdar, cercano di risparmiare il più possibile, quando devono mandare aiuti in patria. In media gli indiani fanno poche operazioni - tre o quattro in un anno - ma quando accade, di solito inviano alcune migliaia di euro. A volte servono per il sostentamento di genitori o altri famigliari, altre volte per investimenti, come la casa. «Si usano molto i money transfer - spiega Talukdar - perché sono più veloci».
Talukdar, 56enne che abita a Traversetolo e lavora nella zona di Lesignano nel settore metalmeccanico, descrive la situazione “sul campo” ma la sua opinione personale non è totalmente a favore del fenomeno delle rimesse, che fanno mancare risorse al luogo in cui vengono prodotte: «Il drenaggio dal punto di vista economico non è positivo. La gente che lavora qui paga le tasse, è vero, ma una cifra rilevante se ne va».

BANCHE, POSTE, MONEY TRANSFER: CONCORRENZA SUL MERCATO DELLE RIMESSE. In media gli immigrati inviano 300 euro alla settimana, con quattro operazioni all'anno. Su ogni invio si pagano commissioni variabili in base al canale utilizzato e al Paese destinatario. In generale possono variare fra 1,5 e 5% circa, ma in alcuni casi di più: ad esempio per 100 euro da inviare in Moldova se ne possono spendere anche 14,50, come si può vedere sui "preventivi" dei money transfer consultabili on line. 
A prescindere dal trend del 2012, quello delle rimesse collettive è un mercato potenzialmente in espansione. Otto immigrati su dieci spediscono soldi in patria; inoltre, sempre più spesso aprono conti in Italia. Per questo gli operatori si contendono i clienti stranieri a colpi di offerte e nuove iniziative.

Spesso gli operatori stringono accordi fra loro. Ad esempio MoneyGram ne ha uno con le Poste, Western Union con diversi istituti di credito. E' il caso di Banca Monte Parma che ora arricchisce la sua offerta con i servizi di Western Union, in seguito all'accordo con il gruppo Intesa Sanpaolo. Chi attiva il servizio in filiale può effettuare le rimesse tramite i bancomat o l'internet banking. Chi fa l'operazione deve comunicare un codice numerico al beneficiario, che potrà incassare da un agente autorizzato. «L’attivazione del servizio - commenta Carlo Berselli, direttore generale di Banca Monte Parma - è una testimonianza della nostra rinnovata attenzione nei confronti delle comunità di origine non italiana presenti sul nostro territorio, che rappresentano una realtà importante e spesso molto radicata. Il nostro impegno è quello di offrire ai migranti risposte efficaci, in termini di prodotti e servizi, alle loro specifiche esigenze, come quella appunto di inviare denaro all’esterno in modo conveniente e sicuro». Altri servizi sono "Express to Family", per invii verso filiali di banche estere del gruppo Intesa Sanpaolo, e la carta prepagata "Flash People".
India e Brasile sono i Paesi che più spesso ricevono soldi attraverso gli sportelli di Banca Monte Parma, che sottolinea come la comunità indiana sia cresciuta in modo significativo negli ultimi anni; aumenta anche la clientela cinese.
Anche Cariparma ha accordi con banche estere e nel 2011 ha partecipato al progetto “Rimesse Collettive” per aiutare il Senegal.

Per fare breccia fra i clienti immigrati Unicredit sceglie una diversa strategia: dal 2006, alle normali filiali aggiunge “Agenzia Tu”, una rete di sportelli ad hoc con orari speciali e personale di origine straniera. In Emilia-Romagna le filiali sono a Bologna e Modena e secondo la responsabile Cristina Proci per le loro peculiarità hanno anche clienti dal Parmense.  «Sono filiali Unicredit a tutti gli effetti ma si distinguono per tre elementi - spiega la Proci -. Prodotti pensati per gli stranieri, orari dedicati (dalle 10,20 alle 14,20 e dalle 15,45 alle 18,15) e la presenza di giovani diplomati o laureati stranieri provenienti dalla migrazione. Questo consente di prestare consulenza in lingua: a Modena c'è un ghanese. a Bologna un marocchino e un peruviano. Gli immigrati risparmiano tanto; le rimesse sono fortissime e potranno crescere. Nelle Agenzie Tu fino a 6 rimesse all'anno sono gratis e 6 euro per le successive... Ma in media se ne fanno 3 o 4». Gli importi medi registrati da Unicredit variano molto in base alla destinazione: ad esempio da 700 euro per la Romania fino ai 4.400 dell'Asia. 

Archivio
L'inchiesta del 2012 - Le rimesse degli immigrati non sentono la crisi

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  • patrizia

    22 Aprile @ 18.18

    Signora Nina sono perfettamente d'accordo. Ho scritto un commento senza insulti ma esprimendo un opinione e chiedendo una verifica sul territorio e non mi è stato pubblicato. Questa è democrazia.

    Rispondi

  • Geronimo

    22 Aprile @ 14.44

    @Giulio, provi a pensare lei che ad esempio Nina essendo straniera le sue tasse le ha già pagate in Italia e con le tasse pagate è una di quelle che, lo so che vi fa infuriare, contribuisce nel suo piccolo a pagare le pensioni ai pensionati attuali, del suo reddito netto non ha diritto di fare quel che vuole? Stessa cosa degli Italiani all’estero che fanno avanti e indietro o Italiani che lavorano per aziende straniere, non potrebbero spendere i loro soldi guadagnati onestamente in Italia secondo il vostro pensiero? Capitolo case gratis e il resto, vi chiedo per l’ennesima volta di citarmi leggi o provvedimenti che legittimano questo… so già che comunque non mi risponderete semplicemente perché non sapete come rispondere, io credo che quando si dicono delle cose si debbano anche provare o citare dei riferimenti, voi non lo fate mai, io invece posso citare con sicurezza (mesi fa ha pubblicato tutto la gazzetta) che per quanto riguarda le case date a canone agevolato agli stranieri sono in linea con la % di popolazione straniera residente a Parma, inferiore al 15%.... posso citare anche un file del comune sui contributi per le bollette dell’acqua, un furbone dice che tutti i soldi sono dati agli extracomunitari… bene è stato smentito dallo stesso file perché sarebbe bastato aprirlo per vedere nome, cognome e codice fiscale dove si scopre che il commento è palesemente falso.

    Rispondi

  • pippaaaa

    22 Aprile @ 13.33

    X Giulio: è con grande dispiacere che vedo questo paese cosi bello andare ogni giorno piu giu..capisco anche la vostra sofferenza nei confronti di persone che non hanno contribuito a costruire nulla e hanno magari piu agevolazioni ,pero io quando ho scrito,parlavo per me che lavoro regolarmente( non sono mantenuta da nessuno)come tutti gli italiani pago le tasse sulla busta paga,imu,iva,rifiuti ,bollo e via....il ragionamento mio era solo questo: dopo che ho pagato le tasse non posso spedire quello che mi rimane ?lo devo spendere tutto qui fino all'utimo centesimo? Quindi se tutti pensassero cosi allora niente vacanze all'estero...e quelli italiani que fanno le trasferte devono spendere i soldi li dove l'hanno guadagnati?

    Rispondi

  • Giuio

    22 Aprile @ 10.16

    @nina: provi a pensare quanti italiani vorrebbero poetr fare quel c***** che vogliono coi propri soldi ma sono da anni costretti a versare tasse su tasse anche per mantenere tutti gli immigrati e i loro figli che talvolta li scavalcano nelle graduatorie degli asili, che costano milioni di euro all'anno per le loro "emergenze", che devono avere case gratis, cibo gratis, assistenza sanitaria o che portano i loro parenti qui in italia per essere curati a spese dei cittadini italiani o per pagare i campi nomadi in cambio di appartamenti svaligiati, aziende depredate, furti di rame alle linee ferroviarie e degrado vario. Provi a pensare anche all'agenzia delle entrate che viene a frugare nei nostri conti correnti e spia nelle nostre vite per accertare la congruità tra tenore di vita e reddito, come se una persona non avesse il diritto di fare ciò che vuole coi soldi che ha guadagnato con anni di sacrifici e cha ha meso da parte; e pensare che la stessa agenzia delle entrate non va certo a verificare come certi immigrati si permettono auto di lusso o quanto denaro hanno sui loro conti correnti. Le ricordo che abbiamo la più vergognosa pressione fiscale in un paese disastrato dalla sua malapolitica e da quella centralista europea.

    Rispondi

  • patrizia

    22 Aprile @ 09.59

    PERCHE' LA FINANZA NON CONTROLLA I FURGONI CHE SONO NEI VARI PARCHEGGI, NORD, SUD, OVEST MA CI VENGONO A CONTARE I PELI NEL CU.. CHE ABBIANO NOI. PERCHE LE CASE VANNO AGLI EXTRACOMUNITARI DEI VARI COMUNI QUANDO SI POSSONO PERMETTERE DI ACQUISTARE ANCHE USATI PC, UNO PER I 5 FIGLI CHE GLI MANTENIAMO. POI IL COMUNE SI PERMETTE DI CHIEDERE LA RETTA AL 70% PER I MALATI MENTALI MANGIANDOGLI TUTTA LA PENSIONE.

    Rispondi

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