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Sgomberato il campo nomadi: sarà ricostruito

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Andrea Del Bue
Rifiuti ed erbacce ovunque, un furgone e qualche roulotte abbandonati, una grande discarica a cielo aperto con mobili, divani, elettrodomestici e passeggini accatastati. Ancora: vetri rotti, scritte sui muri e un silenzio mai esistito all'interno del campo nomadi del Cornocchio. Ma si spiega: la struttura è chiusa e, all'interno, non c'è più nessuno. Le famiglie di bosniaci e macedoni che la abitavano sono tutte state trasferite altrove. E' così che l'amministrazione comunale chiude la prima fase del progetto di riqualificazione che prevede, entro la fine del 2014, l'inaugurazione di una nuova struttura: «Abbiamo liberato l'area da tutte le famiglie presenti – spiega l'assessore al Welfare Laura Rossi -, a breve la zona sarà interamente recintata, poi stileremo il progetto che prevederà l'abbattimento sia delle strutture abitative, sia dei locali in cui stavano gli operatori. Entro la fine del prossimo anno, avremo una nuova struttura, più piccola e gestita con modalità completamente diverse». Ossia in linea con le nuove direttive regionali, in fase di definizione, «che prevedono – si legge in una determina dirigenziale del Comune di Parma datata 8 agosto – il ridisegno del sistema di accoglienza della popolazione Rom e Sinti in favore di soluzioni che favoriscano una migliore integrazione sul territorio, comprensive anche di microaree di sosta, di dimensioni più piccole e di tipologie diverse».
Il campo nomadi, quindi, dovrebbe diventare un'area di transito, per evitare che torni ad essere la zona pericolosa che è sempre stata.
In attesa che venga recintata, l'area è quotidianamente sorvegliata da una guardia giurata, in modo da evitare inaspettati rientri nelle strutture, che oggi sono vuote. La maggior parte delle famiglie, sei in totale, hanno deciso di trovare una nuova sistemazione autonomamente: chi a Reggio Emilia, chi in abitazioni private, chi all'estero. Due famiglie, quelle con un reddito, sono invece state sistemate in alloggi del Comune: «Pagano regolare affitto di 300 euro mensili – sottolinea la Rossi -, in attesa che trovino una casa».
Le intenzioni del Comune sulla chiusura del campo Rom del Cornocchio sono state messe nero su bianco in una determina dirigenziale che prevede il rinnovo del contratto di affidamento del servizio di gestione delle fasi operative di intervento a favore della popolazione nomade del territorio di Parma. Nel documento si parla di «chiusura temporanea», in ragione «delle gravi condizioni generali strutturali che si sono venute a creare nel tempo, per lavori abusivi eseguiti dagli ospiti», per la mancanza della «minime norme di sicurezza, igieniche e ambientali, con un'area cortilizia ormai diventata discarica per il materiale accatastato dalle famiglie». E ancora, perché «la situazione di degrado complessivo e le condizioni di irregolarità hanno reso ingestibili anche le relazioni tra gli occupanti e con gli operatori sociali preposti alla realizzazione e monitoraggio dello specifico progetto di assistenza». Le liti e le violenze, infatti, erano frequenti.
Chiuso il campo nomadi, non significa che il Comune smetta di seguire le famiglie che prima ci vivevano. Per questo motivo è stato rinnovato il contratto di affidamento del servizio alla cooperativa sociale Aurora Domus: la cifra che il Comune riconoscerà agli operatori è di 178.515  euro, fino alla fine del 2014. Molto meno, in proporzione, rispetto ai 203.502,02 euro impegnati per il solo 2012: «Una riduzione di spesa che si spiega col fatto che sono venute meno alcune azioni precedentemente previste, prima di tutte il servizio di trasporto scolastico – sottolinea la Rossi -; il contratto è comunque necessario perché le famiglie vanno seguito anche fuori dal campo».
Inoltre, come si legge nel documento del Comune, sono stati censiti 26 nuclei famigliari che vivono in criticità sociale, relazionale e in condizioni di indigenza, nei sette insediamenti non autorizzati presenti sul territorio. Anche lì gli operatori sociali sono chiamati ad intervenire.

 

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  • Antonio

    16 Settembre @ 20.29

    ma perchè non rimpatriare chi non si integra, chi delinque, sporca, sfrutta donne e bambini, chi non ha lavoro e casa regolari, chi non paga le tasse, chi parassita sul welfare sociale... visto che spesso si parla di rom rumeni, montenegrini, bulgari ecc ecc. UE o non UE, chi non può mantenersi legalmente andrebbe rimpatriato. Tenere solo quelli che si integrano a modo e che non causano problemi e/o degrado. A che ci serve raccattare tutta la feccia del pianeta, dove vogliamo arrivare a spedire per lettera la cittadinanza italiana a tutti i balordi del pianeta?

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    21 Agosto @ 15.28

    @Ivan - Una volta cancellato, il commento non si può recuperare per una verifica sul testo. Può eventualmente rimandarlo?

    Rispondi

  • IVAN

    21 Agosto @ 01.13

    Cara Gazza , chiedo gentilmente perché il mio commento ha preso la via del cestino, leggendo nell'articolo odierno cito " Il Comune avvia l'iter di riqualificazione del campo nomadi del Cornocchio " , critiche molto simili alla mia ,alcune anche più "arrabbiate". Grazie anticipatamente per l'eventuale risposta. Ivan

    Rispondi

  • mirco

    16 Agosto @ 22.22

    viste le foto del terreno lasciato dai nomadi mi chiedo se vale veramente la pena di spenedere dei soldi dei cittadini per buttarli in quella schifezza, o che non sia il caso di spenderli in qualcosa di più utille o quantomeno che dia un risultato più civile. Se questa gente non vuole essere aiutata e vuole continuare a fare i loro comodi, mandiamoli a farli a casa loro o altrove. E' brutto da dire ma sapendo quanto siamo tartassati di tasse e vederli finire così passa la voglia di pagarle

    Rispondi

  • giuliana

    16 Agosto @ 19.03

    Era ormai chiaro che dietro il buonismo di facciata ruotasse l'interesse economico. Ci sono due possibilità: i nomadi vengono integrati nel senso che sono assorbiti dal nostro tessuto sociale, cioè accettano il nostro modo di vita e le nostre leggi diventando stanziali (e come ogni bravo italiano fanno solo i figli che possono dignitosamente mantenere-e dimostrano di poterli mantenere, altrimenti glieli tolgono come agli italiani poveri) oppure, restando nomadi, si servono per un tempo molto limitato, cioè limitato al transito verso altre destinazioni, di strutture appositamente predisposte e sottoposte al giusto controllo di ogni struttura di accoglienza (documenti di riconoscimento) pagando il dovuto. Tutto quanto diverge da queste due opzioni è soltanto discriminazione nei confronti dei cittadini italiani.

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