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Via Saffi: "Qui gli stranieri parlano in dialetto"

Via Saffi: "Qui gli stranieri parlano in dialetto"
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Mara Varoli

Il pakistano vende frutta, verdura e detersivi nel suo «Amici Market». E i parmigiani sono i suoi primi clienti. «Se sto bene in via Saffi?», chiede il cittadino dalla pelle scura. E risponde: «Bombén», come il bel soldato di Maria Luigia. Usman, da otto anni nei borghi di Parma, è una piacevole sorpresa: l'esempio di una buona integrazione in una città di provincia. Per ricambiare la fiducia dei suoi clienti parmigiani, Usman ha persino imparato il dialetto. Vuoi per folclore o altro, la convivenza acquista forza, con la battuta alla parmigiana: «Sono contento di essere qui - continua Usman -. Tengo aperto fino alle dieci di sera ed è una buona zona: a me piace lavorare e in via Saffi c'è brava gente: una strada piccola ma bella».  Accade questo, all'ombra del Duomo. Di trovare il pakistano che sbriciola la «nostra» lingua, ma anche lo straniero che parla solo inglese. E che però si fa capire, quando vuole: «Lavoro qua da due anni e mi trovo davvero bene». Lui è Shafi, l'aiutante di Usman: il burlone del negozio, capace di far sorridere chiunque. Passi la strada e c'è un altro pakistano che ancora non mastica l'italiano, ma è orgoglioso della sua piccola bottega: si chiama Romis, ha 21 anni e cucina a «Pizza&Kebab». La cortesia gli appartiene, tant'è che appena varchi la soglia, è pronto ad offrirti un'aranciata. Gira così da queste parti: è vero in via Saffi molti negozi hanno chiuso, però altri hanno aperto e la varietà e la multiculturalità non mancano. Così la pensa Antonio Del Frate de «I Libri di Prospero», con scaffali ricchi di volumi fuori commercio e da collezione, come il Cartier Bresson degli anni Cinquanta e la medaglia d'onore di Parma a Battista Bodoni: «E' una multiculturalità positiva - assicura Antonio Del Frate - e dà un'immagine fresca, di una città più europea. E' una strada dove l'integrazione è stata portata avanti senza creare problemi, a differenza di altre zone. Una strada tranquilla e varia dal punto di vista commerciale».
«Qualche anno fa la situazione era più critica - interviene Luigi Mondadori di «Pane Più», con un bancone pieno di pani buoni, come quello di Pontremoli, di salumi d'eccellenza e di dolci di stagione - ora la strada è più bella. Purtroppo molti negozi hanno chiuso, come il Lotto, un po' per colpa della crisi e un po' per lo stop al traffico in centro. Come quello del giovedì, tant'è che da via Saffi in quella giornata non passa nessuno». Però c'è chi resiste. Giovanna Melella da nove anni al Bar Gaia non cambierebbe: «Lavoro molto con il Don Gnocchi, la gente degli uffici e con le scuole - confessa -. Mi va bene così: tutte persone serie che non creano problemi. Ma c'è un però: ci sono pochi parcheggi in zona e tanti bottegai hanno chiuso le serrande». La polleria, il barbiere, il restauratore, il fruttivendolo, il cavallaio, la sartoria, la merceria, il calzolaio e tanti altri non ci sono più. «Sì, pochi parcheggi e quei pochi occupati da lavori in corso che durano da anni - continua Giovanna -: come il cantiere comunale che si trova all'angolo con borgo del Correggio: ma quando pensano di finirlo? E' così da quando c'è stato il terremoto». E la giovane Elisa Urzì, residente, conferma: «Il parcheggio è un problema serio. Io stessa ho preso tante multe». Il cantiere è proprio a fianco del negozio di parrucchiera «Valentine» di Mery Mauro, Lia Arcarese e Liliana Mossini: «Siamo qui da trent'anni e purtroppo la via è cambiata in peggio - dicono -. Non c'è più nessuno, i negozi di quartiere spariscono: siamo rimasti in pochi. Poi, c'è questo cantiere che occupa i parcheggi da un anno e mezzo. I parcheggi sono necessari, anche in virtù della presenza della Scuola europea. Alla mattina non si passa: si mette l'auto in seconda fila o sul marciapiede, si va contromano, è il caos. Ci vorrebbero più controlli: o meglio, i vigili ci sono ma non fanno le multe. Meno male che noi abbiamo mantenuto i nostri clienti fissi, che arrivano da tutta la città e oltre».
«Siamo schiacciati dal grande numero di centri commerciali e si fa fatica». Chi parla è Fulvio Pia, il biciclettaio storico di via Saffi. Ancora lì in quel negozio aperto dal padre Umberto, «Berto» per tutti, dove sia ieri che oggi si costruiscono bellissime e robuste biciclette con pezzi vecchi. Insomma, bici che rinascono, bici d'artista. Ed è questa la cosa bella di via Saffi e dei borghi di Parma: quando meno te l'aspetti, trovi negozi specifici. Sono loro la forza del quartiere: «Sì, ma i parmigiani stanno andando via tutti dal centro - continua Fulvio -: sono rimasti studenti e stranieri».  E a proposito di negozi particolari, proprio qui c'è Luigi Carta, il sarto delle forze dell'ordine: è lui che cuce divise per carabinieri, poliziotti, finanza, vigili, ma anche abiti da cerimonia. E Luigi, a dire la verità, non ha grossi problemi con i parcheggi: «Io sono contento di essere in via Saffi. Prima ero in Borgo delle Colonne - dice - e mi sono trasferito qui per avere più visibilità». Una bottega d'altri tempi, con una vetrina piena di colore grazie alle creazioni della figlia Pamela: porta torte, porta occhiali o cellulari. E cosa dire dei magnifici fiori di Daniela Gualerzi della «Fioreria Pensiero»? «A gennaio sono 25 gli anni del negozio - racconta -. Purtroppo la strada è cambiata e non è da ieri che i negozi chiudono: c'era Pezzani abbigliamento con "Fulmine", c'era il pasticcere, il fotografo, l'orefice e il Bar Saffi, dove ora c'è il Pd: era il bar dove si beveva il vino nella scodella. E dall'altra parte c'era la trattoria con quel bellissimo cortile interno. E il barbiere con Valerio e Carlo. Certo, la strada è cambiata tanto e molti sono andati in pensione. Ma anche perchè nessuno ci ha aiutato: non vogliono fare iniziative perchè non vogliono chiudere la strada. L'unica festa è stata quella dello Sport di tre anni fa. E poi, quel cantiere all'angolo di Borgo del Correggio, proprio dove un tempo c'era la "Gazzetta": non solo toglie parcheggi ma è anche tutto sporco e pieno di piccioni: non è un bel vedere. per cui il degrado c'è e non solo qui». «Tutto il centro è trascurato - sintetizza Davide Gubitta del negozio di giochi «Pandemonio», un vero paradiso per i ragazzi -. Il problema è che nei piani alti non c'è la volontà di fare qualcosa, di trovare delle soluzioni. Non basta togliere i cassonetti: è come spolverare qualcosa che è sporco dentro. Non si può assistere alla chiusura di tanti negozi nel giro di due anni e non fare niente, permettendo al tempo stesso la nascita di tanti centri commerciali. La situazione è drammatica e alla fine sopravvive solo il commerciante che ha una bottega specifica, con prodotti unici».

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