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Ivano Marescotti: «Il mio eroe tragicomico»

L'attore protagonista del monologo del poeta Baldini. «Qui si ride, ma con il “magone”»

Ivano Marescotti: «Il mio eroe tragicomico»
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Telefonini «Il peggio è quando vedi il pubblico mandare sms in modalità silenziosa»

 

Con Ivano Marescotti basta sfiorare la corda giusta. Ed ecco che t'improvvisa il monologo. Cose che riescono a chi è fatto della stoffa dell'artista. L’attore romagnolo, 67 anni, protagonista de «La fondazione» (in arrivo a Teatro Due, venerdì e sabato alle 21) per la regia di Valerio Binasco, si accende come lo schermo di un telefonino nel buio di una sala. La similitudine non è casuale... Sì perché alla domanda, se vuoi di routine: «Che cosa si augura quando sale sul palcoscenico?», lui improvvisa una pasquinata, un crescendo di garbata ironia. «Prima di tutto - risponde con voce ferma - mi auguro che non suonino i telefonini. In seconda battuta che non si accendano i telefonini messi in modalità silenziosa. Quello è il peggio. Perché chi è sul palcoscenico capisce che quello lì guarda il suo telefono. Oramai succede al cinema, succede a teatro. Ma gli schermi illuminano le facce. Noi li vediamo, uno a uno. Sappiamo chi sono. A volte ce ne sono otto, dieci, illuminati contemporaneamente. Che ti vien voglia di dirgli: “Ma che cavolo accendi? Non puoi stare un'ora senza mandare messaggi?” E' una vergogna, è da maleducati, lo scriva». E' vero, è da maleducati. Scritto. Adesso, parliamo dello spettacolo, un monologo firmato da Raffaello Baldini, il poeta di Sant’Arcangelo di Romagna, scomparso nel 2005. Protagonista è uno strano personaggio che colleziona ossessivamente i più assurdi oggetti del passato e coltiva l'idea di dar vita a una Fondazione (da lì il titolo) che tenga viva la memoria delle cose più sfuggenti e dei pensieri. Un personaggio a modo suo eroico, che cerca di imbrigliare la vita (e la morte) nel suo delirio.
«La fondazione» ha una genesi particolare
«Sono stato quasi obbligato a fare questo spettacolo, con mio piacere del resto, perché nasce dall'ultimo testo che Baldini mi ha consegnato tra le mani prima di morire, dicendomi proprio “Fanne quello che vuoi”. Ci ho messo otto anni ma alla fine ci sono riuscito»
Eravate amici innanzitutto...
«Sì, eravamo amici dalla fine degli anni '80. Io ero ammaliato dalle sue poesie, dei piccoli monologhi teatrali anche quando sono di pochi versi. Andai a Milano esplicitamente a chiedergli di scrivere per il teatro. All'inizio rimase stupito, poi si convinse e nacque il primo testo “Zitti tutti”»
Baldini è conosciuto per essere un poeta dialettale. Cosa rappresenta per lei?
«E' un poeta dialettale ma come dice la critica, in particolare penso a Pier Vincenzo Mengaldo, se non vigesse la cattiva opinione, il preconcetto che dialettale sia una “diminutio”, Raffaello Baldini sarebbe considerato tra i più grandi poeti degli ultimi decenni del secolo scorso»
Il dialetto è un valore. Oggi non lo parlano più neanche i nostri vecchi...
«E' vero, i vecchi si industriano di parlare in italiano, con i giovani, con gli stranieri. E così fa anche il mio personaggio. Parla in italiano ma con una dizione, con modi di dire dialettali che io mi porto dietro anche quando esco dall'Emilia Romagna»
Lei ha fatto tanto cinema, produzioni internazionali. E' un momento di riscossa questo per l'Italia?
«E' una riscossa molto particolare, non proprio veritiera. Ci sono dei segnali. Penso ai film di Checco Zalone - io ho partecipato ai primi due, tra l'altro - che sono stati tutti campioni d'incassi. C'è la candidatura de “La grande bellezza” all'Oscar. Ma una rondine non fa primavera. In Italia non c'è più la grande scuola di cinema come invece esisteva nel dopoguerra, fino anche agli anni '70. Naturalmente ci sono dei grandi registi, come il mio amico Mazzacurati da poco scomparso e tanti altri»
Riformuliamo la domanda: cosa sente quando va in scena?
«Sento la tensione. Il mio viaggio, il viaggio di questo personaggio ogni sera è diverso, con piccole modifiche di stati d'animo. Il personaggio creato da Baldini è un eroe tragicomico: fa ridere ma con dolore. Lui dice “col magone”».
Informazioni e biglietteria: 0521230242 - info@teatrodue.org - www.teatrodue.org.

 

 

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