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Regio, in tavola non solo l'"Elisir"

Il 22 marzo l'inaugurazione della stagione, posticipata rispetto agli anni scorsi, con diverse questioni aperte. Prima della "prima" incontro sindacale e cda. E i lavori al palcoscenico non sono stati eseguiti

Regio, in tavola non solo l'"Elisir"

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La lunga attesa dei melomani parmigiani, soprattutto di quelli che non hanno placato la loro fame di lirica andando in trasferta, sta per finire: domenica 22 marzo si aprirà infatti il sipario del Teatro Regio sull'«Elisir d'amore» di Donizetti, nell'allestimento creato da Francesca Zambello nel 1988, con regìa di Marcello Grigorov e con Francesco Cilluffo sul podio dell'Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna (26, 29 e 31 marzo le repliche), avvio ufficiale della stagione lirica 2015 che come noto prevede poi una seconda opera, la pucciniana «Madama Butterfly» dal 12 giugno - periodo scelto per intercettare il popolo dell'Expo - mentre tra aprile e maggio andrà in scena il festival ParmaDanza.
Un'inaugurazione primaverile certamente inconsueta (negli ultimi anni la stagione non a caso definita «invernale» si apriva a Sant'Ilario), motivata in sede di presentazione con la necessità di realizzare alcuni lavori di messa in sicurezza delle parti motorizzate del graticcio del palcoscenico, da svolgersi tra febbraio e i primi di marzo. Ma che invece non sono stati fatti.
Dunque «prima che si alzi il sipario» (giusto per ricordare il titolo del ciclo di incontri che fanno da preludio a ogni opera, e che riprenderà al Ridotto proprio alla vigilia della «prima», cioè sabato 21 alle 17) è opportuno partire da qui per fare il punto su alcune delle questioni aperte e dei temi «caldi» attorno al Regio, destinati a tenere banco anche a stagione in corso.
I lavori di messa in sicurezza del palcoscenico erano stati ratificati dal cda del 1º ottobre (quand'era ancora in carica la vecchia dirigenza) e si era appunto individuato il periodo dal 2 febbraio al 7 marzo per la loro realizzazione. L'intendimento iniziale era quello di procedere con affidamento diretto, ma è poi risultato che l'importo avrebbe superato i 200 mila euro e che dunque sarebbe stata necessaria una gara d'appalto, che però non è mai stata bandita, probabilmente perchè a quel punto i tempi erano troppo stretti (ed evidentemente si è ritenuto che i lavori non fossero così urgenti) per intervenire senza compromettere il cartellone.
Ma per una parentesi chiusasi senza nemmeno essere stata aperta, ci sono altri aspetti che proprio nella prossima settimana (nella quale sono in programma sia un incontro dei vertici del Regio con i sindacati, sia un cda della Fondazione) potrebbero, e dovrebbero, essere risolti o quantomeno chiariti.
Non è un mistero che i lavoratori del Regio, nonostante il raggiungimento di un faticoso accordo per regolamentare le assunzioni e stabilizzare parte dei precari, siano tuttora in stato di agitazione e non solo in senso sindacale. Le organizzazioni di categoria, in questo, sono state chiare: preservare la vocazione di teatro d'opera di qualità significa non solo salvaguardare il prestigio del Regio, ma anche garantire l'impiego del personale nei mesi e negli anni a venire. Una preoccupazione, quella di lavoratori e sindacati, alimentata dalle recenti «aperture» della dirigenza alla diversificazione dell'offerta e alle ospitalità. E poi c'è la questione del direttore di produzione già in regime di trattamento pensionistico, cui il sindaco (e presidente della Fondazione) era disposto ad offrire un ulteriore rinnovo annuale del contratto. A fronte dell'accordo sindacale siglato il 17 dicembre scorso, però, ciò non è più possibile: tra l'altro, proprio questo «casus belli» sarebbe all'origine delle recenti dimissioni dal cda dell'avvocato dello Stato Giuseppe Albenzio, e ad appianare la vicenda non pare sufficiente la disponibilità espressa dal direttore di produzione a continuare a svolgere la propria mansione a titolo gratuito. Probabile che si lavori a una soluzione che consenta solo una presenza «a tempo determinato» (qualche mese) per il passaggio di consegne.
In quanto al cda, di cui il Comune di Parma continua a essere l'unico socio, va da sè che il prossimo sarà chiamato a nominare un nuovo membro in sostituzione di quello dimissionario. La carne al fuoco «prima della prima», insomma, non manca e chissà se l'«Elisir» del 22 sarà sufficiente a digerirla. Già incombe il dibattito sul futuro del Festival Verdi: la tavola rotonda «allargata» ad altri enti, realtà economiche e istituzioni musicali che si è tenuta la settimana scorsa in Municipio, nasce davvero dall'esigenza di trovare un percorso condiviso nell'allestire il programma o, come già ipotizza qualcuno, si lavora alla creazione di una nuova struttura cui trasferire la titolarità della rassegna verdiana di ottobre?

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