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l'intervista

Mirco Bricoli "A Schia c'è un tesoro nell'aria"

Uomo di sport e montagna "Parma è vicina ma inquinata, qui si scia con i polmoni puliti"

Schia

Mirco Bricoli

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Un paradiso con qualche tratto di inferno. Se guardavi in alto, ieri la Valparma era un incanto: cielo blu, aria tersa scaldata dal sole, cime innevate. Ma prima di guardare all'insù bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi o meglio ancora le ruote. Il Monte Caio sta franando a valle da vari settori: Boschetto, Cisone, Musiara, Fontanafredda, Capriglio. Uno stillicidio di frane che feriscono la valle, minano la viabilità, demoralizzano residenti e villeggianti. Con qualche deviazione siamo arrivati a Capriglio, dove vive Mirco Bricoli, storico presidente dello Sci Club Schia (incarico che ha lasciato tre anni fa) e già membro della società di gestione degli impianti della storica stazione sciistica parmense, che dista una manciata di tornanti da Capriglio.
Ci siamo arrivati in piena Olimpiade invernale e in un giorno in cui a Schia gli impianti erano tutti in funzione. Tra i piedi di Bricoli si crogiola al sole Jack, un lagotto tanto peloso quanto affettuoso.
«Ho perso mia moglie in settembre - racconta con gli occhi velati Bricoli - ho la casa un po' in disordine». Alle pareti, oltre ai disegni dei nipotini, tante foto che immortalano momenti felici dello Sci Club. Ma nel suo passato c'è anche altro.
«Il mio amore per lo sport è nato attraverso l'atletica, le corse in Cittadella e le gare degli studenteschi al Tardini, dove allora c'era la pista. Era la fine degli anni '50. Poi nel '63 andai a militare e con la squadra della 5ª Brigata Aeronautica di cui facevo parte diventai nazionale militare di triathlon, che prevedeva 3000 metri di corsa, 200 di nuoto a stile libero e il tiro a segno di precisione. Feci un paio di gare internazionali. Poi imparai a conoscere queste zone, mi feci la casa a Capriglio nel '72 e ricordo ancora con orgoglio di aver organizzato e guidato la Caprigliese al successo nel Torneo della Montagna del '73. Di calcio capivo poco, ma battemmo squadroni come il Berceto. Fu una grande festa».
Poi scattò la scintilla dello sci.
«Nel 1976 Doriano Bocchi riunì alcuni amici attorno a un tavolo. C'ero anch'io e fu fondato lo Sci Club di Schia. Banca Emiliana prima e Cariparma poi ci diedero il loro supporto. Nessuno allora poteva pensare di raggiungere certi risultati che invece ottenemmo. Dopo appena 3 o 4 anni eravamo la società più importante in Emilia, pur venendo dal nulla. Ricordo che nel '78, in occasione della prima gara organizzata sulle nostre piste, lo Sci Club Sestola non conoscendo per niente il luogo, finì a Lagdei. Quando cominciammo a suonargliele ci restavano male perché, dicevano, noi eravamo ''di collina''».
Anni di gioie ma anche di sacrifici.
«Enormi. Far girare i pulmini per portare a sciare i ragazzi non era cosa da poco. Lo sci anni fa era uno sport d'élite, poi è diventato più popolare e oggi giorno, a causa della crisi, sta ritornando d'élite. D'estate devi fare allenare i ragazzi sui ghiacciai, alloggiarli in albergo. Per la società è sempre più dura sostenere certi costi. Spesso sono dovuto andare a intercedere con gli insegnanti che invece di favorire la pratica dello sci tendevano a penalizzare questi ragazzi che, per forza di cose, fra allenamenti e gare, perdevano qualche lezione. Spiegavo loro i benefici della pratica sportiva sulla salute fisica e mentale dei ragazzi e sono orgoglioso di dire che a distanza di anni tutti i nostri atleti sono diventati brave persone, molti di loro ancora legati allo sci club».
Poi è arrivato Fattori a illuminare la scena.
«Lui è stato il nostro gioiello, il primo sciatore di Appennino a vincere una libera in Coppa del Mondo dopo Zeno Colò. E ci inorgoglisce il fatto che da ragazzo si sia allenato sempre e solo a Schia, mentre ad esempio Alberto Tomba, altro campione delle nostre montagne, in realtà stava in collegio a Cortina».
In questo periodo di Olimpiadi, le tornano in mente le tre vissute a fianco di Alessandro?
«Non potrebbe essere diversamente. Ad esempio vedere la Merighetti arrivare ai piedi del podio in libera mi ha ricordato la delusione di Nagano, quando Fattori fu quarto per 18 centesimi, meno di cinque metri su un percorso di oltre due chilometri. Perché nello sport partecipare a tre Olimpiadi è già un fatto eccezionale, ma portare a casa una medaglia ti fa ricordare».
Quella di Fattori però resta la favola del ragazzo di Musiara.
«A me piace dire che è stato un'eccellenza del territorio come prosciutto e formaggio. Assieme a lui ho girato il mondo e tenevo sempre i contati con i mass media, anche al di là di quello che lui pensava fosse giusto. Ai giornalisti però, magari facendogli assaggiare grana e salame, chiedevo di ricordare Fattori come atleta di Schia o Tizzano, non solo di Parma. Era la mia idea di marketing...».
Quale può essere il futuro dello sci club?
«L'ho lasciato in ottime mani. Ci sono dirigenti ex atleti come Bertolotti, Giunipero e Saccardi. 50 ragazzi attivi, una suola di sci che aiuta a definire la sezione agonistica. E' tutta gente che ama Schia e lavora per farla crescere»,

Dietro casa sua adesso c'è una frana impressionante, ed è una della tante che punteggia il massiccio del Caio. Non c'è pace per la nostra montagna.
«L'anno scorso una mattina mi sono svegliato e dalla finestra ho visto uno spettacolo drammatico. La frana si origina venti metri sotto casa mia. Non abbiamo sentito un solo rumore, eppure s'è mossa una massa enorme. Ci hanno lavorato, ci hanno messo, pare, in sicurezza. Il sindaco Bodria è geologo, si è dato molto da fare, ha fatto realizzare subito la bretella che bypassa lo smottamento. Le frane da queste parti comunque ci sono sempre state: verbali di consigli comunali di di Tizzano rivelano che nell'800 c'erano già movimenti a Costa, a Fontanafredda, a Groppizioso e via discorrendo. Adesso si aggiunge il fatto che la terra è meno curata, l'acqua meno incanalata. Questa frana di Capriglio pare sia stata causata da una grande quantità di acqua che è si accumulata sotto la superficie senza particolari segnali. Ora mette a rischio anche un ponte sulla Massese giù a valle, col pericolo di tagliar fuori Palanzano e Monchio».
C'è un rimedio per questi disastri?
«L'unica possibilità è la prevenzione, ma siamo in tempi di crisi... Intanto però qui a Capriglio la frana, causando l'evacuazione di due case, ci ha fatto riscoprire un valore come la solidarietà. Ci siamo dati da fare, abbiamo raccolto fondi, aiutato chi aveva bisogno».
I pro e i contro di Schia si possono riassumere nella comodità rispetto alla città e nell'incertezza dell'innevamento?
«Non esiste in Italia un posto per sciare a 45 minuti da una città. Su questo noi abbiamo sempre puntato per attirare sciatori. Ricordo quando ai primi anni del Parma in serie A inventammo il «mattiniero gialloblù», che consentiva agli abbonati al Parma di venire a sciare la domenica mattina e poi essere al Tardini per le 15. Per quanto riguarda la neve fui io a insistere vent'anni fa per installare i primi ''cannoni'' di neve programmata. Non tutti erano d'accordo qui a Schia: ''la neve deve cadere dall'alto'' dicevano. Nel '94 ne installammo uno in prova: per fortuna seguì un bel freddo e la neve che produsse andò via ai primi di maggio. Così adesso c'è un bell'impianto a alta pressione».
C'è stata un'occasione mancata?
«Penso alle nove buche di golf. Avevamo già un progetto, sarebbe stata una cosa fantastica. Dal Lago delle Ore a salire, con dislivelli dolci ma interessanti, green naturali già presenti. Poteva dare notevole input anche al turismo estivo, ma i proprietari dei terreni non li hanno voluti cedere con nessuna formula. E' stato un peccato».
E un rilancio da dove può passare?
«Io insisto, e l'ho sempre fatto, sulla comodità per i parmigiani. In tre quarti d'ora di auto ci si ritrova in un altro mondo. Adesso quando mi càpita di camminare in città mi accorgo di quanto sia sporca l'aria. La nostra invece è stata fatta certificare dal Comune di Tizzano. Se non tutti possono o vogliono venire a vivere da queste parti direi che a molti farebbe davvero bene ossigenarsi un po' a Schia. Respirare ogni tanto aria pulita non vi sembra una motivazione valida per fare un giretto in macchina e salire a Schia?».

 

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