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Anno della luce

Allegri: «Il Nobel Chafie a Parma»

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i permette di vivere, ma non la conosciamo. E' fonte di energia e di bellezza. La luce - radiazione elettromagnetica che può produrre un effetto visivo - è qualcosa di complesso e meraviglioso. L'Università di Parma scende in campo per «celebrare» l'Anno internazionale della luce, evento promosso dall'Unesco e appoggiato dall'Onu, al fine di «raccontare», da vari punti di vista, il prodigio dei raggi luminosi. In calendario mostre, laboratori, conferenze, convegni, attività teatrali. Cos'è, cosa fa, a cosa serve la luce? A queste domande si darà una risposta nell'arco dei mesi da qui all'inizio del nuovo anno attraverso una variegata serie di iniziative aperte al pubblico.

Dal teatro al cinema, dalla scienza alle mostre. Tutto il mondo sta organizzando eventi divulgativi per lo più con taglio scientifico. L'Università di Parma si differenzia per l'intento di «raccontare» la luce non soltanto dal punto di vista scientifico. «In varie parti in Italia e nel mondo - spiega Luigi Allegri, coordinatore del Comitato dell’Ateneo per le manifestazioni dell'Anno internazionale della luce - ci sono iniziative. Ma credo che la peculiarità dell’iniziativa del nostro Ateneo sia proprio quella di un approccio multidisciplinare e di uno sguardo convergente, da diverse prospettive e con differenti metodologie. Soprattutto nella grande mostra che aprirà a metà novembre tra il Palazzo del Governatore (messo a disposizione dal Comune) e la sede Csac a Paradigna il visitatore potrà partecipare attivamente a esperimenti scientifici, potrà vedere le meraviglie degli apparecchi cinematografici che disegnano un'affascinante storia della tecnica cinematografica dalle lanterne magiche alle moviole contemporanee, potrà emozionarsi con una articolata e sorprendente esposizione di fotografie e di opere d’arte che utilizzano la luce come strumento espressivo. Ecco, questo sguardo multiplo è la nostra cifra».

Avete elaborato un calendario ricchissimo di eventi. Quali i più interessanti?

«Sarebbe poco elegante fare una gerarchia tra gli eventi. Certo, la mostra è il perno attorno a cui gira tutta l’iniziativa, ma siamo molto contenti di averci costruito attorno una serie di altre occasioni di partecipazione e di riflessione, dai laboratori scientifici al Campus, rivolti principalmente alle scuole, al laboratorio di Teatro d’ombre col più grande esperto italiano e forse europeo di questa tecnica, dagli incontri nelle scuole con la polizia municipale sul significato della luce e dei colori nella circolazione stradale ad una serie di conferenze, incontri divulgativi e tavole rotonde prevalentemente di contenuto scientifico, coronati il 17 dicembre dalla relazione del Premio Nobel per la Chimica 2008 Martin Chafie».

L'Ateneo ha messo in campo uno spiegamento di forze ingenti. Quante persone sono state coinvolte? Con quali competenze?

«Davvero non ho fatto il conto delle persone coinvolte, che comunque sono diverse decine. Posso dire però che sono coinvolti ben cinque dipartimenti (Bioscienze, Chimica, Fisica e Scienze della terra, Ingegneria dell’informazione, Lettere arti storia e società) e due centri dell’Ateneo (lo Csac e il Capas, che è anche il soggetto organizzatore di tutta la manifestazione), oltre all’Imem del Cnr. Davvero uno spiegamento notevole di forze, come si vede, che oltretutto ha costretto studiosi appartenenti a settori anche molto distanti tra loro di confrontarsi e di operare congiuntamente, umanisti con scienziati, cosa non molto frequente nell’Università italiana».

Tante menti, tante conoscenze insieme. Il ruolo di coordinatore non deve essere stato semplice?

«No, non è stato semplice, perché appunto professionalità diverse sono portatrici di approcci diversi, anche operativamente. Ma certo, anche per questo, è stato affascinante. Io ne sono contento. Mi auguro che lo siano anche i colleghi e soprattutto i cittadini che visiteranno la mostra e fruiranno delle altre iniziative».

Perché avete ritenuto di aderire al progetto?

«C’erano già iniziative in progetto appena l’Anno internazionale della luce è stato proclamato dall’Unesco, specie in ambito scientifico. Ma quando abbiamo proposto di fare un progetto unitario e globale, il rettore Loris Borghi ha appunto visto in questa iniziativa, oltre all’opportunità di offrire un servizio culturale alla città, anche l’occasione per costringere le varie anime scientifiche dell’Ateneo a dialogare e a confrontarsi. Per una volta ci siamo riusciti».

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