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keida

«Sto vivendo un incubo per non rinunciare al sogno»

Keida: «Sto vivendo un incubo per non rinunciare al sogno»
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La maggior parte della gente li immagina col calice alzato, sfavillanti nelle serate di movida. Più votati agli aperitivi che ai libri di testo.
Eppure non per tutti gli universitari è così, anzi i fuorisede che vivono con l’angoscia del budget risicato si moltiplicano.
Fra questi c’è anche Keida Leka, 24 anni, aspirante medico.
Non è proprio a pane e acqua, «ma la mia dieta è composta per tutta la settimana da pasta e riso. Pesce, carne e frutta? Un lusso che non posso permettermi».
Parla con la dignità di chi non ha nulla da nascondere questa giovane, originaria dell’Albania, approdata all’Università di Parma per costruirsi un futuro in corsia. «Chiariamoci subito, io esco una volta al mese e il massimo che mi concedo è un bicchiere di prosecco a 4 euro. Faccio spesa solo al discount e sono perennemente a caccia di offerte e maxi-sconti. Shopping? Solo quando strettamente necessario. Il mio reddito appartiene alla fascia più bassa, ma spendo sempre oltre 1000 euro all’anno per pagare le tasse universitarie. I primi tre anni ho potuto contare su una borsa di studio, che ho perso non certo per mancanza d’impegno. I libri di medicina, per quanto tenti di risparmiare il più possibile, costano sempre cento euro l’uno e cinque proprio non puoi fare a meno di comprarli. Abito con mia madre, che è dovuta trasferirsi qui dall’Albania proprio perché da sola non riuscivo a pagarmi un affitto, ma tutta la mia famiglia sta facendo enormi sacrifici per permettermi di studiare. Sto vivendo un incubo per non rinunciare al sogno».Ch.Poz.

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  • Biffo

    02 Novembre @ 11.33

    Però anch'io, a Milano, alla Cattolica, centellinavo le mie spese, i miei mi davano 10mila lire per un mese, non avevo nessuna esenzione delle tasse universitarie; mi permettevo solo qualche libriccino edito dall'Università, riguardante i miei studi e un caffè dopopranzo. Poi, dal 1987 al '92, con due figlie a carico e lo stipendio favoloso di prof di Lettere, non mangiavamo altro che pasta, riso e carne trita, riservata alle mie figlie.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    01 Novembre @ 18.03

    CI SONO MOLTE RAGAZZE ALBANESI CHE VENGONO ALL' UNIVERSITA' IN ITALIA . Se provengono da famiglie ricche non hanno problemi , ma altrimenti , si rendono presto conto di avere difficoltà a mantenersi nel nostro Paese , così si adattano a fare qualche lavoretto , come , per esempio , la cameriera o la parrucchiera . A volte , distratte dal lavoro , non studiano e non si laureano mai. Oltre alle difficoltà economiche , devono superare anche la difficoltà della lingua . L' albanese è radicalmente diverso dall' italiano , ed imparare a scrivere è molto più difficile che imparare a parlare. Una ragazza albanese , qui all' Università di Parma , ha fatto un compito scritto , ma , con errori di ortografia , grammatica e sintassi , l' elaborato risultava piuttosto confuso . L' insegnante l' ha bocciata . Quando lei gli ha fatto presente le sue difficoltà con la lingua , il "professore" le ha risposto : "io non sono qui per insegnarle l' italiano " . E' uscita umiliata , con le lacrime agli occhi. Il padre di una giovane , che non è riuscita a completare gli studi , è venuto dall' Albania portandole una Laurea comprata , e dicendole : " ecco ! almeno hai questa ! " . La ragazza piange ogni volta che lo ricorda. Questo per dire che gli Albanesi non sono solo quelli col coltello in tasca......

    Rispondi

  • Oberto

    01 Novembre @ 15.51

    io conosco figli di senatori che sono andati a studiare all'università in Albania, evidentemente anche la ci sono delle ottime università.

    Rispondi

    • Vercingetorige

      01 Novembre @ 17.10

      NO ! NON PRENDIAMO PERO PER POMO ! Il trucco di iscriversi a Tirana alla Facoltà di Medicina dell' Università Cattolica di Nostra Signora del Buon Consiglio ( niente a che vedere con l' Università Cattolica del Sacro Cuore qui da noi ) è usato per evitare il capestro del "numero chiuso" in Italia . Poichè la Facoltà di Tirana è gestita da alcune Università nostrane ( Università di Bari , Università romana di Tor Vergata....) il "trucco" consiste nel frequentare un paio d' anni a Tirana , poi chiedere l' iscrizione per trasferimento a Bari o a Roma , evitando il "numero chiuso" , ma non sempre riesce. L' Università Cattolica di Nostra Signora del Buon Consiglio è privata , non è l' Università Statale albanese .

      Rispondi

  • bichouk

    01 Novembre @ 08.22

    Fin da quando frequentavo io l'università gli studenti fuori sede (non tutti è ovvio)non facevano che lamentarsi di Parma di quanto fosse cara e di quanto fosse antipatica la sua gente. Magari poi avevano una sede nella loro città ma si rifiutavano di tornarci. Io e mio fratello parmigiani con madre vedova e senza lavoro abbiamo frequentato a Parma senza problemi. Esonero tasse ogni anno grazie a reddito e voti e borsa di studio, usata spesso per mangiare e pagare le bollette. Patente presa dopo la laurea, unico mezzo bicicletta. Lavoretti di vario genere e shopping e aperitivi da rimandare una volta finiti gli studi. Siamo sopravvissuti senza problemi, abbiamo finito in fretta e trovato lavoro senza scomodare i giornali locali .

    Rispondi

    • Oberto

      01 Novembre @ 15.57

      Al di la di tutto, pure io non capisco perché anche ai miei tempi c'erano una valanga di studenti fuori sede che al loro paese, o zone limitrofe avevano l'università con esattamente la facoltà che frequentavano qua a Parma. Boh! ( svariati miei ex compagni bravissimi e molto in gamba, hanno studiato qui a Parma non sono mica andati al politecnico a Milano o a Torino, bisogna ottimizzare anche le spese, non credo che non ci sia una facoltà di medicina e chirurgia a Tirana)

      Rispondi

  • parmigianoreggiano

    01 Novembre @ 08.17

    parmigianoreggiano

    Vedrai che dopo la laurea verrà il bello...

    Rispondi

    • Vercingetorige

      01 Novembre @ 17.32

      DIPENDE DA DOVE ANDRA' AD ESERCITARE DOPO LA LAUREA ( se ci arriva ) . Se andrà in Albania , dove , in teoria , doverebbe esserci un Servizio Sanitario Pubblico gratuito , imparerà che non solo negli Ambulatori , ma anche negli Ospedali , I Medici , se non li paghi , non ti guardano , e perfino gli Infermieri , se non li paghi , non ti accudiscono. Una signora albanese doveva essere operata per un nodulo ( benigno ) della tiroide , ma non voleva farsi operare nel suo Paese , perchè sembra che la gran parte delle persone sottoposte a questo intervento , perdano la voce. Evidentemente i chirurghi albanesi non tengono in gran conto il nervo laringeo ricorrente . La figlia , studentessa qui a Parma in Facoltà di Economia , l' ha fatta venire ad operare all' Ospedale Maggiore. L' intervento è andato bene e parla normalmente , ma , tra ricovero , operazione , annessi e connessi , ha pagato oltre 20000 euro. Quindi sul presupposto che "per gli stranieri è tutto gratis" , bisogna poi vedere ..

      Rispondi

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