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GCR: Il nostro Appennino che muore

Degrado dell'Appennino Parmense

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COMUNICATO GCR

La situazione dei boschi nel nostro Appennino è pesantemente cambiata negli ultimi anni.
Se ne sono resi conto in particolare coloro che risiedono nei paesi delle nostre montagne e gli escursionisti, che ripercorrevano quelli che fino a poco tempo fa erano bellissimi sentieri immersi in boschi ricchi di castagni, faggi e betulle.
Ora si ritrovano in enormi radure assolate, con i sentieri sostituiti da larghe carraie adibite al transito di mezzi pesanti per il trasporto di legname e mezzi escavatori.
Una situazione veramente drammatica che non risparmia più nessuna vallata delle nostre montagne, e le segnalazioni di questi scempi giungono da ogni regione italiana.
Per quale motivo la politica ambientale è volta a distruggere il nostro territorio anziché tutelarlo?
La ragione iniziale di tutto questo è da ricercarsi in ambito europeo.
L’Ue infatti elargisce forti finanziamenti a tutti gli enti comunali e provinciali che fanno costruire nel loro territorio centrali a biomasse.
Queste centrali avrebbero la funzione di trasformare il legname in energia termica e a prima vista questa potrebbe anche sembrare una gran bella cosa, ecologica ed economica.
Ma gli studi dicono altro.
Mentre la la resa  resa delle centrali termiche per la produzione di calore può essere del 80%, quella delle centrali a cippato per produzione di elettricità è del 10-15%, il che significa che ben l’85-90% dell’energia termica derivata dalla combustione di legname non viene utilizzata. 
Si spreca così la maggior parte di questa enorme quantità di boschi abbattuti e al contempo si rilascia nell’aria una grande quantità di metalli pesanti derivanti da tale processo di trasformazione, oltre che ovviamente altre grandi quantità di CO2, come ha sottolineato anche Federico Valerio, chimico genovese che ha fatto luce su questi nuovi sistemi.
E' evidente che per alimentare le centrali a biomasse, come ad esempio quelle installate a Monchio e Palanzano, sono necessarie enormi quantità di legname, e il vantaggio economico garantito dagli incentivi fa sì che quasi tutti i comuni del nostro Appennino se ne stiano dotando.
Questo modo di produrre energia elettrica è costoso, inquinante, poco produttivo a livello di energia e totalmente distruttivo per il nostro ambiente boschivo.
Quando le nostre risorse forestali saranno completamente annientate, saremo di nuovo al punto di partenza, con la differenza che poche persone si saranno arricchite e tutti noi resteremo completamente senza boschi sulle nostre montagne, con un tasso di inquinamento evidentemente incrementato dalle combustioni.
E pensare che il bosco è molto importante anche per la pulizia dell’aria, dato che abbiamo valori di PM10 altissimi nel capoluogo.
Il monte Fuso da qualche anno è oggetto di continue deforestazioni pesantissime, in cui gli enti pubblici preposti (come Provincia e Comunità Montana Parma Est) non si fanno problemi a rilasciare continue autorizzazioni per il taglio di ettari e ettari di boschi, su qualsiasi versante e in qualsiasi pendenza, dato che serve continuamente nuovo legname per alimentare gli impianti a biomassa.
Alla richiesta da parte delle associazioni ambientaliste di avere documenti relativi a tutti questi tagli boschivi in atto, gli Enti pubblici come la Provincia di Parma e la Comunità Montana hanno risposto in maniera elusiva, rimpallandosi a vicenda, mentre in realtà sappiamo bene che essi hanno sempre collaborato assieme su questi fronti.
Il taglio selvaggio di ettari di faggete secolari a stretto confine col Parco Nazionale dei Cento Laghi nei pressi di Prato Spilla aveva qualche tempo fa suscitato l'attenzione dei media.
Ora c'è stato un altro taglio in Val di Tacca, addirittura più grande, in cui sono stati smantellati in un attimo ettari di faggete di 120 anni di età, con la ridicola scusa di creare maggiore biodiversità.
Tutto questo è reso anche possibile dallo sfruttamento di mano d’opera proveniente dall’Est europeo pagata con stipendi bassissimi.
Nel solo versante nord del Monte Fuso lavoravano contemporaneamente e in modo ininterrotto sei squadre di taglia-legna con relativi mezzi escavatori.
Io credo che sia un nostro diritto pretendere che il nostro ambiente rimanga intatto come lo è sempre stato e che i nostri figli possano un giorno fare delle belle escursioni nei boschi come le abbiamo potute fare noi e non trovarsi invece in uno spettrale paesaggio devastato, solo per il mero arricchimento di poche persone senza scrupoli che riescono a vedere i boschi solo come una risorsa da sfruttare completamente per un personale ritorno economico.
Se ci uniamo e cerchiamo tutti insieme di fermare l’avanzata di questo eco-mostro, nemmeno i vari enti compiacenti possono fare nulla contro il volere unito della gente, ma se decidiamo invece di chiudere tutti gli occhi, non possiamo poi lamentarci delle conseguenze.
A Parma il gruppo che più di tutti si è battuto su questo fronte è stato quello di Rete Ambiente al quale tutti possono aderire alla pagina web http://www.reteambienteparma.org/
Potete trovare testimonianze fotografiche del taglio dissennato e spiegazioni tecniche ancora più esaurienti.
Ricordiamoci che il futuro nasce dal presente e il presente ce lo stiamo costruendo noi, quindi specialmente ora in cui la persistenza nel voler restare a tutti i costi in questa Unione Europea ci sta procurando seri problemi (tra cui questo), abbiamo il dovere di lottare per riprenderci tutto quello che ci stanno portando via e per uscirne vittoriosi dobbiamo essere tutti più uniti che mai e lottare insieme.

Dimitri Bonani

 

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  • Dimitri Bonani

    18 Maggio @ 15.57

    Ho visto solo ora che qualcuno senza avere nemmeno il coraggio di scrivere il proprio nome e cognome, ha voluto lasciare ridicoli commenti dicendo al sottoscritto che non è informato, che è ignorante in materia, ecc… Io non so se tra questi personaggi ci siano dei “tecnici forestali” (qui le virgolette sono d’obbligo) mandati dai vari enti (privati e non) che hanno interessi economici in questa faccenda come quello che hanno mandato all’ultima conferenza pubblica di ReteAmbiente a Langhirano, il quale ad esempio sosteneva che il taglio di molti ettari di faggi ultra-secolari in Val di Tacca che sono stati praticamente rasi al suolo, sia stato fatto per “migliorare” la biodiversità del territorio… Inutile dire lo sdegno che risibili dichiarazioni come questa hanno suscitato nel pubblico presente in sala, così come le altre assurde successive dichiarazioni fatte dagli stessi “tecnici” tipo quella secondo cui questi allucinanti disboscamenti (che non tengono nemmeno conto della pendenza dei versanti in cui vengono effettuati) non possano assolutamente causare frane… Queste dalle mie parti si chiamano molto semplicemente “arrampicate sugli specchi”. Se invece questi personaggi anonimi (di cui si ignora completamente la competenza in ambito forestale) che hanno scritto che dico solo “stupidaggini” fossero convinti di saperne di più di chi opera in questo settore, li invito prima di scrivere altre frase insulse ad informarsi meglio loro, ascoltando il parere di geologi e addetti ai lavori e magari provare a leggere qualche loro analisi che si trova sempre nel sito che avevo già citato: http://www.reteambienteparma.org/ Forse questi individui non hanno neanche visto i recenti servizi in tv sulla relazione tra frane e disboscamenti selvaggi: http://www.tvparma.it/Video/tg-parma---telegiornale/rete-ambiente-parma----e--stato-il-taglio-del-bosc Per tutte le altre sciocchezze che hanno scritto i vari personaggi anonimi come Roberto (di cui dubito fortemente che sia autentico anche il nome) non ho nulla da aggiungere a ciò che ho scritto, salvo l’invito ad andarsi a guardare per bene i link di cui sopra… mentre per quanto riguarda il discorso sostenuto da costoro a riguardo della “bella politica comunitaria” nell’ambito delle centrali a biomasse, li invito a leggersi questo articolo: http://parma-comunica-stampa-parma.blogautore.repubblica.it/2014/04/08/monchio-comune-virtuoso/ Cordiali saluti a tutti, Dimitri Bonani.

    Rispondi

  • Loris

    10 Gennaio @ 15.51

    Per fortuna che di stupidaggini non si muore

    Rispondi

  • Roberto

    10 Gennaio @ 09.26

    Questo articolo è veramente vergognoso. Quello della foto è un normale e tradizionale taglio di ceduazione di un bosco per procurarsi legna da ardere ed è previsto dalle leggi statali e regionali sui boschi DA SEMPRE. Il bosco della foto avrà 20 o 30 anni, non è un bosco secolare. Dopo il taglio, il bosco rinasce e si riforma velocemente. I boschi in Italia dall'ultimo dopoguerra sono raddoppiati in termini di superficie e continuano a crescre, sia in superficie che in massa. Oggi si taglia ogni anno solo il 20% della massa legnosa che cresce, mentre l'80% rimane in bosco ad aggiungersi alla massa già presente. Il consumo di legna da ardere va incentivato, è una fonte rinnovabile che ci permetterebbe di ridurre il consumo di materie fossili e la dipendenza energetica dall'estero. Sig. Dimitri Bonani si informi prima di scrivere certe stupidaggini.

    Rispondi

  • Luca

    13 Dicembre @ 11.49

    ma come si può nel 2013 avere quest idea delle politiche comunitarie ? mi chiedo come si possa pubblicare un articolo cosi colmo di ignoranza in un giornale che viene letto da migliaia di persone ..prima di scrivere studiate, informatevi.

    Rispondi

  • ilsecondo

    09 Dicembre @ 07.32

    fabio_c17@hotmail.com

    GCR, la combustione delle biomasse e' ad emissioni di CO2 zero. O almeno questo e' il mantra che ho sentito per anni quando si parla di alternative ai combustibili fossili per ridurre il supposto impatto umano sui cambiamenti climatici (che poi pure l'IPCC ammette sta andano in maniera ben diversa dalle previsoni).

    Rispondi

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