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Il laghetto e l'isolotto saranno ripuliti

Il consigliere Savani: «Lunedì via all'intervento con la barca. Metteremo anche le mangiatoie»

Laghetto del Parco Ducale

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Il laghetto sarà ripulito. Da lunedì a venerdì. L'oasi del Parco Ducale verrà rimesso a nuovo dai tecnici del Comune e dell'Iren. E così l'oca cignoide maschio Romeo e la sua nuova compagna insieme a tutti gli altri animali del laghetto potranno riavere il loro habitat. L'intervento di pulizia è stato deciso ieri durante un incontro in municipio tra l'assessore all'ambiente Gabriele Folli, la presidente dell'Enpa Lella Gialdi, il consigliere e presidente della commissione ambiente Fabrizio Savani con i tecnici comunali e dell'Iren, dopo che nelle settimane scorse erano stati trovati morti un'anatra, l'oca cignoide femmina Giulietta e alcune tartarughe.
«Innanzitutto - spiega Savani - puliremo l'isolotto e verificheremo le bocchette di scolo del laghetto per tenere l'acqua più limpida. Metteremo delle mangiatoie fisse o galleggianti per favorire il benessere delle oche cignoidi e una volontaria si occuperà della loro alimentazione. Con l'ausilio di un veterinario faremo poi ulteriori verifiche per la salute degli animali. Chiaramente, ma solo per le operazioni di pulizia, verrà ripristinata la barca». Ben venga l'intervento, per recuperare non solo una vera oasi della città, ma anche un luogo storico caro a tutti i parmigiani. Che è parte della nostra memoria.
E l'operazione di pulizia per molti è prioritaria, «anche perchè così come è ridotto non è solo un ambiente malsano per gli animali che lo popolano, ma anche per noi uomini»: lo assicura Umberto Varoli, dirigente d'azienda in pensione e grande appassionato di storia parmigiana, in particolare dell'Oltretorrente, là dove è nato lui. E cioè, in via Bixio. «Nella storia, il laghetto è sempre stato un motivo di attrazione e quindi tenuto in ordine tutti i giorni, almeno fino agli anni Sessanta, poi progressivamente è iniziato il degrado - spiega Varoli -. Come sappiamo il Parco Ducale fu fatto costruire dai Farnese e Ranuccio II nel 1690 vi aggiunse il lago per una naumachia in onore delle nozze del figlio. Quindi, la funzione era quella di corte e solo con l'Unità d'Italia la funzione pubblica del Parco ha avuto la prevalenza. Il laghetto veniva alimentato dal canale Naviglio Taro, che nasce sotto Oppiano, vicino a Ozzano. In pratica, era stata utilizzata l'acqua che serviva per pulire la città». Ieri come oggi: l'acqua del laghetto non è quella della Parma, come molti potevano pensare, ma quella del fiume Taro: «Da Oppiano il canale arriva a Porta San Francesco e da lì alla Rocchetta, il ponte di Mezzo, quindi via per strada Farnese e per il Giardino Pubblico - continua Varoli -. Il Naviglio esce poi dalla città verso Baganzola con il nome di Galasso. Chiaramente per portare l'acqua al laghetto sono state fatte delle deviazioni». Il primo strumento che gli operai del Comune utilizzavano per la pulizia era la barca, la stessa che ora verrebbe ripristinata. «Nella storia, gli addetti del Comune - precisa Varoli - avevano il compito di tenere pulite anche le grate, la via d'ingresso dell'acqua del Taro: gli operai sollevavano i lastroni e con il badile ripulivano questi grossi filtri. Infatti, quando l'acqua del lago era olosa sapevi che il Taro era in piena, se no non era possibile. Addirittura, anni fa veniva svuotato completamente dall'acqua per levare la melma e i pesci finivano anche ai Lagoni, in attesa del ripopolamento». Un'oasi, dove in passato arrivavano anche tanti animali di passaggio: «Quando eravamo bambini erano famose le "V" delle anatre alzarsi in volo alla sera per poi tornare la mattina successiva - ricorda il grande appassionato -. Senza dimenticare le gare di pesca sia per i grandi che per i bambini: gare molto utili per evitare che crescessero pesci troppo grandi e pericolosi come invece ci sono ora. Ma sono anni che non si fanno più gare, che il laghetto non viene svuotato e le grate non vengono pulite. Ed è diventato un ambiente malsano, portatore solo di larve». E' lontano il ricordo delle rondini che arrivavano al Parco Ducale per bagnarsi il petto, così come è difficile rammentare l'ultima coppia di giovani sposi che per l'album si facevano fotografare davanti al Trianon. «Per noi figli dell'Oltretorrente, il Giardino pubblico è sempre stato il fiore all'occhiello - confessa Varoli -. E quelli della Piazza pagavano dazio per entrare nel nostro parco. Oggi resiste solo il chioschetto, un'isola ancora di parmigianità, e la Corale Verdi che con orgoglio vanta il passaggio al Giardino. Quando portavamo i calzoni corti, c'erano i vigili che controllavano il rispetto per la flora e la fauna, c'era mio zio Ugo Fragni, grande invalido di guerra, che nel viale affittava i grilli per i piccoli e le biciclette senza rotelle per i ragazzi; c'era il signore che affittava gli schettini, l'altro che vendeva la liquirizia. E alla domenica veniva anche quello che vendeva i ceci. Addirittura nel dopoguerra facevano i concorsi di bellezza, anche per i bambini, accompagnati dalle nonne e dalle zie zitelle. Poi, c'era la mostra delle Conserve, la vetrina con il meglio della città. E c'erano le rondini, che si preparavano a fare il nido come veri muratori, con polvere e l'acqua del laghetto: uno spettacolo». Certo, uno spaccato in bianco e nero che ha perso il colore del tempo, spazzato via dalle troppe foglie cadute. Ora si dice che è il laghetto delle badanti, che si ritrovano per trascorrere la domenica. Per dire, che i parmigiani non trovano più piacere nella passeggiata al Parco Ducale. Ma con il recupero di questo gioiello, anche i figli di Maria Luigia torneranno in riva al laghetto di Ranuccio II e magari, un giorno, insieme alle rondini.

 

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  • Nocciolina

    31 Gennaio @ 12.27

    Abbiamo un Parco che è un gioiellino, vi prego facciamo il possibile per riportarlo allo splendore di una volta!

    Rispondi

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