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La riscoperta degli indiani d'America

La riscoperta degli indiani d'America
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Il paesaggio è ancora quello di un tempo, di una bellezza selvaggia e struggente: i pinnacoli di roccia rossastra e gli archi di arenaria che sembrano incendiarsi al tramonto, i canyon vertiginosi solcati da torrenti impetuosi, i deserti di sabbia ocra punteggiati dal verde di qualche cactus solitario. L’aspetto del New Mexico, dell’Arizona, dell’Utah e del Colorado è ancora quello del leggendario Far West. Ci sono ancora gli indiani con i loro abiti multicolori di pelle e i copricapo piumati intenti nelle danze rituali, e poi i cowboy a cavallo abili nel far roteare il lazo, ma i primi non abitano più nei tepee di pelle nelle praterie brulicanti di bisonti, bensì in roulotte nelle riserve, e i secondi non guidano più le immense mandrie di bovini tra i guadi fino alla ferrovia.
Entrambi sono ancora lì, ma solo per i turisti.  L’ambiente si presenta decisamente vario: le rocce fiammeggianti del Grand Canyon si alternano con le vette imponenti della Sierra Nevada e delle Rocky Mountains, le Montagne Rocciose, che riverberano al sole come le bianche saline e le dune gessose dello Utah e del New Mexico, nelle gole del Colorado, tra i giganteschi cactus del deserto di Sonora o negli enigmatici pueblos, gli insediamenti rupestri degli indiani precolombiani.


 Nell’ex centro minerario di Tombstone si ripropone ogni giorno la "sfida dell’OK Corral", mentre a Talluride, la città dei cercatori d’oro, un emulo di Butch Cassidy crea ancora qualche brivido simulando una rapina in banca. L'operatore milanese "I Viaggi di Maurizio Levi" (tel. 02 34 93 45 95, www.deserti-viaggilevi.it), specializzato da oltre vent'anni con il proprio catalogo "Deserti" in viaggi e spedizioni nei deserti di tutto il mondo, propone come novità da quest’anno un originale itinerario di 13 giorni sulle orme degli Indiani d’America attraverso la regione del Four Corners dove si incontrano New Mexico, Arizona, Utah e Colorado.  Uno sguardo ravvicinato alla storia e alla cultura di alcuni gruppi di nativi americani come Navajo, Apache, Pueblo e Anasazi.
Si comincia con la spettacolare Monument Valley, con i suoi pinnacoli di roccia rossa. Poi l’enorme macchia blu del Lago Powell, secondo bacino artificiale americano prodotto da una diga alta 216 metri, in mezzo al deserto; poco distante lo Slot Canyon, un corridoio tortuoso che percorrendolo dà la sensazione di arrotolarsi attorno alle sue pareti rosso fuoco come se ci si avvitasse ad un cavatappi. Il suggestivo Canyon de Chelly, profondo 300 metri e inserito nella maggior riserva indiana, reca le tracce di antichi insediamenti hopi a partire dal IV sec., quindi dal Settecento divenne una roccaforte navajo contro gli invasori spagnoli, messicani e infine americani; oggi è un luogo sacro in ricordo della strage di Navajo avvenuta nel 1864.


 Taos Pueblo, il più antico villaggio indiano tuttora attivo, sorse nel IX sec. ad opera di indiani tiwa e divenne uno dei principali mercati spagnoli delle due Americhe, punto di incontro e di contatto tra europei e locali; da fine 800 ospita una nutrita colonia di artisti, intellettuali e hippies che operano a fianco dei nativi. Il Chaco cultural national historical park, ubicato nel canyon omonimo e protetto dall’Unesco, è un sito archeologico di straordinaria importanza perché conserva la più alta testimonianza della cultura india Anasazi, nata con un’agricoltura primordiale nel 9.000 a.C. e che ebbe qui tra il 900 e il 1200 il suo principale centro politico, economico e culturale, con ben 400 villaggi formati da case alte fino a cinque piani e una rete stradale di centinaia di km; Pueblo Bonito, grande come il Colosseo e capace di contenere 1.200 persone in 700 abitazioni, è il villaggio meglio conservato.
 L’immenso Canyolands national park è un’ampia e profonda valle scavata dal fiume Colorado e dal Green River, i quali hanno formato bizzarre formazioni rocciose di tonalità rossa e beige, come un labirinto di spuntoni rocciosi, profonde gole quasi inaccessibili e pinnacoli, torri e archi di roccia; singolari la Valley of the Gods, elevazioni rocciose sacre ai Navajo, e il Goose Neck, curiosa serie di meandri del San Juan River a forma di collo d’oca. L’Arches national park è un posto incredibile, pieno di spettacolari sculture nella roccia di arenaria rossa create dall’erosione, dove si contano oltre 2.000 tra archi e ponti naturali, compreso il maggiore arco del mondo. Il Mesa Verde national park protegge il più famoso sito archeologico statunitense, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di villaggi rupestri costruiti dagli indiani precolombiani, a partire dal II sec. a.C. e fino al 1200, entro enormi cavità di grandi canyon e in nicchie sull'altopiano ricoperto da boschi.


Durango è una cittadina importante come nodo ferroviario e centro minerario dei cercatori di oro e argento, creata nel 1879 da minatori, cowboy e dai primi coloni; nel centro ospita begli edifici ottocenteschi e saloon dove si respira ancora l’atmosfera da vecchio West. Infine Santa Fe, capoluogo del New Messico e più vecchia città degli Stati Uniti, segnata come nessun’altra nel Sudovest dalla tradizione indiana e spagnola.  Partenze per piccoli gruppi con voli di linea dall’Italia su Albuquerque il 15 giugno, 1 luglio, 6 e 31 agosto e 14 settembre, pernottamenti in hotel e lodge con prima colazione, alcuni pasti, percorso in minibus con guida italiana, quote da 2.970 euro.
 

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