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Catalogna, è qui la festa

Catalogna, è qui la festa
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di Federica Beretta
Sono follemente orgogliosi della loro  terra;  fieri della  lingua e  della cultura; si dedicano con passione al mantenimento delle   tradizioni riuscendo a brillare di luce propria nel grande stato di cui fanno parte, la Spagna. Sono fantastici questi catalani. Vivono in una delle aree più ricche e avanzate del mondo, ma si  immergono ancora anima e corpo nelle feste patronali cshe profumano con fuochi d'artificio e sorrisi il Paese. Il loro Paese. Quello che ha Barcellona per capitale.
 
Sitges è una città   di mare a sud ovest di Barcellona. Il ventidue settembre, in onore della sua patrona Santa Tecla, si trasforma. Il sapore di salsedine si amalgama a quello dei   giochi pirotecnici che illuminano le vie antiche. All'inizio della processione uomini e donne s'arrotolano nelle fasce colorate per sorreggere i «Gigantes»,   figure alte quasi tre metri che rappresentano   signori feudali e re arabi. Altri protagonisti della festa   gli «Americanos», uomini originari di Sitges che nel nuovo mondo hanno fatto fortuna. Un cittadino d'eccezione? Facundo Bacardì, creatore dell'omonimo rum. All'ora X questa tranquilla città viene invasa da un esercito di tamburi, diavoletti e danzatori coi bastoni. E' la giungla dei colori: fuochi d'artificio dorati, abiti verdi e blu, bandiere catalane gialle e rosse appese ai balconi in ferro battuto stile liberty. Ci si perde  tra i fischi e le grida dei bambini che danzano al ritmo dei tamburi. L'entusiasmo è dilagante e l'euforia appaga   tutti i sensi. Mentre il ritmo ti incalza una tempesta di petardi fuoriesce dalle bocche dei draghi che impauriscono i più piccoli. I danzatori duellano con bastoni al centro della piazza e schivano le vesti dei Gigantes che girano su se stessi accompagnati dai diavoletti. Tutto   sullo sfondo di una costa   stretta tra il lucido mare e maestose colline. Nei ristoranti non regna la paella ma la Fideuà, una specialità del luogo fatta da vermicelli corti con gamberi e calamari.
 
Più a sud sulla costa catalana s'incontra   Terragona, la prima città costruita dai  Romani «fuori dall'Italia». «Terraco», come era conosciuta all'epoca della seconda guerra punica, aveva un ampio tempio consacrato all'imperatore Augusto che per due anni visse in questa città mentre combatteva le tribù dei Cantabri e degli Asturi. Ancora oggi è possibile individuare il perimetro dell'antica Terraco perchè delimitato da mura possenti a cui sono addossate le abitazioni costruite nel diciannovesimo secolo. Fermandosi a guardare le rovine dell' anfiteatro pare di sentire le grida degli antichi cives eccitati dai gladiatori. Il circo della città è   solo in parte visibile perchè nascosto da nuovi edifici. Un pregio o un difetto? Se fosse al completo l'immaginazione non potrebbe più ricostruire quell' enorme spazio in cui  bighe e   quadrighe si sfidavano. Tra le maestose mura, assaporando quel sentore di antichità che solo pochi luoghi hanno, capisci perchè Terragona è stata dichiarata patrimonio dell'umanità. Il ventitrè settembre è giornata di festa e la città si riempie del suono della Gralla, tipico strumento musicale catalano che accompagna la processione. L'anima della fiera sono i castellers: gruppi di persone che formano torri umane a più piani. Questi spericolati atleti si allenano per mesi per arrivare più in alto possibile con la loro costruzione, ideata da  «architetti» che sfidano le leggi di gravità. La folla rimane col fiato sospeso mentre un bambino va a completare la torre scalando i suoi compagni adulti. Una volta raggiunta la vetta  alza  una mano, è il segnale: un boato si leva da tutta la piazza. Curiosa l'origine di questi torri umane: venivano utilizzate per avvistare  i pirati in arrivo. La Catalogna è anche terra di vini e a Terragona si può assaporare il Cava   spumante e il Mont Marcal, un rosso super.
 
E Barcellona? La città torna all'antico in occasione della Mercè, una festa che dura dal ventitrè al ventisette settembre. Per preparare le seicento attività che la animano si mettono in moto settemila volontatari per tutto l'anno. Anche  qui non mancano i Castellers divenuti simbolo della protesta contro la dittatura franchista. Nella «rambla» principale, l'attenzione di migliaia di persone viene catturata dai travestimenti degli artisti di strada che suonano, cantano e spaventano i turisti distratti. Il profumo inebriante dei bouquet venduti per strada  rapisce l'olfatto.

Meta d'obbligo è il Born, un quartiere da poco rivalutato colmo di strutture in ferro e zona di mercati. Piatto forte sono i negozi, ce ne sono davvero per tutti i gusti: dalle caramelle ai vestiti all'ultima moda. Cosa accomuna tutti gli angoli di Barcellona? Il calore della sua popolazione, la voglia di ritrovarsi ai tavolini all'aperto dei locali godendosi le architetture di Gaudì. Girando per la «passeggiata di Gracia» folle di turisti sono ferme ad apprezzare le ville dell'artista Catalano che è riuscito a sposare la natura e la mano dell'uomo in un miracolo di design. La casa degli inventori del famoso «Chupa-chups»   rievoca la leggenda di San Giorgio e del suo drago. Per questo il   tetto è squamato e lungo la facciata si può riconoscere la spina dorsale dell'animale.  Ad illuminare poi il mare calmo della notte  ci pensano i fuochi d’artificio. Sbocciano nel buio come fiori dorati e i loro petali creano venature chiare sull’acqua.Catalogna: una terra per chi ama farsi scaldare dal calore umano. Terra di odori, di colori intensi, di profumi, di sapori, di luci. Terra dei sensi. 

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