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Koh Samui, fuga tropicale

Koh Samui, fuga tropicale
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E' stato per secoli il rifugio quasi nascosto di mercanti, pescatori e raccoglitori di noci di cocco. Oggi i cocchi sono quasi spariti per lasciare il posto ai resort. Mentre i mercanti, che una volta portavano merci in tutto l'Oriente, smerciano Lacoste taroccate e finti Ray Ban. Una volta si trovavano qui gli hippy in cerca di lisergiche visioni accarezzati dal monsone. Oggi, un giorno al mese, nessuno dorme. E per i party dedicati alla luna piena arrivano migliaia di persone.
Benvenuti a Koh Samui, isola antica con un presente giovane, astro nascente del turismo della Thailandia che che dopo il tragico tsunami che ha sconvolto i mari d'Oriente ha visto il suo volto cambiare. E pensando che qui, fino al 1990 non c'era neppure una strada che circumnavigasse la costa, ci si accorge di che cambiamento sia stato. Una vera rivoluzione.
La scossa, come detto, la diede l'onda assassina che distrusse Phuket e tutte le località sul mare delle Andamane. Koh Samui, sull'altra costa non venne toccata e qui si riversò quindi una moltitudine di turisti innamorati del sole, del cibo piccante, dei prezzi bassi e dei sorrisi. Ovvero della Thailandia. Il risultato fu che per accontentarli tutti si scatenò una febbre del mattone che ha fatto spuntare formicai di stanze in ogni dove. Quando, dopo la ricostruzione a Phuket l’orda di scandinavi e tedeschi si è ritirata, sono rimaste le insegne delle guest house e dei resort. Il numero di stelle in cielo è nullo rispetto a quelle che occhieggiano dai neon.
Resort di lusso e semplici guest house, spa da mille e una notte e casette con un ventilatore e poco più: la scelta è sterminata. Il risultato è che a Chaweng, sette chilometri di spiaggia e vita notturna per tutti i gusti, si possono trovare stanze con veranda e piscina sulla spiaggia per pochi euro a notte. Sull'altra costa, pochi chilometri più in la, il prezzo già basso si riduce della metà.
La striscia di sabbia bianca che sfuma nell’azzurro, invece, si divide in tre: quella nord ha acqua bassa e tanti posti letto allineati a due passi dalla battigia. La parte centrale è la più affollata: qui si affittano per pochi bath lettini e sdraio, mentre le massaggiatrici in T-shirt color pastello offrono pigolando trattamenti all’olio. La terza zona è ancora più quieta. Alcune cale deserte regalano ancora l’emozione d’immaginarsi esploratore.
Se esploratori poi volete esserlo davvero basta poco: due ruote a noleggio e poco altro. Se però non ve la sentite di salire sui malmessi scooter locali - e ricordate che il Codice della Strada qui è una ipotesi molto vaga - la scelta è ampia. Si passa dai taxi (economici) ai bus (economicissimi), fino agli onnipresenti tuktuk. Sono pratici e economici: ma se siete alti più di un metro e ottanta la comodità è una altra cosa. Il bello di girare con lo scooter è che tra una sosta e l’altra potrete smettere di sudare. E ringraziare il vento tra i capelli.
Per chi sogna di sguazzare in un acquario basta un viaggio di venti chilometri fino sulla costa ovest: da qui, in cinquanta minuti di galoppata nel blu si arriva al parco nazionale di Ang Thong, dove è stato girato The Beach con Leonardo Di Caprio. Bastano maschera e pinne: l’acqua è tiepida e cernie, pesci angeli e pappagallo non conoscono la timidezza. Il parco, in totale, raggruppa 42 scogli più o meno imponenti. Alcuni sono solo un assaggio di terra a filo dell’acqua, altri osano arrampicarsi per qualche centinaio di metri all’asciutto.
La più celebre – e quindi affollata – tra le isole è Koh Mae Ko: a oltre 200 metri di altezza vi troverete a specchiarvi in una sorta di laghetto che pare dolomitico. La bizzarria è che sta tra palme e mangrovie. Passerete dal fiatone per la fatica dell’arrampicata alla sorpresa di quello spettacolo. Altrettanto ripida è la salita che porta in vetta a Koh Wua Talap: in quest’isola ha la sede l’autorità del parco e ci sono anche alcuni bungalow senza fronzoli dove dormire. Quando la massa dei gitanti rientra finalmente verso Koh Samui, al tramonto, gli unici rumori sono quelli delle scimmie che fanno ginnastica sui rami. E a quel punto un bagno solitario sarà un sospiro di beatitudine

Tintarella durante il giorno, il relax di un massaggio per sciogliere le articolazioni al tramonto in uno dei tanti centri più o meno lussuosi. E il pedicure, per chi ama il genere, lo si fa immergendo i piedi in vasche piene di minuscoli e voraci pesciolini che si occupano del peeling.
Poi arriva la notte. E Koh Samui di andare a dormire non ne ha nessuna voglia. Il centro della vita notturna è in due soi , ovvero vicoli, di Chaweng: soi Green Mango e soi Reggae. Inutile spiegare come trovarli: basta seguire la folla. Il primo una stradina a forma di «U» colonizzata con monotonia da pub anglosassoni, sale da biliardo e, appunto il Green Mango, la discoteca più celebrata e affollata. Dalle 23 alle 2 ballano tutti. Intorno, affacciati sulle strade perennemente intasate da taxi, scooter e auto in coda. I cartelli indicano un volenteroso sistema di circolazione. Il risultato appare un po' confuso.
Volutamente caotica è invece la vita notturna: ognuno può scegliere il proprio genere. In linea di massima, i pub finto-australiani o simil-irlandese con musica dal vivo e disegni aborigeni alle pareti sono quelli dedicati a chi cerca soltanto birre, accordi rock e due chiacchiere. I più silenziosi locali con biliardo strizzano l’occhio a chi viaggia da solo: le ragazze che si ostinano a giocare tra di loro portano scritto in faccia che la compagnia qui è a prezzi da discount. Per chi invece si scatena solo con le versioni in playback di Madonna e degli Abba la scelta è obbligata: i katoey , gli eterei travestiti locali, sfoderano clamorose mise di paillettes invogliando a entrare al Moulin Rouge. Attenzione però: con il tacco 12 queste divine in falsetto sfiorano spesso il metro e novanta.
Anche per la gola poi si può contare su una legione di templi: peccato che per la maggior parte siano chiese d’importazione. Italiani, francesi, bistrot mediterranei: quasi tutti i locali più eleganti, quelli affacciati su Chaweng Beach road, offrono un mix di cucine indecise per compiacere turisti in cerca dei rassicuranti sapori di casa. Tanto poi alla fine si ritroveranno tutti a guardare il mare. Forse gli spaghetti della cena non erano un granché. Ma il tramonto su quel mare turchese è di quelli che non ti scordi.

LA TOP 5

1- IL PIU NATURALE ANGTHONG NATIONAL PARK
Ad un’ora di barca da Koh Samui, questo arcipelago di 42 isole è un rifugio nascosto di silenzio assoluto da scoprire pian piano come in un caccia al tesoro.

2 - IL PIU' ESOTICO IL SAFARI NELL'INTERNO
Un intero giorno di safari che non è solamente un tour dell’isola ma anche un modo per scoprire la fauna locale. Per osservare gli animali ci si sposta su un elefante.

3 - IL PIU' SPORTIVO AL CHAWENG STADIUM
VAL E' Il tempio locale della boxe thailandese dove combattono i più famosi campioni nazionali e lottatori di fama internazionali da tutto il mondo.

4 - IL PIU' SACRO  THE BIG BUDDHA
Localmente conosciuto come Wat Phrai Yai, questa statua di Buddah dell'altezza di dodici metri è stata costruita nel 1972 e da allora è una delle maggiori attrazioni dell'isola.

5 - IL PIU' PROFONDO  KHO TAO & KOH NANG YUAN
Questa area è ideale per il diving e per godere facilmente della spettacolarità della più bella e fertile barriera corallina in Thailandia a pochissima profondità.

 

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