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Sciare sulla via romana

Sciare sulla via romana
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di Luigi Alfieri

Duemila anni prima che nascesse l'Autostrada del Brennero il mondo mediterraneo e  quello tedesco erano uniti dalla Via Claudia Augusta. Ai tempi di Druso, che la volle edificata,  di Adriano, di Marco Aurelio, di Caracalla,  il passo Resia era la cruna dell'ago attraverso cui transitavano gli eserciti, le merci e la cultura che dal cuore dell'impero si allungavano verso l'Europa barbara. Uno snodo fondamentale, trafficato. Ora tutto il passaggio si è spostato sull'autostrada e il comprensorio del Resia è  un'oasi di pace, un paradiso invernale per gli sciatori, un paradiso estivo per gli escursionisti. Attorno al passo sono stati tracciati 116 chilometri di piste divisi tra San Valentino alla Muta, Belpiano e Nauders, tutti frequentabili con un solo ski pass. Nella stessa area è possibile praticare lo snowkite, il fondo, lo slittino, il pattinaggio sul ghiaccio e il curling. La natura ha dato a questa fetta  di Alta Val Venosta, dove confluiscono i confini di tre stati, Italia, Austria e Svizzera, tutto quello che la montagna può avere: vette immacolate, un'alternanza ben calibrata di pendii dolci e aspri, laghi ventosi, cieli di un azzurro straziante, boschi sterminati e un gran freddo, che per gli sport invernali è come il fiore per la farfalla. È il clima invernale gelido - ma secco e per questo sopportabile - che permette alla neve di essere «sempre presente». Come permette al lago Resia di ghiacciare trasformandosi, a seconda dei punti, in una pista di pattinaggio, in una rampa di lancio per i «paracaduti» che tirano verso il cielo gli appassionati di snowkite, nel terreno ideale per  le anomale «bocce» del curling, in un bel tracciato per lo sci di fondo.

Quel che non ha fatto la natura, lo hanno fatto i coriacei montanari della Val Venosta.  I paesi di Curon, San Valentino alla Muta, Resia e Vallelunga si sono uniti tra loro nell'«Associazione turistica Passo Resia», che governa al meglio ciò che l'ambiente ha messo a disposizione. Sono sorti alberghi accoglienti dotati di ottimi ristoranti e spa confortevoli, scuole di sci di livello internazionale, servizi turistici impeccabili, che non meravigliano chi conosce quella fetta di via Claudia Augusta che va sotto il nome italiano di Alto Adige. Ogni giorno i pulmini collegano le tre località sciistiche e nei quattro paesi membri dell'associazione vanno in scena eventi di ogni tipo: gare di slittino lungo la pista illuminata (3 chilometri) di San Valentino, escursioni a cavallo, arrampicate in notturna sul ghiaccio, escursioni di sci alpinismo, gite con le ciaspole, nordic-snow-walking, corsi di snowkite, gite in slitta trainata da cavalli, musica live nel Bergstadel di Resia, fiaccolate notturne e corsi di ogni genere. La vera attrazione dell'alta valle è, però, lo sci alpino. Ovunque le piste sono larghe e ben battute; ripide e  spigolose a San Valentino, più dolci a Belpiano, dove però non manca una bella «nera», variate nella stazione austriaca di Nauders. C'è una cosa che rende questi impianti  tra i più attraenti di tutto l'arco alpino: la scorrevolezza. Il rapporto tra la lunghezza delle piste e il numero dei posti letto a disposizione dei turisti è tale che non c'è mai un  affollamento pericoloso. Si scia in tutta tranquillità, senza ressa sulla neve e senza code estenuanti alla partenza delle seggiovie. C'è tutto il tempo di godersi la bellezza delle vette lontane, di vederle rosa al mattino e abbaglianti quando il sole è alto, di vedere le loro ombre che si allungano mentre si avvicina la sera, di vedere il cielo farsi indaco e poi cobalto al sorriso delle prime stelle. Di guardare, in fondo alla valle, il lago di Resia gelato, con il campanile di Curon che spunta come un fungo dalla superficie di vetro; perché là in fondo, sotto le acque gelide, c'è un paese fantasma. Un paese di mille abitanti, con negozi, osterie, case ladine, stalle, fienili e strade, sommerso per dare spazio al nuovo lago. E ogni volta che lo sciatore scorge quel campanile giù a valle, un brivido corre lungo la schiena. Ma non è un brivido di freddo. 

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