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Albania: l'ultima frontiera del Mediterraneo

Mare splendido, sorrisi, prezzi bassi e tante sorprese

Albania: l'ultima frontiera del Mediterraneo
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Capita di fermarsi in una stazione di servizio per un caffè, lungo l’autostrada, e di trovarsi nel bel mezzo di un ricevimento di matrimonio. Poche ore prima facevi lo slalom tra capre e bovini sulle strade di montagna, e qui le berline di lusso hanno i cerchioni tirati a lucido, addobbati di fiocchetti rossi. Il giorno prima eri steso al sole su una spiaggia da sogno, l’ombrellone di paglia e la musica lounge in sottofondo, e di colpo ti ritrovi in una dimensione il cui folclore va ben oltre ciò che comunemente si intende con il termine kitsch. Fino al congedo l’Albania regala stupore: sguardi incantati e bocche spalancate d’incredulità. Fa sorridere allo stesso modo il ricordo di quell’espressione interdetta di chi, poco prima della partenza, ti chiedeva perché mai avessi deciso di andare in Albania per l’estate. «E perché no?» avresti dovuto rispondergli.

Quella che da alcuni è stata definita l’ultima frontiera del Mediterraneo è meta di un numero sempre maggiore di italiani e le ragioni sono diverse: mare bellissimo, natura ricca, prezzi bassi. Si raggiunge in un paio d’ore di volo o con una notte in traghetto. Basta attraversare l’Adriatico et voilà, l’Albania è servita. Dall’aeroporto di Tirana si può noleggiare un’auto e scoprire il Paese «cavalcandone» le strade: in cinque o sei ore si arriva sulla costa sud, dove spiagge da cartolina attendono i turisti curiosi di scoprire i luoghi sconosciuti di quella popolazione a noi così vicina. Stupisce l’incanto di una natura meravigliosa, al pari della cortesia della gente e del costo della vita (che permette a noi turisti stranieri di concederci non pochi sfizi in più). Attenzione, però, perché non mancano nemmeno le fotografie di desolazione di un Paese che sembra volercela mettere tutta per emergere a livello turistico, ma che senz’altro deve scontare ancora diverse lacune: dall’abuso edilizio che deturpa costa ed entroterra, alla difficile gestione dell’immondizia (tutto il mondo è paese), fino al traffico selvaggio e completamente senza regole in strade decisamente mal ridotte (non si offenderanno, gli amici albanesi, ma al volante non ci sanno proprio fare).

Premessa doverosa, quindi: l’Albania è ricca di bellezze mozzafiato, ma non è bella al 100%. Il mare, senz’altro, è una mirabile sorpresa: le perle del sud – da Dhermi a Ksamil, passando per la vivacissima e un po’ caotica Saranda – di certo non deludono. Acqua cristallina, spiagge da sogno (sabbia, ciottoli o scogli da cui tuffarsi nel blu) e abbuffate di pesce (ben cucinato) a prezzi davvero ridicoli per noi italiani sono più che sufficienti a trasformare un viaggio in un’esperienza meravigliosa. Tra le spiagge imperdibili di Ksamil e dintorni, da segnalare senz’altro «Three islands», «Monastir» e «Llaman». Una mezza giornata alternativa è da dedicare al parco archeologico di Butrinto, poco più a sud di Ksamil, così come vale la pena ricordarsi della sublime insalata di mare del ristorantino che guarda sulla lingua di mare di «Pulebardha Beach». Rimanendo in tema gastronomico, nel (lungo) viaggio che da Tirana conduce a Saranda, se si sceglie la strada costiera una tappa obbligatoria è quella nel verdissimo parco nazionale di Llogara, per una indimenticabile grigliata di carne nei boschi (fermarsi per un vasetto di miele, poi, è inevitabile, così come cedere alla tentazione di una pannocchia arrosto, poco più avanti). Visitare anche le città, su tutte la capitale, Tirana, contribuisce a farsi un’idea ancora più variegata di un Paese in pieno fermento e ricco di contrasti che lo rendono affascinante. Nonostante l’Albania sia una meta relativamente nuova per noi italiani, è bene sapere che le settimane centrali di agosto, anche lì, tutto diventa più difficile e meno rilassante, per via del sempre maggior numero di turisti che affollano le mete più apprezzate. Se appena si può, il consiglio è di godersela fuori stagione.


  Tirana  

La movida tra i palazzi ottomani

Si respira il fermento, a Tirana. La capitale è viva e vivace, in pieno rinnovamento, e – soprattutto – giovane. Di questa città aveva scritto Indro Montanelli nel 1939, descrivendola come «un mondo mescolato, pittorescamente mescolato: ci trovi automobili di lusso e carrozze preistoriche intente a sonare la tromba come fossero automobili anch’esse». Sono passati quasi ottant’anni (nei quali l’Albania ne ha passate di tutti i colori) ma la descrizione calza ancora a pennello. I musi lunghi delle Mercedes abbondano, mentre in corsia di sorpasso ti capita di staccare un carretto trainato da un asinello. Il paese dei contrasti si specchia perfettamente nella sua capitale: una città che sembra interamente proiettata al domani, ma che ancora porta evidenti i segni del passato, a partire dalle profonde cicatrici di un’urbanizzazione senza controllo che caratterizza tutto il paese. Il quartiere Bllok (che un tempo ospitava la residenza off limits del dittatore Hoxha e di altri membri del politburo durante il regime) oggi è il più animato, rappresenta il cuore della movida cittadina, con locali cool, centri culturali, caffè letterari e gallerie d’arte. I palazzi, qui, hanno facciate arcobaleno come ti può capitare di vedere a Berlino, mentre dalla vicina piazza Scanderbeg, dedicata all’eroe nazionale Gjergj Kastrioti Scanderbeg, basta guardarsi intorno per scoprire negli edifici i segni delle varie fasi storiche: dagli Ottomani alla monarchia, dal fascismo al regime comunista. È un mosaico di culture e religioni, in cui chiese e minareti convivono, così come i macchinoni di lusso fanno coi muli.

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