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Normandia, i colori della terra dei pittori

Viaggio lungo le memorie degli Impressionisti. Tra città medievali scogliere e graziosi borghi di pescatori. In una tavolozza di scoperte

Normandia, i colori della terra dei pittori
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Solitamente succede il contrario: guardi un quadro e rivedi il paesaggio. Qui, in Normandia, invece accade una strana magia: è la natura che sembra la copia. E la realtà pare quella uscita dai pennelli di Monet e Pisarro, Sisley e Caillebotte. Potenza della luce e delle nebbie certo, della capricciosa mutevolezza delle nubi e della sfrontata irruenza dei campi fioriti, delle architetture delle vecchie case e delle smorfie dei doccioni delle cattedrali. Oppure, soltanto, della malìa dei luoghi. Ma se, dalle spiagge brumose di Etretat ai vicoli sempre sghembi di Caen, questa è la sensazione che ti avvolge un motivo ci sarà. E tanto vale farsi prendere e portare via, cedere ad una languida dolcezza impressionista e viaggiare tra le sfumature. La scelta delle gradazioni, tanto, è infinita. Soprattutto adesso che un viaggio in Normandia – giusto a due ore d’auto da Parigi – vale doppio perché in questo periodo – fino al 26 settembre – l’intera regione è coinvolta nel Festival Normandia Impressionista.

Le foto del lettore Ruggero

IL GIARDINO TAVOLOZZA

Ogni località organizza eventi e mostre: anche se poi certe emozioni le ritrovi più facilmente all’aria aperta, sulla passeggiata di Fecamp o nella piazza di Rouen. Dove la facciata della cattedrale è l’archetipo di ogni quadro impressionista. Il punto di partenza, quasi obbligato, è comunque Giverny. Qui, al numero 84 di rue Monet, si trova la casa del grande pittore. E una volta entrati nel giardino si comprende tutto. Perché questo trionfo di glicini e tulipani, lavanda e papaveri racchiude ogni tinta possibile. Monet non ha fatto altro che aprire la finestra e prendersi la tavolozza. La riprova poi arriva attraversando la strada e arrivando allo stagno delle ninfee: è qui che sono nati i capolavori conservati al Museo dell'Orangerie. Anzi, forse i quadri sono le vere ninfee, l’idea stessa di fiore che muta. Quelle che galleggiano sull’acqua del laghetto invece ne sono solo il ricordo. Una materia impalpabile di cui, da qui in avanti, potrete fare incetta godendo il mutare del colore dei campi che si attraversano per arrivare a Rouen. La sera, nella tortuose strade del centro, tra case con le facciate a graticcio, sembra di sentire ancora il passo pesante degli armigeri che scortavano Giovanna D’Arco al rogo. Perché tra queste pietre nei secoli, dai tempi dei vichinghi in avanti, si è fatta la storia. Ma poi quando il sole torna a scherzare coi nuvoloni i protagonisti sono ancora loro. Monsieur Claude Monet e il colore. Non perdetevi allora uno scorcio unico: di fronte alla cattedrale c’è la finestra di quello che fu un negozio di modista. Il pittore rimase caparbiamente dietro quegli infissi per giorni, dipingendo dieci tele diverse in differenti ore del giorno. Per noi oggi pare un peccato non potere fare altrettanto e riempirci gli occhi con il gioco dei chiaroscuri. Ma il viaggio preme. Puntando verso la costa e le falesie schiaffeggiate dal salmastro concedetevi però qualche sosta golosa. Chè la Normandia è generosa: coccola gli sguardi ma sa vezzeggiare anche il palato. A Fécamp, ad esempio, nasce il liquore Bénedectine. La ricetta del 1500, come in un giallo, andò perduta ma fu recuperata nel 1863 da Alexandre Legrand, un commerciante appassionato d’arte. Più che in una distilleria sembra di entrare nel chiostro di un convento. E l’aria profuma di erbe officinali. Oppure cedete al piacere di un pasto in uno dei tanti ristoranti dei villaggi: la sfida, sul mare, è resistere a cozze e capesante mentre nella campagna la tentazione viene da plateau di formaggi e assaggi di calvados. I numi dell’arte capiranno se la pausa per il desinare si prolunga. Tanto poi di fronte alla distesa del mare, fino a Le Havre e ben oltre, torna la straniante emozione di passeggiare in una tela. Le falesie sembrano dipinti perpendicolari alle onde e sulla passeggiata che sfiora la spiaggia non mancano le riproduzioni delle opere più celebri. Fate un confronto: tra quadro e panorama è difficile stabilire chi vinca la gara. E anche il più banale selfie con il cellulare regalerà, pure a voi, brividi quasi d’artista. Certo, in questa terra che sgomita con il mare e con il vento, tutto muta in continuazione. E come dice qualcuno «qui, il cielo non è mail banale». Vero; non è mai uguale a se stesso. Ma seduti a Honfleur, nelle strade di bambola di uno dei più struggenti paesi del nord della Francia, rinuncerete volentieri per qualche minuto al mutare delle luci per prolungare il piacere di ammirare il dondolio delle barche tirando tardi con un bicchiere di «kir normand». C’è il sidro, la crema di ribes e l’umida carezza del vento salato. I parigini lo sanno bene: e qui accorrono a frotte.

LA VALLE DELLA SENNA

Alle vostre spalle però ormai è rimasta la valle della Senna, con i suoi scorci di fiumi e di spiagge, con le case dai tetti aguzzi e i ritratti di dame in crinolina diventate schizzi di colore come dei quadri di Eugène Boudin esposti al Museo André Malraux di Le Havre. La prossima tappa è ora Caen, con le sue abbazie e la folla di giovani che si godono l’aperitivo al tramonto. In una sera qualunque, nel prato sotto il castello, è bello incrociare tre ragazze che ridono e si godono vino rosè e fragole. Voi invece lasciate fare al caso e infilatevi nelle strette vie. Incontrerete l’Abbazia delle Donne e quella degli Uomini: sono ai due estremi della città e nella seconda riposa Guglielmo il Conquistatore. L’interno è altissimo, severo. Lo possiamo solo immaginare: ma gli impressionisti lo avrebbero voluto riempire di luce. La stessa che si incontra in ogni angolo di questa terra che ha patito le ferite della guerra - il celebre sbarco è avvenuto poco lontano - ma che riesce comunque ad apparire piacevolmente rilassata, come soddisfatta, quasi compiaciuta. Ed è questa forse l’estrema beffa per un critico che vedendo un quadro di Monet lo bollò, con spregio, come «impressionista». Poveretto, non aveva capito nulla. Soprattutto non aveva compreso che qui arte e natura giocano a confondersi. Nel farlo, pare ovvio, si divertono un sacco.

Da vedere

FÉCAMP - TUTTI PAZZI PER IL MARE
Fécamp è una delle prime stazioni balneari a dotarsi, sin dal 1832, di uno stabilimento balneare e di un casino'. La stagione estiva iniziò ad attirare uomini politici, aristocratici e mondani e a loro seguito una quantità di pittori, soprattutto «marinisti». Tutta la famiglia Manet soggiornò a Fécamp. Degas li raggiunse e dipinse il Portrait d’Eugène Manet à Fécamp, con il mare come sfondo. Nel 1880 Monet iniziò a rappresentare il grandioso spettacolo delle falesie. Alloggiando sul porto in un albergo di marinai, realizzò sedici vedute delle falesie.
ROUEN - CATTEDRALE E SAPORI
Il museo di Rouen è stato uno dei primissimi a mostrare al pubblico le opere impressioniste. Le sale impressioniste sono il clou della visita con opere di Degas, Renoir, Pissarro, Caillebotte, Dufy. La cattedrale Notre-Dame, è l'emblema della città ma anche un riferimento per la pittura del periodo. Monet si misurerà per due stagioni con questo capolavoro dell'arte gotica realizzando fino a 14 tele contemporaneamente cercando di captare ogni variazione atmosferica. Il risultato finale è grandioso: in tutto, 28 vedute della facciata. Clémenceau, grande ammiratore e amico di Monet, parla di «perfezione ultima, fino ad ora non raggiunta». Per capirlo si può partecipare alle lezioni che si tengono di fronte alla Cattedrale dove Monet aveva il suo studio nel 1892. Non è necessario saper dipingere o disegnare. Un artista accompagna ogni partecipante per aiutarlo a comprendere la tecnica del maestro. Allo stesso modo, sarà possibile partecipare a dei corsi di cucina rispettando le indicazioni dei quaderni di ricette lasciati da Claude Monet.

HONFLEUR - POESIA E CAVALLETTI
Sin dal 1829, Honfleur attirò i pittori romantici, come Turner o Bonington, Isabey, Huet, e Mozin; seguiti da tutti i paesaggisti dell' Ecole de la Nature. Sulle alture della città, la locanda Saint-Siméon divenne ben presto il punto di raccolta di tutti i pittori. Boudin attirò a Honfleur tutti i suoi amici artisti e, per quindici anni, organizzò gli incontri a Saint-Siméon coinvolgendo molti pittori ma anche musicisti, poeti, scrittori. Poco lontano Baudelaire, rifugiatosi presso la madre, tentò di fuggire dai paradisi artificiali che lo logoravano e riprese la stesura dei Fleurs du Mal.


GIVERNY - LA TOMBA DI MONET
Per rendere un ultimo omaggio a Claude Monet, non dimenticate di visitare la sua tomba che si trova nel cimitero comunale, dietro alla chiesa. Lungo la rue Claude-Monet troverete una decina di gallerie d'artisti.

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