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Usa: passaggio a Ovest tra le ombre rosse

Nell'anno del centenario dei parchi americani, un viaggio tra i canyon e le icone del western

Usa: passaggio  a Ovest  tra le ombre rosse
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Una cosa è certa: nessuna fotografia potrà mai rendere giustizia a un simile spettacolo. La terra delle «ombre rosse» non è solo un'icona del Far West; è un luogo magico, attraversato da un'energia quasi palpabile. Raggiungiamo la Monument Valley al tramonto, percorrendo la 163. Siamo in Arizona, nella riserva Navajo.

LA SORPRESA

Gli indiani gestiscono l'intera area, compreso l'Hotel The View, mimetizzato all'interno del parco. Gli spazi immensi e le bizzarre formazioni rocciose che si stagliano lungo il percorso fanno capire che il luogo del nostro immaginario, visto e rivisto in decine di film, è ormai vicino. La vera sorpresa è quando ti affacci al piccolo balcone di cui è dotata ciascuna camera: eccolo l'orizzonte infinito e i pinnacoli (butt) che si stagliano solitari, alti fino a 400 metri. L'elemento più spettacolare sono i colori, che vanno dal rosa al violetto, grazie ai suggestivi giochi di luce. Così al buio, aspettando l'alba del giorno dopo, l'emozione è indescrivibile.

Nella Monument Valley si può accedere per un tratto in auto, oppure accompagnati dalle guide indiane che sembrano appena uscite da una pellicola. Con il sole di mezzogiorno la terra rossa si accende, mentre si alza la polvere al passaggio di alcune persone a cavallo, ti senti davvero piccolo avvicinando le guglie. Nella riserva si mangia cibo tipico dei Navajo, come la zuppa Red Chili Posole, mentre qualsiasi tipo di bevanda alcolica è vietata, anche la birra. Lungo i percorsi, fuori e dentro ilparco, i nativi vendono i loro prodotti artigianali: tappetini, collane, anelli. I bambini sono bellissimi, giocano scalzi, hanno occhi color pece e capelli selvaggi.

ON THE ROAD

Un viaggio on the road negli Stati Uniti non è fatto solo di tappe. Percorrendo centinaia di chilometri, partendo da Los Angeles con destinazione “parchi” ci si immerge in una delle realtà americane più suggestive. California, Nevada, Utah, Arizona, Colorado. Si passa dalle grandi metropoli, al punto di ristoro di fianco al distributore che incontri lungo la strada che taglia il deserto, dove non ci sono case, se non qualche ranch isolato e la ferrovia della Union Pacific Railroad. Proprio per costruire la linea sono nati paesini «dimenticati da Dio» come Yermo, nel Mojave Desert (Contea di San Bernardino), dove si trova una base di stoccaggio e manutenzione di mezzi terrestri del corpo dei marines di 8 chilometri quadrati. Sono centinaia e centinaia tutti allineati tra la strada e la ferrovia.

UNO SCRIGNO CHIAMATO BRYCE

Nell'anno del centenario del sistema dei parchi nazionali americani (National Park Service) scegliamo due mete. Iniziamo dal Bryce Canyon, nello Utah: un enorme anfiteatro celebre per i caratteristici hoodoos, prodotti dall'erosione delle rocce. Hanno un'intensa colorazione che varia dal rosso, all'arancio al bianco. Intorno una distesa di pini senza fine. Il Bryce è una riserva protetta di 145 chilometri quadrati di verde tra i 2400 e 2700 metri di altitudine. Il paesaggio è suggestivo, soprattutto all'alba, ma la vera chicca è la possibilità di entrare a piedi nel piccolo canyon, seguendo per alcuni chilometri un percorso incantevole tra formazioni rocciose e anfratti. Tra quelle gole, il cielo ha un colore azzurro intenso che nessun obiettivo può cogliere appieno, in contrasto con il rosso vivo delle guglie.

GRAND CANYON

Un'altra tappa d'obbligo è il Grand Canyon, il parco americano per antonomasia. Arriviamo al South Rim, percorrendo la strada 64 dell'Arizona. Lungo il percorso, che si snoda sul bordo sud si susseguono le vedute mozzafiato e sono numerosi i «point» per ammirare il panorama. Si rischia di essere banali, commentando una delle 7 meraviglie del mondo. Il punto migliore è Desert View, il più alto lato sud, là si trova una torre d’osservazione in pietra decorata con murales di leggende indiane. Salendo in cima il panorama a 360 gradi è stupendo. Altro view point spettacolare, prima del Village, è il Mother dove si ammirano le “spaccature” del North Rim , mentre in fondo, tra i solchi, il Colorado sembra un filo di lana. Dormiamo al Village, centro ricco di servizi, con alberghi, ristoranti, negozi. Lungo il percorso ci sono cartelli che indicano di fare attenzione ai puma. Un avviso curioso, ma ben presto si capisce che l'animale è una celebrità con tanto di statue in bronzo dedicate, mentre nel classico chalet di montagna, oltre alle teste di alce appese ci sono anche puma imbalsamati. Nei punti vendita il ricavato di alcuni souvenir viene devoluto all'associazione che si occupa della salvaguardia del felino.

LA DIGA DEI RECORD

Tra un parco e l'altro servono in media 4 ore di viaggio. Partendo in auto da Los Angeles, la sosta obbligata per evitare maratone è Las Vegas. Appena si esce dalla città luna park, a meno di 32 miglia si trova la diga di Hoover, un'opera ingegneristica imponente, con le sue 4 torri alte 103 metri e larghe 38, che riforniscono di acqua le turbine idroelettriche che generano corrente, alimentando la sfavillante città dei casinò.

SAN DIEGO

Niente a che vedere con il caos infernale di Los Angeles. La città è molto «cool», vivibile e fruibile, con la sua baia tranquilla e la spiaggia di Coronado, che ricorda il mito di Marylin Monroe e la pellicola «A qualcuno piace caldo» che fu girata nel famoso omonimo hotel. Anche San Diego ha un enorme polmone verde: Balboa Park, il più grande parco urbano degli Stati Uniti. E' un trionfo di giardini e serre: solo l’Inez Grant Parker Memorial Rose Garden raccoglie più di 130 varietà di rose. Nel parco si trovano anche il Museum of Man, San Diego Museum of Art, San Diego Natural History Museum, Reuben H. Fleet Science Center e San Diego Air and Space Museum. Una vera oasi in cui rifugiarsi, anche perché lì, l'estate non finisce mai.

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DA VEDERE
 
SAN DIEGO LA JOLLA
Ci sono varie ipotesi sull'origine del nome, la più accreditata è che derivi dallo spagnolo «la joya», in italiano «il gioiello», che rende l'idea. Questa località turistica, situata 64 km a sud del confine con la contea di Orange, si trova alla periferia settentrionale di San Diego. La costa è intervallata da spiagge bellissime, canyon, scogliere e colline che culminano nel Mount Soledad. E' una gita da non perdere se si vuole assaporare quell'atmosfera californiana, tra sole, mare, surf, palme e auto decappottate. Per la cronaca, in alcuni punti nuota tra foche e leoni marini.
BRYCE CANYON ATMOSFERA COUNTRY
All'interno del parco Bryce, negozi e bar sono in stile western. I rodei vanno per la maggiore, intorno fattorie e cavalli. Alla sera ci si può rifugiare in uno dei tanti locali. Ad esempio, il Ruby's Inn. L'atmosfera è genuina, ci sono molte persone del luogo. Il menù è fisso: pollo, purea di patate, fagioli in umido e fiumi di birra. Imperdibile lo spettacolo dei Bar G Wranglers, gruppo spumeggiante genere «I magnifici sette».
POWELL LAKE DESERTO ON THE BEACH
Viaggiando al confine tra Utah e Arizona, passando dal Bryce alla Monumenti Valley ci si chiede come mai lungo la strada, che taglia centinaia di chilometri di deserto arido, si incrociano tante auto, in prevalenza suv e pick-up, che trasportano canoe o trascinano barche di varia dimensione. Sembra di essere in una zona di mare, ma in quel paesaggio lunare il «miraggio» si chiama Powell Lake, un lago artificiale creato sul fiume Colorado con la costruzione della diga di Glen Canyon. Lungo quasi 300 chilometri, il lago è molto frequentato, offre spiagge e porticcioli, nonché la possibilità di praticare gli sport acquatici.

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