VIAGGI

Marsiglia, i segreti di una città meticcia

Alla scoperta della seconda metropoli di Francia seguendo il racconto di uno scrittore che qui è nato. E ne ha svelato l'anima

Marsiglia, i segreti di una città meticcia
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Si può viaggiare con un libro? Certo che si può, visto che i viaggi più belli spesso sono proprio quelli che inseguono un sentiero di parole. Ma c'è un altro modo di partire. Ovvero seguire le frasi di un romanzo ma per svelare le pietre di una città. Un'esperienza perfetta per Marsiglia, da vivere e cercare di capire sfogliando le parole di Jean Claude Izzo, un suo figlio che l'amata, l'ha cantata e l'ha anche, a volte, disprezzata. Ma sempre per troppo amore. «Marsiglia non è una città per turisti. Non c'è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi»: ecco quello che scrive Izzo. Ed è proprio da qui, da questa brutale dichiarazione di passione che partiremo per andare a vedere il vero volto di Massilia.

Per farlo occorre ricordare che Marsiglia è indissolubilmente legata al Mediterraneo. Qui si respira un'atmosfera e un'aria diversa, un vento che arriva da altre coste e porta sentori di Tunisi e Barcellona, di Algeri e Napoli, un mix di Mare Nostrum in una metropoli comunque molto francese (pensate a come si chiama l'inno nazionale...). Una città definita «meticcia» che da sempre è stata porto e riparo per genti venute da lontano, dove la storia si tocca e dove il tempo ha lasciato mille stratificazioni. Marsiglia fu infatti fondata nel 600 a.C da marinai provenienti da Focea, nei pressi di Smirne, che ben presto si mescolarono a Cartaginesi e Romani, Ostrogoti e Saraceni. Da allora la città è cresciuta sino a diventare la seconda metropoli di Francia. Grazie anche all'arrivo di migliaia di immigrati arrivati da chissà dove.

Anche per questo oggi, per scoprirla, non possiamo che partire dal luogo dove ci porterebbe Izzo: ovvero il Vieux Port, il cuore sul mare della città. Qui, dove una volta sbarcavano le genti e si vendeva il pesce (in realtà qualche bancarella resiste ancora sotto il padiglione lucente progettato dall'architetto Norman Foster) e dove oggi, fianco a fianco, stanno yacht di lusso e vecchie bagnarole che navigano sputacchiando fumo nero. Qui, vale la pena di perdere un po' di tempo e guardarsi intorno, sedendo a bere un pastis al Marina Bar - un luogo da romanzo - e godersi il viavai di gente che si accalora protetta dalle due fortezze, Fort St Nicolas e Fort Saint-Jean che per secoli hanno difeso la città. Poi nel 2013, quando diventata Capitale della Cultura, questo pezzo di Marsiglia ha cambiato volto pur restando il cuore pulsante della città, un nucleo di blu sotto l'occhio vigile della chiesa di Notre-Dame-de- la-Garde che biancheggia dall'alto. E anche questo è un altro dei luoghi da non perdere. Prima però di andare a scapicollarsi per le strade ripide come calanchi prendetevi ancora il tempo di navigare nel tempo salendo sul traghetto che collega i due lati del porto: è entrato in servizio nel giugno del 1880 e anche se ora è un battello ecologico e moderno, vi farà sentire in una pagina di un altro scrittore di Marsiglia come Marcel Pagnol. E il viaggio nel libro continua.

E non può che proseguire nel Panier, il quartiere dove 2600 anni fa si stabilirono i marinai focesi. Intorno è lievitato un labirinto di vicoli e piazzette, case sghembe e scale tortuose che, nel corso dei secoli, sono state anche il rifugio del «milieu», la mala locale, in un quartiere miticamente pericoloso, luogo non facile per gente con un destino poco generoso alle spalle. Ma questo è prima: adesso il quartiere è un susseguirsi di negozi t-shirt e sapone, gallerie d'arte in case color pastello, piccoli caffè e robivecchi. Insomma, una zona chic senza averne troppo l'aria e che si compiace dei graffiti come un marinaio dei suoi tatuaggi. Izzo, probabilmente, non lo riconoscerebbe quasi più ma ancora si può sedere ai tavolino del Bar des 13 Coins. Gli eroi perdenti dello scrittore qui erano di casa. Voi, rispettosi, alzate un boccale di birra in loro onore. Poi via di nuovo, verso il nuovo quartiere bohemienne, ovvero la zona di Cours Julien (per gli habituè basta dire «Cours Ju»), una zona disinvolta e modaiola dove si va per tuffarsi tra stilisti locali, abiti vintage, bistrot e shop di dischi in vinile. Oltre a mercati di generi alimentari e sapori bio. Qui, da non perdere, è una sosta da «Le licorne», il paradiso del sapone. Se si chiama di Marsiglia un motivo ci sarà.

A questo punto occorre salire: la città va abbracciata con lo sguardo. E il posto migliore, quello che ogni marsigliese vi indicherebbe, è la chiesa della di Notre-Dame-de- la-Garde. E' una estrosa basilica romanico-bizantina e un riferimento per la gente di qui. Lo capirete vedendo gli ingenui ex voto dei marinai sulle parete interne e per il fatto che da quassù, a 140 metri, la città vi si spalancherà dinnanzi. Ci si arriva affrontando scale o strade dalle pendenze quasi montane ma la vista ripaga della fatica. Qui, quando il vento spettina il mare davanti tornano il mente le parole di Izzo che scrisse che «Marsiglia è un'utopia. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: ”Ci sono. È casa mia”».

DA  VEDERE

LA NATURA: LE CALANQUES
Le Calanques è un tratto di costa a sud-est della città davvero speciale e che ricorre spesso nei libri di Jean Claude Izzo. Si tratta di una serie di scogliere calcaree che si tuffano nelle acque blu e il modo migliore per vederle e ammirarne il fascino è probabilmente con una gita in barca da Cassis, un porto vicino a Marsiglia. Durante il tour forse potrete ammirare l'aquila di Bonelli una rara specie di rapace che ama librarsi sopra le scogliere.


I SAPORI: LA BOUILLABAISSE
Marsiglia è un paradiso per gli amanti del pesce e frutti di mare e non si può visitare la città senza assaggiare la bouillabaisse, il piatto tradizionale della città. Questa strana zuppa di pesce si dice sia stata inventata da un pescatore per riutilizzare il pescato di bassa qualità è diventato una prelibatezza rinomata dai buongustai di tutto il mondo. Ovunque si trovano poi ristoranti che offrono ostriche, piatti di riccio di mare o scampi ma non perdete anche l'occasione di una merenda a base di pasta di acciughe, olio d'oliva, aceto e aglio spalmati sul pane tostato.


IL MERCATO: LES HALLES
Inaugurato nel 2014, il mercato di Les Halles de la Major, che prende il nome dalla vicina cattedrale, non è in senso stretto un mercato di strada, ma un mercato alimentare gastronomico coperto di circa 600 metri su due piani dove si possono trovare alcuni dei migliori artigiani e dei rivenditori di prodotti alimentari. Si trovano formaggi e una grande pescheria e persino una pasticceria emanazione di un ristorante «tre stelle» senza dimenticare lo spazio per una scorpacciata di ostriche e frutti di mare a due passi dal blu.

IL VILLAGGIO DELL'ARTE: L'ESTAQUE
All'estremità settentrionale di Marsiglia si trova L'Estaque, quello che un tempo fu un trasandato borgo di pescatori e che divenne nell'800 una calamita per artisti di fama mondiale. Il nome deriva dal suo piccolo porto (Estaque significa ("attracco" in provenzale) è ancora uno dei quartieri più pittoreschi della città. Qui si trova anche una serie di tre spiagge piacevoli, di facile accesso e con una magnifica vista di tutta Marsiglia. Il paese come detto ha ospitato tantissimi celebri artisti ed infatti è stato immortalato da Renoir, Cezanne e Braque. Qui è piacevole passeggiare sul lungo mare assaggiando le specialità locali come le panisses, tortine di farina di ceci e i chichi frégi, ciambelle ricoperte di zucchero. Il porto è anche il luogo di incontro per tutti gli appassionati di vela, è anche un porto di mare di fama.

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