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Là dove il tempo si è fermato

Là dove il tempo si è fermato
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di Marco Federici

Fiabesco  e sacro, remoto e moderno,  povero e maestoso. C'è un posto così arrampicandosi  sulle pendici del Gran Sasso e dei Monti della Laga, che mescola in pancia il dritto e il suo rovescio: la sapienza contadina e la sapiente capacità contemporanea della sua conservazione  filologica. Si chiama Santo Stefano di Sessanio. Le luci dell'auto  che squarciano il buio dei tornanti, la luna che riflette la luce sfuocata sulle strisce di neve, l'atmosfera che ti fa sentire  a fianco di  Sean Connery  nel «Nome della rosa»:  a quota 1.250  metri si disvela un borgo mediovale che custodisce intatta la sua memoria, la memoria delle  pietre. Una volta, all'inizio del secolo,  il paese era popolato da oltre mille   abitanti. Oggi  un centinaio  di persone, o poco più,    resiste  al depauperamento della montagna. Un  fenomeno che a  ben pensare è le vera ricchezza di Santo Stefano di Sessanio: l'abbandono del territorio  ha impedito che l'uomo deturpasse  la configurazione urbana con ristrutturazioni poco attente alla storia e al suo patrimonio originario. Il borgo,  modellato con le asperità della natura che lo circonda,  veglia  su  valli che si perdono a vista d'occhio. Veglia sull'Aquila e sui  suoi Comuni sgraziati dal terremoto,  in un Natale abruzzese ancora  sul confine tra distruzione e rinascita.  Anche qui  ci sono tracce della frustata: la torre medicea - che si vede nella foto - è stata abbattuta: di quei venti metri di cilindro merlato non resta che  un rudere, non restano che  i  ponteggi attorno al nulla eretti dai vigili del fuoco.  E poi un paio di arcate e qualche facciata sono ancora puntellate. Niente di più: la magia è rimasta intatta. Santo Stefano di Sessanio è un paese  dove, da secoli, il tempo ha rallentato il passo. E a tenere il mondo  lontano, fuori dalle mura, è arrivato un  imprenditore italo-svedese, Daniele Kihlgren, che ha acquistato gran parte  del paese e l'ha restaurato   puntando in modo maniacale sull'integrità originaria: tutti gli elementi architettonici sono rimasti esattamente al loro posto, se ne sono andati solo i pochi pezzi di intonaco nuovo.


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E ne ha ricavato borghi a cinque stelle: un albergo diffuso. Un luogo per un turismo alto  disposto a pagare   da 240 a  450 euro al giorno per una vacanza dal sapore di un ritiro monastico.  Si dorme in quelle che, più di un secolo fa, erano le stanze dei contadini: annerite, oggi come allora, dal fumo che usciva dai camini. Nella stanza accanto alla   reception si scorge  una Natività: la  Sacra Famiglia, con statue a grandezza naturale, veglia in una grotta che un tempo era la stalla  di quella casa. Poi le stanze, sparse nei borghi: camere essenziali e calde. Una povertà che diventa eleganza: agli arredi antichi, anche nei dettagli più minuti come i materassi  di lana e le coperte fatte a mano, si mescolano le tecnologie più avanzate dei riscaldamenti nascosti sotto il cotto. Nel poderoso tronco di castagno a forchetta  che fa  da trave  al soffitto del ristorante, si ritrova l'antica necessità di utilizzare ogni risorsa  del territorio. Se si ha la ventura di passeggiare nel dedalo di vicoli a misura d'uomo  con un ingegnere, quando l'alba  tutto intorno mostra una natura agraria incontaminata,  si scoprono i miracoli di un'antica sapienza costruttiva. Nella  taverna  dove si fa colazione il camino è acceso,  il tavolaccio di legno   pieno di dolci ancora caldi riannoda i fili con la tradizione gastronomica. La ricotta, poi,  è deliziosa. Sono i sapori  di un pezzo d'Italia che ha imparato, grazie ad uno svedese,  a far  rivivere  le  proprie  radici.

.NOTIZIE UTILI
Come arrivare:  Per chi proviene da Nord: dall'autostrada A14 seguire la direzione Ancona, uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant' Angelo, proseguire in direzione L'Aquila, imboccare l'autostrada A 24, uscire a L'Aquila Est, prendere la SS 17 in direzione di Pescara, svoltare in direzione di Santo Stefano di Sessanio. Oppure da Pescara, continuare in direzione Roma, prendere l'autostrada A 25, uscire a Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per L'Aquila, continuare sulla SS 5 e poi sulla SS 153 in direzione Navelli, prendere la SS 17 in direzione  L'Aquila e proseguire seguendo indicazioni per Santo Stefano di Sessanio
Dove dormire:
Sextantio albergo diffuso: tel. 0862-899112;  reservation@sextantio.it
Dome mangiare:
Locanda sotto gli archi
Le escursioni:
Per gli ospiti del Sextantio possono essere organizzate escursioni in montagna a piedi o in mountain  bike e passeggiate a cavallo: il territorio  rappresenta una delle aree più interessanti del Parco nazionale del Gran Sasso 

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