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Sciare nel cielo più blu

Sciare nel cielo più blu
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di Luigi Alfieri
Quando c'è il sole, e l'aria  è tersa, dalla cima della Pala di Santa si vede uno dei più bei panorami del mondo.
Le Dolomiti si porgono allo sguardo in tutto il loro asciutto splendore, fatto di rocce dai colori cangianti, ma sempre teneri, e  geometrie che solo il vento, il ghiaccio e la pioggia possono costruire. Ci hanno messo milioni di anni a scolpire picchi e crode portando via un granello al giorno per un tempo quasi eterno.
La «Pala di Santa», piatta e spoglia, è il palco reale del grande teatro dolomitico. Di fronte, guardando nel punto in cui sorge il sole, c'è il gruppo del Latemar, con denti aguzzi come quelli  di una sega,  rosa all'alba, ocra e grigi nella luce di metà giornata, quasi arancio al tramonto. Guardando  verso mezzogiorno, sfiorati con gli occhi il Sella Ronda, le Pale di San Martino e la Marmolada, tutti un po' nascosti dalle alture del Lusia, spunta il massiccio di Lagorai. Le montagne che circondano il Cermis. Tanto le vette del Latemar sono aguzze e ispide, quanto le cime del Lagorai sono rotonde e dolci. Morbide come corpi di donna o come labbra aperte al sorriso. Si gira di colpo lo sguardo verso Nord ed ecco il Catinaccio le cui cento «punte» sembrano forare, come aghi, il cielo blu Cina. Un cielo che pare vivo, animato: se ne sta lì dall'eternità a guardare il lavoro del vento, dell'acqua e del ghiaccio. E sarà ancora lì tra milioni di anni, quando  la roccia delle Dolomiti non esisterà più. Sciare tra queste montagne non è solo fare sport all'aria aperta, bruciare calorie e riempirsi i polmoni di aria pulita, sciare da queste parti significa riappropriarsi del senso del tempo, significa, per chi ha gli «occhiali» giusti, riempire il cuore e l'anima di emozioni primitive e profonde che solo la natura può dare. E allora non basta più guardare le montagne da lontano, bisogna avvicinarle una ad una, toccarle, accarezzarle, mettere ogni angolo sotto il vetrino del microscopio, per carpirne la segreta bellezza.
C'è uno skipass che rende possibile tutto questo, è lo skipass «Obereggen Val di Fiemme»: unisce tre comprensori (più due piccole skiarea), che corrono a cavallo delle province di Trento e Bolzano,  ottimamente collegati tra loro da un inesauribile servizio di skibus. Partendo da Occidente, il primo «distretto» unisce gli impianti  di Obereggen, in val d'Ega, provincia di Bolzano, con quelli di Pampeago e di Predazzo (Trento). Sono 50 chilometri di piste da fare senza mai togliersi gli sci, serviti da seggiovie e cabinovie capienti e veloci, senza file, neppure di domenica. Qui c'è la possibilità di toccare con mano la profonda bellezza del Latemar, la nervosa ascesa verso il cielo della «Torre di Pisa» e delle sue sorelle, i boschi di    cembro, abete rosso, pino mugo e larice che salgono dalle valli di Fiemme e di Fassa. In questo comprensorio ci sono alcune piste  che fanno la gioia degli sciatori esperti: le nere della Pala di Santa, della Torre di Pisa e dell'Agnello, con tutte le sue varianti. Attorno a queste regine si snodano decine di chilometri di discese dolci, lisce, larghe, alla portata di ogni sciatore. Spostandosi verso Sud c'è la skiarea «Alpe Lusia» che va da Moena, in Val di Fassa, fino alle vicinanze del Passo Rolle. Offre due nere conosciutissime come la Piavac e la Fiamme Oro, che scendono ripide e ghiacciate - sono quasi sempre in ombra - verso l'abitato di Moena, un'altra breve nera, la Direttissima, e un reticolo di percorsi abbordabili e assolati. Il paesaggio è da batticuore con vista sulle Torri del Vajolet, perla del Catinaccio, e sulle Pale di San Martino. Due panorami che si contendono la palma del più bello delle Dolomiti. Sono lì a portata d'occhio, mentre si sale lungo la seggiovia, o mentre si tira il fiato tra un muro e l'altro. Sono lì che salgono verso il cielo come preghiere laiche, acuminate e forti, leggere e solide.
Ancora più a Sud,  c'è l'Alpe Cermis, con la lunga nera Olimpia, 4 chilometri e 700 metri di muri ripidissimi, che l'esposizione a settentrione rende duri e compatti fino ad aprile. E' uno dei percorsi più amati delle Alpi, una discesa antica, che ha fatto storia. La contornano piste più «tranquille», rilassanti, dove ci si può fermare a godere le dolcezze del gruppo Lagorai.  In fondo, lontano, il monte Pelmo, che se ne sta come una spatola rivolta verso il cielo turchino. C'è chi giura che dall'Alpe si può vedere anche il Monte Civetta. Di sicuro si scorge la piattezza della Pala di Santa, e, dietro, ancora il Catinaccio perso tra sbuffi di nubi bianche come agnelli. Poi ci sono le quattro seggiovie del Passo Rolle e le due del passo Lavazè. Proprio quest'ultima località, col suo centro attrezzato, è il paradiso degli sciatori di fondo insieme al Lago di Tesero che offre una pista illuminata in notturna e ospiterà, nel 2013, i campionati mondiali. Per gli amanti della specialità esistono centri non attrezzati a Nova Ponente, Ziano, Predazzo, Bellamonte e Passo Rolle. Sono i paesi attraverso i quali ogni anno, a fine gennaio, passa la Marcialonga, la celeberrima gara internazionale di granfondo lunga 70 chilometri. Quest'anno si correrà domenica 30. Per quel giorno non cercate alberghi in Val di Fassa e Val di Fiemme, sono tutti prenotati da due anni dai settemila concorrenti che arrivano da ogni parte del mondo.
Un servizio di skibus gratuito collega   le stazioni sciistiche fra loro e coi centri abitati, in ossequio alla regola del Trentino e dell'Alto Adige che vuole il massimo rispetto della natura attraverso la limitazione dell'inquinamento. Al tempo stesso si lascia allo sciatore la possibilità di abbandonare le auto nei garage degli alberghi e di liberarsi delle preoccupazioni di viabilità e parcheggio godendo di fermate a pochi metri dalle piste da sci. Ma non abbiamo ancora parlato del più bel regalo che la Val d'Ega, la Val di Fiemme e la Val di Fassa fanno agli sportivi: l'«enrosadira». A un certo punto della giornata, mentre il sole si nasconde dietro il Brenta lontano, sul Latemar sorge un pallida luna d'argento. Le cime grigie si ammantano di una veste rossofuoco, che sfuma nell'indaco e nel violetto. Lentamente, una ad una, si accendono le stelle nel cielo di cobalto. «Ed è subito sera».

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  • Francesco

    01 Febbraio @ 11.08

    Si, bellissimo articolo molto poetico, però, secondo me , si sta portando troppa gente in Val di Fiemme, ma, soprattutto , in Val di Fassa. Non è possibile , in certi periodi, impiegare un' ora in colonna per andare , in auto, da Campitello a Canazei, un percorso che , in condizioni normali , richiede , tutt' al più, cinque minuti ! Le piste sono meravigliose. Si passa da una valle all' altra senza togliere gli sci, però è difficile poter sciare tranquilli e sicuri , perché c' è pieno di disgraziati che si buttano giù a tutta velocità , senza alcun riguardo per gli altri, soprattutto per i meno esperti. Le guide alpine dicono che molti sono ubriachi , e sconsigliano di andare sulle piste specie nei giorni festivi ed in ricorrenze particolari, quali Natale, Capodanno, l' Epifania. Che siano "senza file , anche di domenica" , scusate la francheza, è una balla ! Provate ad andare a prendere la funivia del Col Rodella , a Campitello ! Se arrivate alle nove, forse riuscite a salire alle undici ! A questo si aggiunga la vergognosa situazione del traffico sull' Autostrada del Brennero, dove, in certe giornate di grande movimento turistico , si rischia di restare bloccati in colonna ferma per ore ed ore , e per diecine e diecine di chilometri . Vedi il distro dello scorso 2 Gennaio. Non si riusciva nemmeno ad entrare nelle Aree di Servizio , perché c' erano auto e camion ammonticchiati ovunque. Davanti alle toilette , soprattutto quelle delle donne , c' erano file chilometriche , con attese interminabili. Si vedevano uomini, ma anche donne, che non ce la facevano più , urinare in mezzo al piazzale . Poi , non c' è dubbio che l' "enrosadira" è magnifica.....

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