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Cile dalla testa ai piedi

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di Marco Masetti
Percorrere il Cile da San Pedro de Atacama a Punta Arenas, ossia la quasi totalità di una stretta lingua di terra che si dipana per oltre 4.200 chilometri, da Nord a Sud, lungo la Cordigliera delle Ande, rivela  quanto sorprendente possa essere questo Paese. Sorprendente per le sue bellezze,  per gli aspetti attesi ed inattesi che via via riesce a proporre al turista. Già al primo impatto, la República de Chile si mostra come il più europeo dei paesi del Sudamerica. Atterrando a Santiago, il perfetto assetto dei terreni e delle colture richiama gli abituali scorci della Pianura Padana e una volta fuori dall’aeroporto, verso la città, superate alcune aree d’insediamenti modesti, l’occhio corre ai nuovi quartieri, ai grattacieli, alla moderna rete viaria, al traffico intenso ma ordinato, quasi fossimo atterrati, non in Sudamerica, ma in una città degli Stati Uniti.
E' una pur rapida lettura della sua storia che aiuta a comprenderne le ragioni;  dal 1520, quando Ferdinando Magellano esplorò per primo quel territorio, gli spagnoli seguiti da altri europei, in epoche diverse e da diversi Paesi, vi si insediarono al punto da rappresentare oggi, tra discendenti di immigrati bianchi e bianchi-meticci, la quasi totalità della popolazione cilena. La capitale, Santiago,   è una metropoli moderna, estesa sia in ampiezza che in altezza, per i tanti grattacieli, a raccogliere cinque milioni di abitanti, un terzo della popolazione cilena. Fondata nel 1541 dallo spagnolo Pedro de Valdivia, l’area metropolitana conserva prioritaria l’etnia spagnola ed il suo idioma, lingua ufficiale. Per la sua giovane età, e per i susseguirsi di terribili terremoti, sotto la cui minaccia vive continuamente il Paese, Santiago offre quale edificio più antico il Convento y Museo de San Francisco, costruito nel 1586, sull'arteria cittadina principale, Avenida Liberador Bernardo O'Higgins. L’estremo attaccamento alla patria dei cileni lega la chiesa alla strada. All’interno dell’edificio sacro, infatti, come nelle altre chiese del paese, accanto ai simboli religiosi, si riconosce la bandiera nazionale. La stessa che domina il centro cittadino, sventolando, enorme, sulla più alta delle aste. Sempre nel centro della città le due piazze di maggior interesse.

La Plaza de Armas, dominata dalla cattedrale e dal vecchio municipio   con alberi, panchine, bancarelle, frenetico passeggio e appassionati di scacchi che si sfidano all’ombra su improvvisati tavolini. La Plaza de la Libertad, occupata dal Palacio de la Moneda, attuale sede presidenziale, a lato del quale il monumento a Salvador Allende sembra osservare con fiero cipiglio e monito, l’ampio semicerchio di bandiere nazionali ed il sempre austero cambio della guardia. Agli amanti delle scalinate, può essere facile raggiungere nell’oasi verde Cerro Santa Lucia, su una collina di sessanta metri nel cuore della città, il Castillo Hidalgo, i resti di una fortezza ottocentesca dalla quale si domina la metropoli, costituita, non da quartieri, ma da trentadue distinti ed autonomi comuni, attraversata dalle rapide acque del Mapocho, da grandi viali alberati in superficie e da un’efficiente metropolitana sotto di essi. Santiago, in sintesi, si mostra una città vivibilissima, con tutto quanto può interessare chi la abita ed il turista, comprese le numerose pizzerie ed i ristoranti dal classico nome italiano, la maggior parte dei quali, di italiano, posseggono solo questo.
Il Grande Nord. Decollati da Santiago per Calama, cittadina assai prossima alla Bolivia, all’Argentina e non distante dal confine peruviano, il paesaggio fertile ed ordinato si tramuta quasi immediatamente in arido deserto, colline e, ad Est, nelle vette oltre i seimila metri della Cordigliera. Per circa due ore di volo lo scenario non cambia. Uniche varianti le poche strade rettilinee ad incidere l’arida superficie, qualche laghetto montano che origina marginali verdi fondovalle e le miniere a cielo aperto, di vari metalli, ma soprattutto di rame, del quale il Cile è il primo produttore mondiale. Poi, da Calama, in pullman, verso la meta principale, San Pedro de Atacama, un tempo oasi mercantile, oggi ritrovo turistico, giovanile e punto di partenza per splendide escursioni nel più arido luogo del mondo, il deserto dell’Atacama. In esso la Valle della Luna e la Valle della Morte descrivono già col proprio nome le immagini che sabbia e rocce originano, mentre il Salar de Atacama, il lago salato più grande del Cile, brilla arido, piatto e argenteo al riverbero del sole. In esso il miracolo della Laguna Chaxa, dove si radunano tra le acque salse varie specie di fenicotteri, protetti dalla Reserva Natural los Flamencos, per alimentarsi di un minuscolo gambero locale. Altre escursioni di grande interesse si rivolgono all’area montana dominata da grandi vulcani. Percorrendo 350 chilometri, andata e ritorno da San Pedro, si possono raggiungere i 4.500 metri di quota e rimanere a bocca aperta davanti alle lagune Miñiques e Miscanti, due zaffiri tra brulli crateri estinti, attorno ai quali un piccolo camelide protetto, la Vigogna, dalla quale un tempo si ottenevano filati pregiati, si nutre dell’unico cespuglio presente la Paja Brava. Sempre verso la montagna oltre i 4.300 metri è l’escursione che porta al sorgere del sole ai Geysers de El Tatio, il campo geotermale secondo per estensione solo a quello dell’Islanda, presso il quale, i più coraggiosi, ammirate le fumarole, si possono immergere nelle calde acque di una piscina naturale con temperatura esterna anche a meno dieci.
La regione dei laghi. Dall’estremo Nord, ripassando per Santiago, ci si può imbarcare per  la città di Puerto Montt e raggiungerla con novanta minuti di volo. La regione è veramente bella, ma può rappresentare per il turista italiano una doppia delusione. La prima data dal clima, vi piove per 200-250 giorni l’anno, l’altra dalla somiglianza con le regioni dei laghi nord-europei. Tutto è ordinato, belle cittadine con case in legno, dalla vita tranquilla attorno a laghi e pinete. L’economia è fondata sul legname e sul salmone, di cui il Cile è divenuto primo produttore ed esportatore mondiale, superando la Norvegia. Sembra di stare in Europa ed ancora una volta la storia ne chiarisce il motivo. Per colonizzare la regione meridionale, il governo cileno nel 1848 incentivò l’immigrazione tedesca, donando terreni ed agevolazioni, che furono la base dell’attuale forte comunità tedesco-cilena. Dal porto marittimo di Puerto Montt, dove attrae il mercato del pesce, si può passare a Puerto Varas, il principale centro sul lago Llanquihue, dal quale partire per l’escursione al Parque Nacional Vicente Pérez Rosales, ricco di cascate e rapide o per Todos Los Santos, il più bello dei laghi, lungo il tragitto per Bariloche, in Argentina. Altra escursione di grande interesse è all’Isola di Chiloé, la seconda del Sud America dopo la Terra del Fuoco. Verde, ricca d’acqua e foreste, fa pensare all’Irlanda con storie di fate e folletti ancora presenti. Un tempo roccaforte spagnola, ancora l’etnia maggiore, presenta in particolare due aspetti d’interesse turistico: le chiese in legno di alta carpenteria fatte erigere dai Gesuiti in tutti i centri principali nel XVIII secolo ed oggi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e le case di legno su palafitta nel paese di Castro.

Patagonia, la Regione Magellanes. Da Puerto Montt, con un balzo di meno di due ore di volo, ammirando la miriade di isole che a occidente frastagliano le coste scendendo, si può raggiungere Punta Arenas, la capitale della Regione più a sud della Patagonia cilena, sempre sferzata dal vento immancabile. Affacciata sullo Stretto di Magellano che la divide dalla Terra del Fuoco, nata quale presidio penale attorno alle miniere di carbone ed oro, oggi spicca per l’estrazione petrolifera e di gas naturale. L’aereo sorvola territori sterminati, canali, isole e virando sullo Stretto di Magellano vi atterra. Da Puerto Arenas un tragitto verso Nord di 240 chilometri porta a Puerto Natales, rilassante cittadina sul fiordo Ultima Esperanza. Lungo il tragitto, distese di terreni recintati, della tipica vegetazione locale, solo in parte conservano allevamenti di pecore al pascolo, un tempo ricchezza di alcune famiglie spagnole e tedesche, oggi ridimensionati dall’economia e da una inadeguata riforma agraria. I rimanenti, tuttavia, impressionano per la distesa di animali liberi che punteggiano il suolo verso l’infinito. Già in questo tratto stradale si avverte la varietà della fauna locale. Oltre agli allevati ovini, bovini ed equini, che esperti mandriani cavalcano con perizia, s'incontrano, lama, guanaco (altro camelide), nandù (lo struzzo locale), volpe, numerosi volatili e il condor che testimonia la presenza del puma. Una sosta lungo il tragitto a Villa Tehulelches regala la sorpresa del Festival de la Esquila. Splendida esperienza nella più classica arena in legno per rodei, di una gara di tosatura delle pecore, con gente in costume, pastori, gauchos a cavallo, tifo finalmente sudamericano ed il profumo della carne grigliata a saturare l’aria.

Tre ore di viaggio e l’ingresso a Puerto Natales tranquillamente adagiata sulla sponda del fiordo Ultima Esperanza, con calme acque, incorniciate da alte vette, nelle quali tranquilli cigni dal collo nero, anatre, piccoli trampolieri, cormorani, gabbiani ed uccelli di ogni tipo, vivono indisturbati. Qui, come nel resto del Sud patagonico, cognomi «provenienti»  dall’ex Jugoslavia e Cecoslovacchia non tardano a notarsi, così come non manca qualche famiglia di origine italiana. E' il luogo di partenza per la navigazione lungo il fiordo, per il possibile incontro con colonie di cormorani e leoni marini, fino al ghiacciaio Balmaceda, sorvolato dai condor, che si tuffa nelle acque del fiordo e al Glaciar Serrano, dall’incredibile azzurro, raggiunto dopo un chilometro a piedi. Altra escursione imperdibile è al Parque Nacional Torres del Paine, creato attorno ad uno dei gruppi montuosi più spettacolari dell’America latina, dichiarato riserva mondiale della biosfera dall’Unesco, circondato dalla steppa patagonica, ricca di flora e fauna andina, da laghi, fiumi e cascate. I punti di maggior fascino sono il Salto Grande de Rio Paine, il Lago Peohe, fino al Lago y Glaciar Grey. Lo spettacolo è garantito, unico antagonista il vento patagonico che soffiando spesso oltre i cento chilometri orari, rischia di portare tutto con sé, tranne i ricordi.

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