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In Perù tra bellezza e solidarietà

In Perù tra bellezza e solidarietà
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A volte i miracoli sono possibili: si possono unire la gioia di viaggiare attraverso uno dei paesi più belli e generosi (quanto a offerte turistiche) del mondo e aiutare persone che soffrono per la povertà e per la malattia. L'occasione di essere al tempo stesso spensierati e solidali la offre, tra gli altri, il Perù. Il paese degli opposti, dove si può trovare l'uccello più grande del mondo, il condor, e il più piccolo, il colibrì. Dove si può passare con un breve volo aereo dalle vertiginose vette delle Ande alla piattezza del deserto  e della foresta amazzonica che se ne stanno al livello del mare. Dove si possono vedere grandiosi manufatti dell'uomo, i monumenti Incas e ii monasteri coloniali, e le incredibili meraviglie di una natura intatta. Un viaggio in Perù è una gioia e una magia. Ora anche un'opera buona.
Un modo per aiutare i disabili nelle comunità andine peruviane, vittime di discriminazione ed emarginazione a partire dall’infanzia. Davvero gli ultimi degli ultimi nel mondo occidentale. Il turismo è un’ottima risorsa per l’inclusione lavorativa di una categoria così emarginata. L'associazione Magie delle Ande Onlus ha costruito e gestisce sulle Ande di Cusco un centro polifunzionale dedicato ai disabili dalla prima infanzia alla maggiore età, quindi è direttamente coinvolta nella tematica della valorizzazione delle potenzialità dei diversamente abili. Al tempo stesso offre a chi ha disponibilità economica   tour organizzati che permettono di vedere il meglio del Perù.
Una signora di Milano che ha partecipato con un gruppo di amici a una spedizione organizzata dalla Onlus ci consegna il diario della sua esperienza. «La bruma grigia che sovrasta Lima, la capitale del Perù mi accoglie impietosa dopo tante ore di volo. E’ la garúa, una cappa d’umidità che ricopre Lima per quasi otto mesi l’anno, da aprile a novembre. La più antica capitale del Sudamerica merita comunque una visita. Il centro storico rimesso a nuovo è Patrimonio dell’Unesco e i balconi andalusi, le piazze e i palazzi castigliani, le chiese barocche e gli interessanti musei costituiscono motivi più che sufficienti a farmi decidere di dedicare almeno una giornata intera alla visita della città. Il giorno dopo inizia il viaggio alla scoperta del paese andino».
«Imbocco la Panamericana Sud - prosegue il racconto - sempre oppresso dalla garúa; alla mia destra le onde dell’Oceano Pacifico giocano con qualche avventuroso surfista, mentre a sinistra monotono scorre il deserto. Finalmente il sole vince la nebbia e d’ora in avanti mi accompagnerà per tutto il viaggio. Alcuni chilometri dopo Chincha, la cittadina che accoglie l’anima e il folclore neri del Perù, abitata da discendenti di schiavi africani, un bivio conduce al paese di Pisco e alla bella Penisola di Paracas. Un giro in barca alla scoperta delle isole Ballestas, dove minuscoli pinguini di Humbold, leoni marini e un’infinità di uccelli acquatici dimorano indisturbati è il preludio alla visita della bella e selvaggia Penisola».
«Ma è già tempo di riprendere il cammino verso l’entroterra - prosegue il racconto - : Nasca mi attende. Famosa per le gigantesche Linee, Nasca è meta di turisti che ogni giorno sorvolano la sua pianura su piccoli aerei per ammirare i secolari disegni di animali che la solcano. A ncora una volta lungo la Panamericana fino a Puerto Inka, dove abbandono definitivamente la costa per inoltrarmi sulle Ande sino a giungere ad Arequipa, la seconda città del Perù a 2400 metri di altitudine. La Ciudad Blanca sorge in un’oasi accogliente e la città stessa è una delle più belle del paese e dal clima primaverile durante tutto l’anno».
«La strada che conduce al celebre lago Titicaca è in buone condizioni. Arrivo a Puno, città sulle sponde del lago, che è quasi sera. La temperatura s'è fatta più rigida, d’altronde mi trovo ad una quota di tutto rispetto: 3800 metri! Il mattino successivo, m'imbarco per la visita delle isole del Titicaca. Dopo una rapida escursione alle isole galleggianti degli Uros, raggiungo prima la selvaggia isola di Amantaní e quindi quella di Taquile, dove mi fermerò per la notte. La doccia di stelle che mi regala il Titicaca compensa il gelo notturno. Il tragitto che dal lago conduce a Cusco è ricco di panorami e siti archeologici di rilievo. Interessante è pure la visita al villaggio di Huaro e, in particolare, del progetto di Magie delle Ande Onlus. Un passaggio dolce e gioioso dal divertimento alla condivisione e alla solidarietà».
Cusco, la capitale dell’Impero Inca, è un gioiello di grande bellezza. Da qui si parte per scendere nella Valle Sacra degli Inca, da dove prenderò il treno che mi condurrà alla mitica Machu Picchu.  Trascorro la notte ascoltando il vociare dell’Urubamba, il fiume che scorre lungo tutta la valle, e fatico ad addormentarmi pensando a quanta storia e quanto mistero mi circondino. Alle quattro del mattino sono già in strada e arrivo a Machu Picchu al buio. Mi siedo ad aspettare. Visitare Machu Picchu è sempre una grande emozione, ma avere l’opportunità di farlo quando ancora la grande massa dei turisti non ha invaso lo spazio è magico, come magica è l’energia che si diffonde per tutto questo luogo consacrato alle divinità degli Inca. Respiro a fondo l'aria e la luce delle Ande, domani parte l'aereo per l'Italia».

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