12°

Viaggi

Terra Santa. Nelle grotte dei pastori di Betlemme

Terra Santa. Nelle grotte dei pastori di Betlemme
0

Bruno Rossi

Racconto qualcosa della Betlemme di prima che fosse incartocciata nel muro israeliano, nella barriera di cemento armato alta come una casa di due piani. Gerusalemme è lontana meno di dieci chilometri. Una ventina di minuti d'auto allora. Non ora, con le siepi di mitra dei controlli.

UNA PAGNOTTA DI PIETRE
La  basilica della Natività ha in gloriosa abbondanza tutte quelle cose solenni che ci si aspetta d’incontrare in un tempio cristiano. Ma le tiene nascoste dentro una enorme, informe pagnotta di pietre. Anche la facciata: per quanto si cerchi attorno, non ci si imbatte nemmeno in un ingressino da parrocchia campagnola. La gran pagnotta ha soltanto un buco. E da lì i pellegrini entrano ed escono, uno alla volta. Un buco da niente. Per passarci, anche un pellegrino d’un metro e mezzo deve abbassare la testa.
Davanti alla basilica (dove avevo appuntamento con un francescano spagnolo) avevo fatto un minimo catalogo del viavai dei pellegrini. Era entrata una colonna di vecchie americane affaticate dal tour, ma indomite: impugnavano candele come mazze da baseball. Una giovanotta locale era in gonna lunga, rossa, velluti e veli, e un cappellino a cono, da fata: dimenticata in Terra santa, si sarebbe detto, da qualche crociato duecentesco. Due monache ortodosse, piccolissime e tonde, sembrarono rotolare nel buco della basilica come babusche di legno. Poi un’altra giovanotta, in edizione metallara, fresca di barbiere, aveva incrociato una comitiva veneta con le sporte di plastica già gonfie di ricordini. Ed ecco  il mio francescano. Si chiamava (spero si possa ancora dire: si chiama) Teofilo Subijana ed era in antico innamoramento dei dintorni di Betlemme. Dove difatti mi aveva portato: in una collina che un cartello chiama Khirbet Siar el-Ghanam. Il «campo dei pastori». Quel campo che a dicembre ci costruiamo in casa, in dissennato paesaggio, con la cartapesta, il muschio, la ghiaietta, gli alberelli in filo di ferro. E la prima sorprendente scoperta era stata che le nostre ingegnerie dicembrine non sono affatto così dissennate. Perché le grotte e i prati e le stradine di qui sono nell’esatto standard dei presepi. Nell’itinerario avevo incontrato perfino la lavandaia che stende i panni, il venditore di robette fritte, l’artigiano sulla porta di casa. E i pastori, naturalmente. Uno, vecchissimo, con il sottanone e la kufia palestinesi, si era lasciato mettere dentro una grotta, quieto come una statuetta. In posa per il fotografo che era con me, Gianni Gelmi.

UN REGALO AI MAGI
È da questo campo che avevo cominciato a dar conto di un viaggio breve nella geografia di Gesù. Betlemme, Nazareth, Cafarnao, qualcosa di Gerusalemme. Qui riassumo: oggi soltanto  qualche nota sulle colline dove Gesù è nato, la settimana prossima altre su dove è stato ucciso. Era stato un viaggio anche dentro parole: di archeologi, di studiosi, di pellegrini. Di gente che in questa geografia ha la ventura di vivere. E pagine senza il timbro dell’ortodossia. Per esempio, i «Vangeli apocrifi dell’infanzia». Ci sono pagine  che hanno un divertente racconto sulla visita dei magi. Mostrano Giuseppe che esce da una stanza (una stalla, magari) di Betlemme  per far posto ai re, ma è curioso, naturalmente, di sapere che cosa vengono a combinare quei personaggi. Glielo dice, a spizzichi, un tale che riesce, meglio di lui, a sbirciare dalla porta. «Baciano i piedi al bambino». «Aprono dei pacchetti». E Giuseppe: «Che c’è dentro?». «Oro, incenso, mirra». «E adesso?». «Adesso Maria cerca qualcosa per contraccambiare. Gli dà un pannolino di Gesù». Il francescano curava le grotte, meglio di salottini, ma in devota discrezione. Sentimento messo in martirizzante prova a ogni arrivo di pellegrini. Le torme grattavano le pareti delle grotte («per cavarne un ricordino»); mettevano nelle sporte i fiori («be’, anche piante intere di gerani»), si firmavano e si datavano sulle rocce. E celebravano merende sul tutto. Pur se un cartello chiedeva in timidezza: “Per favore, i vostri picnic non fateli qui”. Negli «apocrifi» si legge che i formaggi e le erbe erano i regali portati a Betlemme. Delicatezze, in contrasto con la reputazione pessima (dicono alcuni studi) che questi pecorai (non certo i pastori delle Scritture) avevano a Gerusalemme, tra la gente di schizzinoso zelo. Li si catalogava per «tangheri», «ladri di natura». Si discuteva se fosse lecito bastonarli anche di sabato. Come non ricordare che questi «ladri di natura» vanno verso Betlemme a salutare una vita che finirà, sul Calvario, tra due «ladroni»?

LA STELLA D'ARGENTO
 Nella grotta incastonata nella basilica scendeva da lampade basse una luce rosata da primo mattino del mondo. Mi ero guardato attorno. Qualcuno s’inginocchiava accanto  a una stella d’argento. Una ragazza si era seduta ai piedi dell’altare che un poco nasconde la mangiatoia. I più erano indaffarati tra i clic. La stella è a quattordici punte, attorno a un minimo cerchio, dove si crede che Nostro Signore, lì, proprio lì, abbia iniziato quella vita da uomo segnata, come per tutti, dalle frontiere della nascita  e della morte. Un frate, con la faccia da Gandhi, la faccia da vecchio babbo, diceva in un soffio il suo credo: “Da lì partono tutte le strade, di tutti i secoli, di tutte le vite”. E tuttavia, anche in quella luce si sono abbarbicate le spine del Maligno se un giorno la stella è stata rubata e i greci-ortodossi, gli armeni, i cattolici si sono messi, con rabbia demente, a incolparsi gli uni gli altri. E le lampade, introducendo la parola blasfema di padroni, sono state divise: sei ai greci ortodossi, cinque agli armeni, quattro ai cattolici. Fuori, nelle botteghe di Betlemme la scena della grotta era ripetuta con il legno degli ulivi che stanno qui attorno. Il presepio si insinuava dentro piatti, posacenere, portachiavi, sottobicchieri. Bottigliette dichiaravano di contenere acqua del Giordano. E si vendevano sacchetti gonfi di «terra santa». Ma ecco che tra Marie e Bambini, qua e là, spuntavano sorprendenti statuette di fanciulle al bagno.

VENERE TRA I PASTORI
Un blitz erotico-commerciale? Per la verità, i bottegai potevano trovare qualche giustificazione nella storia. In epoca Adriano (sull’anno 135) i funzionari imperiali fecero piantare un «boschetto sacro» a Betlemme dedicato a Tammuz, versione orientale dell’amante di Venere. Una strategia per scoraggiare i primissimi pellegrini. Ma sbagliata: il bosco servì ottimamente come segnale per ritrovare la grotta, una volta volati via gli anni pagani. E costruirvi, nei secoli, i templi cristiani.  I picconi degli archeologi si sono poi messi a frugare. Sono entrati tra le merlature crociate, più sotto sono arrivati ai marmi voluti dall'imperatore Giustiniano, e giù alle fondamenta comandate da Costantino. Sino ad arrivare a tombe del secondo secolo di cristiani che avevano voluto l'ultimo sonno accanto ai luoghi venerati. Un lavoro (quello degli archeologi) come un ciclopico sfogliar di carciofi, ogni foglia una muratura di secoli, da superare per arrivare al cuore di questa storia, alla grotta della Natività: il pavimento povero, da stalla, e la mangiatoia scavata nella roccia. Fuori, nelle botteghe per i turisti (moltissime, prima del muro) una scritta confortava chi acquistava presepi: «Siete nella capitale del Natale». Ma ecco che dalla Galilea si erano fatti sentire due storici («dilettanti», confessavano), Arye Dressler e Nitza Betser. Protestavano: «La Betlemme vera è la nostra. Betlemme Haglilli». E mostravano a conferma un versetto di Giosuè e un giro di catacombe. «Una contestazione da ridere», mi aveva assicurato il professor James Fleming, che insegnava geografia biblica all’Istituto ecumenico di Tantur, appena fuori Gerusalemme. Fleming, in personale ecumenismo, andava in sinagoga il sabato e in chiesa la domenica. Si era  trapiantato dalla California.  Di lui si era parlato per via di certi calcoli che  arretrano di molto la Natività. Me li aveva spiegati: ma per ripeterli dovrei coprire questa pagina. Nella formula entrano Giove e Saturno in tale congiunzione da far brillare l’illusione di una sola straordinaria stella, il passaggio della cometa Halley, una iscrizione di Emilio Secondo, gli andirivieni tra Roma e Vicino Oriente del legato Quirino. Alla fine del calcolo si vede il presepio formarsi dodici anni prima della nostra era. Oggi, se i suoi conteggi non hanno sbavature, saremmo nel 2023.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi
Clicca qui per leggere e commentare >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 2500

Video

IL METEO NEL TUO COMUNE

Gossip, Fun, Spettacoli

«Leone di Lernia, non mollare»

E' grave

«Leone di Lernia, non mollare»

Canale 5, Ceccherini abbandona l'Isola dei Famosi

Foto Ansa

isola dei famosi

Ceccherini litiga con Raz Degan e se ne va. Televoto: sms risarciti

1commento

Velluto rosso

VELLUTO ROSSO

Il rugby irrompe in scena. E arriva il "bello" Sergio Muniz

Notiziepiùlette

Ultime notizie

Il Carnevale della Pappa

LA PEPPA

Ricette in video: Nodini dell'amore per carnevale Video

di Paola Guatelli

Lealtrenotizie

Chiede i soldi all'ex amante per non pubblicare foto "compromettenti": 28enne parmigiana patteggia

Estorsione

Chiede soldi all'ex amante per non pubblicare foto "compromettenti": 28enne parmigiana patteggia

Inchiesta

Multe, Parma fra le città che incassano di più: è terza in Italia Dati 

Quattroruote pubblica la top ten 2016 delle città dove gli automobilisti sono più "tartassati"

5commenti

Il fatto del giorno

L'ultima verità sulla legionella

2commenti

Allarme

Quei 40 bambini «scomparsi» dalle classi

6commenti

Parma

La Corte dei Conti contesta a Pizzarotti la nomina del Dg del Comune

Lo ha annunciato il sindaco su Facebook: "Esposto di un esponente dei Pd. Sono tranquillo"

4commenti

Giustizia

Tar in via di estinzione? I ricorsi calano del 20% all'anno Video

Intervista: Sergio Conti, presidente del Tar di Parma, fa il punto nel giorno dell'apertura dell'anno giudiziario

3commenti

Marche

Due parmigiane fra le macerie per salvare le opere d'arte: "Situazione inimmaginabile"

PARMA

Si fa prestare lo scooter e scippa tre anziane: arrestato giovane indiano

Una delle vittime, cadendo, è finita al Maggiore con il bacino fratturato e oltre un mese di prognosi

5commenti

Bassa

Furti a Mezzano Superiore: nel mirino anche l'asilo e il circolo Anspi Video

Il caso

Rifiuti e videopoker nel parco

L'INCHIESTA

Maxi traffico di auto, chiesti 88 rinvii a giudizio

il caso

Legionella, nuovo incontro pubblico alla Don Milani

La trasmissione di TvParma "Lettere al direttore" seguirà l'evento

1commento

parma calcio

Parma, lotta di nervi col Venezia. Lucarelli: "Attenzione alla Feralpi" Video

TG PARMA

Corniglio: un tir resta bloccato fra le case Video

Sicurezza

A Pilastro spuntano i dossi

20commenti

tg parma

Pesticidi nel Po: dati preoccupanti, trovate anche sostanze proibite

Pubblicato un dossier Ispra

Il giornale di oggi

sfoglia

abbonati

IL DIRETTORE RISPONDE

Le deprimenti liti dei politici

11commenti

EDITORIALE

L'avventura di un giorno senza telefonino

di Patrizia Ginepri

ITALIA/MONDO

SPAGNA

Discoteca offre 100 euro alle donne senza slip, è polemica

tv

Rai: anche per gli artisti arriva il tetto degli stipendi

SOCIETA'

CHICHIBIO

«Trattoria al Teatro», tutto il buono della tradizione

Fotografia

Scatti al bar per impersonare... la quotidianità

SPORT

Europa League

Harakiri Fiorentina: il Borussia vince 4-2 e passa il turno

Calcio

I play-off di Lega Pro: ecco come funzionano

MOTORI

ALFA ROMEO

Stelvio, il Suv del Biscione. Da 50.800 euro Video

SALONE

Ginevra, 126 anteprime La guida