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In capo al mondo: Parma-Capo Nord e ritorno... in camper

In capo al mondo: Parma-Capo Nord e ritorno... in camper
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di Cesare Pastarini

La ricetta è facile, gli ingredienti si trovano senza problemi. Due camper a noleggio e due equipaggi formati rispettivamente da due genitori con una figlia di 5 anni e altri due con bimbe di 3 e 6 anni. Quattro biciclette con seggiolini, perché nelle città si gira meglio su due ruote. In una pietanza come questa, sono importanti anche le dosi, per cui aggiungete un numero: 9200. Ritroveremo questa cifra più avanti. Ah: cercate anche un po’ di spirito, perché è qui che dovrete immergere gli ingredienti. Noi lo spirito lo abbiamo trovato e siamo partiti con l’ambizione di attraversare l’Europa, anche nel tentativo di allontanare i pregiudizi sul rapporto camper-bambini. Chiocciole con le ruote e colonna sonora di Jovanotti, in due giorni si arriva in Danimarca. L’ambiente confortevole della «casa» mette a proprio agio Carlotta, Margherita e Maria Vittoria, per le quali avevamo preparato il viaggio con cura, con varie attività di svago, giochi, bambole, pennarelli e un po’ di compiti (rimasti da fare). Ma si trovano bene anche gli adulti, soprattutto quel papà e quella mamma non avvezzi a questo genere di vacanza. I tabù verso il camper svaniscono al Brennero, guidare è perfino rilassante e si impara presto a conoscere il mezzo.

La città della Sirenetta. Il simbolo di Copenaghen vale   uno sguardo, perché protagonista di una fiaba di Andersen. E’ posizionata all’ingresso del porto di una città che riesce a regalare belle emozioni con l’architettura e con la complicità di un museo d’arte moderna, il Louisiana. La sua location è mozzafiato: grande giardino sul mare, sculture di Moore e Calder  posizionate sull’erba tagliata all’inglese. E poi Cézanne, Picasso, Giacometti. I bambini sono i primi benvenuti. Oltre alla libera corsa sul prato, i più piccoli possono accostarsi all’arte grazie a divertenti laboratori artigianali.

Il salto verso Oslo. Si può fare in comoda crociera. Divertimento sulla nave, poca gioia in città. La capitale della Norvegia non offre granché per i bambini. Però c’è il Munch Museet: «Young woman on the shore», «Red and White», «Madonna» sono dipinti che rapiscono al pari della tela più famosa: «Il grido». Nei dintorni di Oslo c’è il Viking Ship Museum, con esposte alcune navi vichinghe databili intorno all’anno 900. Il viaggio attraverso la Norvegia riparte alla volta di Bergen. Campeggi per riposare e per il rifornimento di acqua dei camper si trovano ovunque, tutti da favola. Soprattutto sui fiordi, rami di mare che penetrano tra le montagne e rendono frastagliato   tutto il Paese. L’equazione 1 fiordo = 1000 fiordi non è lontana dalla verità: sono  molto simili tra loro. Spesso occorre traghettare i mezzi per proseguire il viaggio. Proprio sui traghetti, però, si può avere uno degli incontri più simpatici, quello coi delfini.
A Bergen, considerata la porta dei fiordi, incappiamo in una regata storica. La città è troppo affollata per essere visitata con calma. Resta comunque una borgo marinaro pieno di giovani, soprattutto grazie alla sua università. Al mercato del pesce si possono gustare fritto misto e squisiti gamberetti venduti da studenti stranieri che si pagano la permanenza. Poco a nord di Bergen, c’è Jostedalsbreen, il più grande ghiacciaio d’Europa su terra ferma. Una breve passeggiata nel bosco, non sono necessarie le scarpe da trekking, e si arriva al braccio Briksdalbreen. Occorre ritirare fuori lo spirito per salire in gommone e, con l'aiuto di una guida, pagaiare in mezzo al lago sottostante il ghiacciaio. L’emozione non resta solo ai bambini, anche loro muniti di remo.

Le isole Lofoten. La rara popolazione vive di pesca. Non a caso nel paese di A (si chiama così) c’è il Museo dello Stoccafisso. Centinaia di merluzzi appesi sui graticci. Accanto a loro, un corvo sgozzato, monito per uccelli affamati che sorvolano la mensa. Sabbia finissima, acqua più limpida del ghiaccio, una pace rotta solo dal verso dei gabbiani. I fondali dell’arcipelago meritano un'immersione. La temperatura dell’acqua è di 8°, in inverno arriva a 2°. A -30 mt la parete è abitata da colorati anemoni, stelle, ricci e granchi. Abituati al mar Mediterraneo, non ci si aspetta tanta vita sottomarina. Invece, navigando per circa due ore dalla costa, se si ha fortuna e  pazienza, si possono vedere le orche.
Lasciamo le Lofoten. Una località particolarmente piaciuta alle bimbe è Alta, sito a cielo aperto di scritture preistoriche risalenti a 6000 anni fa e raffiguranti nitide scene di caccia e pescatori in barca.

Capo Nord ormai è lì. Un’aquila è appostata su di un sasso, quasi a voler controllare i movimenti degli estranei a motore. Poi ci sorvola silenziosa. Le renne insistono a interrompere il nostro cammino. Una volpe fa l’occhiolino sul ciglio della strada. L’alce continua   a sgranocchiare una corteccia. Intanto i due camper vanno, e vanno. Arrivano alla meta dopo due settimane.
Nordkapp  E’ il punto più a nord dell’Europa continentale. All’imbrunire il sole e la luna sono esattamente alla stessa altezza, uno di fronte all’altra. Entrambi pieni. Entrambi non cedono il passo all’altro. Il freddo gelido si fa sentire, l’emozione di essere in cima al mondo è troppo forte per restare chiusi nelle nostre chiocciole. In realtà le bambine stanno talmente bene che non vorrebbero mai scendere. Passeggiata nel grande piazzale, foto di rito davanti al Globo e cena a lume di candela. Nel camper, ovviamente. Il sole tenta di tramontare oltre la mezzanotte, ma alle tre è già lì che sorge. Un «amico» ci ricorda che siamo solo a metà del viaggio.
Allora via, si torna giù Verso il parallelo del Circolo polare, a Rovaniemi, in Finlandia, il paese dove le bambine incontrano il «vero» Santa Claus, nel suo ufficio pieno di letterine. L’emozione è palpabile. Figuratevi: «Piacere, io sono Babbo Natale. Voi come vi chiamate?».

Poi ancora più giù, a Stoccolma, alla casa-gioco di Pippi Calzelunghe e dar sfogo alla frenesia, giustamente impossibile da contenere. La città, bellissima, meriterebbe almeno tre giorni di visita. Nota per i camperisti: il campeggio vicino al centro di Stoccolma è molto piccolo, conviene prenotarlo per non dover alloggiare altrove.
Con l’entusiasmo per aver compiuto la nostra piccola impresa, dopo tre settimane siamo di nuovo in Germania, poi in Svizzera, poi a Parma. 17 pieni di carburante, 9200 chilometri. I conti tornano e con loro tornano anche le due chiocciole, non lumache.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • gabry

    22 Gennaio @ 13.07

    È veramente secondo me il viaggio dei viaggi!che tra poco farò anche io con il mio camper ,anche se ha qualche anno se la cavera benissimo,se avete altre informazioni su capo nord ne sarei felice ciao ciao

    Rispondi

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