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Capo Nord, la notte infinita

Capo Nord, la notte infinita
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di Angelo Lanzoras

La Finlandia lappone è un dolce tavoliere d’abetaie, punteggiato di laghi e di fiumi. D’estate questa regione può diventare persino un pizzico opprimente, umida e affollata di insetti: con la stagione fredda, invece, la neve, il ghiaccio e la luce obliqua dell’inverno artico, ne fanno un paesaggio dell’anima. Un paesaggio quieto, armonioso. Le città sono impercettibili file di casette poste a lato delle strade gelate come per uno sbaglio. A volte i cartelli di segnalazione sembrano indicare il nulla: altre foreste, sentieri che si perdono nei boschi, anse di torrenti. Il finlandese è un nordico fatto e finito. Appartiene ad un ceppo integro, incastonatosi nel continente e rimasto a lungo isolato da ogni altra popolazione. Biondo cenere, lo zigomo alto, taciturno e schivo (non salutatelo, perché non vi risponderà. E non c'è ombra di maleducazione in questo: solo un’atavica disabitudine alle ridondanze). Le rive dei laghi lapponi, nel buio delle selve innevate, sono piuttosto fredde: qui la Corrente del Golfo non arriva a mitigare il respiro dell’Artico, e in questo primo assaggio d’inverno, a metà novembre, il termometro è già sceso a meno ventuno. Un freddo secco, però, che non disturba. Ma gela rapidamente ogni specchio d’acqua e lo rende simile ad un fotogramma ritagliato, o alla tela di un pittore romantico che abbia posato il suo cavalletto nel bel mezzo della taiga. Il Finnmark, invece, l’ultimo spigolo di Norvegia proteso sul Mare di Barents, è una terra contesa tra acqua e roccia. Aspra, tormentata, estrema. Anche nel rigore dell’inverno, la Norvegia conserva il fascino drammatico del movimento. Nubi trascinate dal vento, fiordi bui, basalti come pinnacoli che affiorano dalle nevi. Capo Nord non è più freddo di una località sciistica delle nostre alpi: le correnti marine, si sa, mantengono le coste scandinave ad una temperatura molto più mite di quella che si raggiunge alle stesse latitudini in Canada, in Siberia, o nella vicina Groenlandia.
Certo il vento può fare la differenza, raddoppiando e persino triplicando la percezione del freddo. Qualche problema può arrivare dalle strade, coperte di ghiaccio sin dal tardo autunno, imprevedibilmente occupate da gruppi di renne e da alci solitari, attraversate da volpi e da piccoli lemming, percorse da rare ma fulminee auto, furgoni, bus e persino camion. Qui il gelo è un dato di fatto. Come l’oscurità. Dal 18 novembre al 24 gennaio, a Capo Nord il sole rimane sotto la linea dell’orizzonte. E non c'è cambiamento climatico che tenga: la notte artica obbedisce a regole astronomiche che l’uomo non può corrompere come ha fatto con l’atmosfera del suo pianeta. Non si pensi però ad una notte lunga sessantasette giorni. A queste latitudini (71° 10' 21" gradi Nord, per l’esattezza) la nostra stella è nascosta ma ancora lì, molto vicina, e per alcune ore verso mezzogiorno il cielo ne riceve una sfumatura di lontano crepuscolo, un vago bagliore che agli occhi di un nordico può persino sembrare un’alba. Capo Nord, va detto, non è il punto più a nord del continente. Anzitutto perché non si trova sulla terraferma, ma su una scogliera dell’isolotto di Magerøya. In secondo luogo, perché basta aprire una carta stradale per trovare poco distante un altro piccolo promontorio, appena più allungato a settentrione: Knivskjellodden. Perché dunque Capo Nord? In primo luogo per un fatto d’eccellenza paesaggistica: l’elevazione spettacolare del suo plateau, la vista imponente sul Mar Glaciale Artico. Forse anche per la comodità (molto relativa, d’inverno) dei collegamenti stradali. Tutte ragioni che hanno consigliato di erigere proprio lì un vasto centro visitatori interrato e dotato di negozi, ristoranti, sale didattiche.

Le scogliere di Cabo da Roca (l'ultimo lembo occidentale del Portogallo e dell’Europa) invitano il viaggiatore a spiccare il volo, a mettersi per mare, a varcare - come l’Ulisse dantesco - le proprie Colonne d’Ercole. Capo Nord non fa questo effetto. Capo Nord ti stringe alla terra. L’oscurità ti si chiude davanti, la morsa gelata dell’acqua afferra le rocce, dal cielo il Grande Carro occhieggia innaturalmente rovesciato, imbizzarrito, la Stella Polare non è mai stata così alta sopra la tua testa. A nord ci sarebbe ancora terra. Ci sono le Svalbard, ad esempio: leggendarie e terribili isole minerarie russe e poi norvegesi, ad un passo dal Polo Nord geografico. Ma da Capo Nord è inconcepibile partire. Di qui semmai si torna: indietro, a sud, verso le prime tracce visibili della presenza umana. Lungo le piste che costeggiano i fiordi, sorgono ovunque piccoli villaggi di pescatori. Ogni villaggio, una manciata di rorbur: ordinate e pregevoli case di legno rosso ocra posate tra montagna e mare, e accese di luci calde che brillano nella notte come fate morgane. Le interminabili ore di oscurità si prestano naturalmente ad apprezzare anche l’altra meraviglia astronomica del Grande Nord: le aurore boreali. Fenomeno molto più frequente di quanto si possa supporre (in Lapponia quasi due notti su tre, secondo alcune statistiche), l’aurora boreale è prosaicamente un incontro tra particelle cariche provenienti dal Sole e la ionosfera terrestre. Ma quando il viaggiatore alza lo sguardo e ne scorge l’inconfondibile luce verde, uno spettro luminoso che oscilla in un lento e mobile tremolio, ecco che la singolarità scientifica cede il passo alla magie delle antiche saghe norrene: i “fuochi di volpe”, le valchirie, i maghi. Scrive Peter Davidson, studioso di letteratura, che da sempre il Nord è considerato da scrittori e viaggiatori la regione delle "meraviglie austere". Non è da tutti spingersi qui nella stagione fredda. A chi lo fa, promettiamo un privilegio non comune: visitare un "luogo senza ombre e senza alberi, dove persino la zanna di un unicorno può approdare su una spiaggia di sabbia nera".

.NOTIZIE UTILI
Come organizzare un viaggio nel buio polare
A Capo Nord (e ritorno) in 5 giorni. L'itinerario consigliato per un viaggio invernale a Capo Nord è quello che attraversa le pianure finlandesi (meno spettacolari ma più agevoli e sicure delle strade costiere norvegesi). Un buon punto di partenza è Rovaniemi (per i fan del turismo di massa: la città di Babbo Natale): 5 km a sud del Circolo Polare Artico. Rovaniemi è collegata con Helsinki da voli regolari. Da Milano Malpensa il trasferimento si completa in giornata. All’aeroporto è possibile noleggiare automobili (le gomme chiodate sono obbligatorie). Ampia la ricettività alberghiera. La prima tappa termina circa 350 chilometri più a nord, a Inari (Finlandia), sull'omonimo lago. Il paese è piccolo e d’inverno la ricettività è ridotta. Verificare l’apertura degli hotel o dei più economici e caratteristici cottage. La seconda tappa, di lunghezza analoga, raggiunge l’isolotto di Magerøya, nel Finnmark (Norvegia).
Nel capoluogo, Honningsvåg, si trovano alberghi aperti. Nel villaggio di Gjesvær è possibile pernottare in una rorbur, la tradizionale casa norvegese di legno rosso, con vista sul pittoresco porto. Attenzione: il ghiaccio sulle strade consiglia una velocità contenuta. Il pericolo non sono tanto gli altri veicoli (pur velocissimi in fase d’incrocio), ma le renne, che occupano spesso la sede stradale anche al sopraggiungere di mezzi a fari accesi. Le stazioni di rifornimento sono distanti tra loro ma ben segnalate.
 Con l’eccezione di qualche zona dell’interno, tutto il tragitto è coperto dalla rete telefonica mobile. Il freddo può essere pungente ma è asciutto: se non si effettuano lunghe escursioni, è sufficiente un buon equipaggiamento da montagna. La vita sociale è molto breve: alcuni negozi, talvolta anche i preziosissimi supermarket dei villaggi isolati, aprono alle 10 e chiudono alle 16.
L’ultimo tratto di strada prima di Capo Nord potrebbe essere chiuso alle auto private; assicurato il trasporto con pullman di linea. 

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