Gli atenei d'Italia hanno fatto a gara per avere tra i loro corsi quello di Scienze della Comunicazione. Se ne contano quasi una trentina in tutto il paese, molte delle quali organizzate male, anzi malissimo, ibridi di materie la cui base è prettamente (ed inutilmente) umanistica, aggiungendo così questo corso alla lunga ed agonizzante lista di percorsi quali Lettere, Storia, Psicologia, Filosofia, Sociologia...(e molte altre), quando questo titolo di Comunicazione invero ha davanti la parola "Scienze". Questa facoltà necessita di essere interdisciplinare, innovativa e soprattutto non inflazionata, non presente ad ogni "angolo universitario" di strada. Che vengano chiuse tutte le facoltà di questo tipo, ripensatele, anzi facciamolo assieme, e ne venga ridotto il numero drasticamente. Ne basterebbero solo 3 in tutto il paese, ben organizzate con criterio e logica, a numero chiuso e con una didattica distribuito al 50% tra materie umanistiche e materie tecnico-scientifiche. Così si riacquista il valore, non donando ad ogni ateneo la possibilità di allestire un corso di Scienze della Comunicazione senza forza, senza reale offerta formativa, senza contatto con la realtà professionale di questo paese. Questo comportamento ha davvero favorito il "laureare disoccupati".
inviato da Marco il 03/02/2010 alle 10:18
Da studente di Scienze della Comuniczione credo che il problema sia molto semplice. Il corso non è competitivo sul mercato perchè non crea professionalità competenti per il corso di studi che si sta seguendo. Prendiamo come esempio l'ateneo di Reggio e Modena. Il corso di Scienze della Comunicazione fa parte della Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell'Economia che prevede anche un corso in Marketing e Organizzazione d'Impresa. Se guardiamo il piano di studi (http://www.sce.unimore.it/on-line/Home/Corsidistudio/Lauree/ScienzedellaComunicazione/Pianodistudi.html) e lo confrontiamo con quello di Parma (http://www.unipr.it/arpa/lettfilo/2009/informazione09.html) notiamo subito che il percorso è completamente diverso. A Parma in pratica abbiamo solamente insegnamenti umanistici tra i quali spiccano ben tre di italiano (Letteratura italiana, Letteratura italiana Contemporanea oltre a Letteratura Romanza delle origini). A questi si aggiunge il colpo di genio della Letteratura Latina, fondamentale per il corso. Se guardate i link che ho inserito comunque la differenza è notevole. Passiamo poi ai corsi magistrali. Parma ha solo Giornalismo e cultura editoriale (http://www.unipr.it/arpa/lettfilo/2009/giornalismo09.html) metre Reggio, lasciando stare l'indirizzo economico, ha Strategia e Comunicazione d'Impresa e Pubblicità, Editoria e Creatività d'Impresa. Vorrei in conclusione farvi riflettere su due aspetti. Il primo è quello legato al mercato del lavoro dove le professionalità di comunicazione devono NECESSARIAMENTE legate ad un percorso che preveda anche aspetti forti di Marketing perchè è quello che chiede oggi il ruolo dei ragazzi che escono da questo corso. Quando si sono accorti di questo infatti a parma il corso è cambiato da Comunicazione ad Informazione (perchè palesemente carente sotto l'aspetto che citavo in precedenza). Il secondo aspetto è legato alla dinamica di Lettere e Filosofia. Scienze della Comunicazione all'inizio è servito per salvaguardare le cattedre di numerosi insegnanti della Facoltà che, inseriti in questo corso di studi hanno avuto la possibilità di continuare il loro lavoro didattico e quindi mantenere la cattedra sull'onda della moda che il corso aveve all'inizio del duemila in tutti gli atenei italiani. Il fatto è che questo è andato solamente a favore degli insegnanti e a discapito di tutti gli studenti iscritti, molti dei quali hanno dovuto accontantarsi di quello che c'era vistosi rifiutati dal mercato della comunicazione. Come ultima cosa mi sento di dire che un' Università intelligente cerca di guardare alla vocazione del proprio territorio e non solo ai numeri. Parma è un bacino industriale importante che contiene imprese, sopratuttutto a livello alimentare, che hanno una cassa di risonanza mondiale. Ma sono tanti i settori che necessitano di professionalità di comunicazione anche a livello degli enti pubblici e non solo privati. Quindi quando si fanno certe cose bisogna anche tenere presente coloro che si immettono sul mercato e in che mercato e non solo tirare ancore di salvataggio ai docenti, perchè abbiamo visto che poi il giochino è durato 9 anni. A questo punto credo che sia onesto ammettere l'errore e cercare di formare un corso interfacoltà con economia e giurisprudenza in modo da creare DAVVERO vere professionalità. Il mio unico rimpianto? Non essere andato a Reggio per risparmiare sulla benzina o sul treno. Sicuramente è un ateneo che ha meno storia e tradizione ma almeno hanno capito che NUOVI PROBLEMI SI RISOLVONO CON NUOVE SOLUZIONI E NON CON VECCHI RIMEDI.
Tentacolare. Il progetto Octopus Lab Project, che coinvolge decine di artisti attivi in città, è una rete di creativi che, negli scorsi weekend, era presente al Salone del Mobile con un interessante stand. Non è importante vederli in faccia o dire il loro nome per capirli, basta qualche domanda volta a svelare la loro natura.