Margherita Portelli
Grazia condita d’inquietudine, armonia selvatica racchiusa tra colori raffinati e forme insieme morbide e angolose. Sono figure da colpo di fulmine, quelle dipinte da Antonello Sportillo e in mostra al “Caffè del Prato” fino al 3 gennaio. “BassiFondi – Viaggio intorno al soggetto”, questo il titolo dell’esposizione, cattura per tecnica e intensità espressiva. L’artista, 26enne brindisino trapiantato a Parma, la racconta e si racconta così:
Quando hai iniziato a dipingere?
Più che con la pittura ho iniziato con il disegno, adoperandolo, fin da bambino, come strumento di comunicazione. Mi piace pensare che ancora oggi la pittura e il disegno siano per me due mezzi per raccontarmi.
In cosa solitamente trovi ispirazione?
L'ispirazione come atto creativo romantico non credo mi appartenga. Le mie opere nascono da uno studio metodico, certamente non propriamente razionale, che parte da un'esigenza di raccontare paesaggi ed ambienti mentali. In questo mi sento privilegiato. Il filo conduttore delle mie opere si trova comunque nella realtà quotidiana in cui tutti siamo calati.
Perché tutte le tue figure sembrano legate da un comune senso di desolazione e smarrimento?
Le mie figure le ho sempre immaginate come presenze sfocate al limite tra essere e stare. Sono istrioni smarriti presi nell'attimo immediatamente successivo all'uscita dal palcoscenico. Forse tristi. Forse veri. Forse portano addosso ancora qualche traccia di "parte" e di "finzione", il pallore del cerone e le gote arrossate. Forse mentono ancora portando in scena una sarcastica ironia. Forse solo gli occhi di alcuni di loro accendono una qualche verità. Lo sguardo è assente, traspare l’impotenza ad entrare nella parte, ad entrare nella vita della rappresentazione. Le mani cercano la realtà del mondo (o forse della rappresentazione) ma le dita non hanno presa. L’ironia è qui bonaria e, forse, proviene da una sorta di pietà che mi piace mettere in scena, per l’uomo, per la condizione umana nel nostro tempo.
Tutti si ritrovano di fronte allo spettatore con le loro storie, che solo talvolta sono le mie, in queste stanze costruite di orizzonti e colori timbrici. Ritrovo così quel carattere “araldico” del colore che Gillo Dorfles fa risalire all’arte quattrocentesca, in cui il singolo elemento cromatico mantiene le sue caratteristiche individuali, la sua purezza. I due paesaggi che dunque si costruiscono si pongono in posizione dialettico-complementare, divenendo entrambi copotragonisti dell’opera.
Quando dipingi solitamente?
Quando serve.
Quali tecniche prediligi?
Alla base di ogni mio lavoro c'è il disegno, inteso non come mero esercizio e virtuosismo grafico, ma come momento creativo e strutturale.
“Pittoricamente vogliamo esplorare tutte le tecniche, nella convinzione che l’arte non si possa fermare ad esse. È fondamentale imprimere in maniera ben chiara un’idea.”
(dal Manifesto del gruppo di sperimentazione artistica “Punto” www.gruppopunto.com di cui Antonello è cofondatore)
Come descriveresti la mostra?
“BassiFondi - Viaggio intorno al soggetto” vuole essere una trama lungo la quale si avvolgono e svolgono quei 10 istanti dei 10 protagonisti. Di istanti infatti si tratta. Sono gli istanti di un bacio, di una carezza, di un riflesso, di un soffio, di una paura, di una scelta nell'attimo in cui un petalo decide di staccarsi dal suo fiore.
Inserisci il tuo commento