La giovane fotografa parmigiana Valentina Scaletti mette in mostra i suoi onirici scatti al Caffè del Prato (Palazzo Cusani, piazza San Francesco) fino al 3 febbraio, per la rassegna di Arti Visive "Macchiato e Corretto, le esposizioni del Caffè del Prato", organizzata dall'Archivio Giovani Artisti del Comune di Parma e dedicata ai giovani creativi del territorio. Le abbiamo fatto qualche domanda per tentare di indagare lei e la sua esposizione.
PARLIAMO DI VALENTINA
Quando inizi a scattare?
La prima foto l'ho scattata quando avevo 5 o 6 anni con la vecchia macchina di mio padre, conservo ancora quella foto, forse non è un granché, però mi piace ricordare come è cominciato l'amore per la fotografia.
Che tipo di fotografia prediligi?
In questo ultimo periodo sento il bisogno della presenza umana nelle mie immagini, quindi lavoro con autoscatto o collaboro con la modella, in realtà non è importante l'identità del soggetto, infatti cerco sempre di renderlo il meno riconoscibile possibile, in modo che l'attenzione non si focalizzi sul ritratto, ma sull'immagine nella sua interezza. per me la fotografia non è fine a se stessa, non mi interessa fare un bel ritratto o catturare un bel paesaggio, la fotografia è un tramite, un mezzo attraverso il quale esprimere le mie idee e "materializzare”i miei pensieri, rendere visibile agli altri ciò che sta nella mia testa.
Arte per te è...
Arte per me è vita, può sembrare banale, ma io vivo nell'arte e per l'arte ogni giorno.
Che cosa mirano a evocare le tue immagini? E da che ti fai ispirare?
Ogni immagine racconta una storia e ogni storia racchiude i sentimenti più profondi dell'essere umano, con le sue paure e desideri, i paesaggi rappresentati non sono altro che i paesaggi interiori, dell'anima. Molte cose mi ispirano, può essere una canzone che ho sentito, la frase di un libro che ho letto, le opere di altri artisti, o a volte la necessità di esprimermi che mi porta a creare.
PARLIAMO DELLA MOSTRA:
Di cosa narrano gli scatti della mostra al Caffè del Prato?
Affection: una ragazza abbandonata su una vecchia poltrona in un bosco, ha lacci rossi che le avvolgono caviglie e polsi, senza stringere, ma fluiscono verso il bosco, simboleggiando l'affetto che muovendosi da una persona all'altra crea legami indissolubili.
Adrift: quattro barche alla deriva appunto, rappresentate durante diversi momenti della giornata, qui appaiono diversi elementi simbolici, una scala, un uccellino in gabbia, una pianta, ci accompagnano in un viaggio verso noi stessi.
Remnants: sono presenze, resti di un qualcosa che prima c'era e di cui ora è rimasta solo una flebile traccia sfuggente, come pagine di un libro che volano davanti al volto di una figura seduta su una vecchia poltrona. Come l'impronta che rimane nella polvere quando un oggetto che era lì da tempo viene rimosso. Questi scatti sono stati realizzati lavorando sulla location, usando gli elementi di arredo trovati in questo appartamento abbandonato.
Ophelia è un personaggio che mi ha sempre affascinato e che ho sempre voluto rappresentare e finalmente grazie all'aiuto dell'artista e amica Corinna Conci (che ha collaborato con me anche nella realizzazione degli scatti di Affection) ho potuto realizzare questo desiderio.
Come/ quante / quali foto hai selezionato?
hHo fatto una scelta eterogenea, 17 immagini selezionate in modo da mostrare il mio percorso artistico degli ultimi due anni. La mia scelta comprende November Mist, Moonlight e tre serie fotografiche: una composta da 5 immagini intitolata Affection, poi Adrift (4 immagini), Remnants composta da 5 immagini e infine Ophelia.
Si parla spesso di fiabe nelle tue immagini. Anche in questo caso? perché?
Più che fiabe questi lavori sono al rappresentazione di stati interiori e paesaggi onirici con una forte carica simbolica, scale, barche alla deriva, gabbie, nastri,...
Che cosa speri di suscitare nell'osservatore?
Vorrei che chi si trova di fronte alle mie opere si faccia domande, provi emozioni, che venga trasportato dall'immagine in un'altra dimensione, più vicina al sè.