24/01/2012 -

La Vasca


ll mARTEdì:
Luca Compiani

Margherita Portelli

Nei suoi dipinti ombre e macchie vanno a braccetto. Poco di definito, molta evocazione, e altrettanta passione. Insegnante 33enne, Luca Compiani, oltre alla pittura, coltiva mille altri amori: dalla traduzione alla fotografia, passando ovviamente per gli acrilici su tela. Il giovane parmigiano esporrà una selezione delle sue opere all’Apla Confartigianato di Parma, a partire dal 6 febbraio, in una mostra che ripercorre gli ultimi 5 anni del suo pennello. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui.
Quando è perché inizi a dipingere?
Ho iniziato giovanissimo col disegno e credo di aver sentito già allora una cosa di cui sono tuttora convinto: disegnare rappresenta un modo alternativo di conoscere la realtà. Anzi probabilmente qualcosa di più. E' un modo di appropriarsi della realtà, di farla propria. Il passaggio alla pittura è venuto molto più avanti (intorno ai 18 anni) ed è stato necessariamente “traumatico”. Dico “traumatico” perché passare dalla punta secca e fissa di una matita a quella flessibile e sfuggente di un pennello è come passare da un ambiente di fatto di certezze ad uno fatto di dubbi e punti di domanda. A questo si aggiunga la questione del colore e della sua stesura: ci vuole molto tempo per trovare colori e una resa della superficie pittorica (mi verrebbe da dire una “grana pittorica”) in cui riconoscersi. Sulle ragioni che mi hanno portato alla pittura onestamente non sono in grado di rispondere. La risposta non è ancora emersa in superficie.
Che cosa tentano di raccontare le tue tele?
Rischio di infilarmi in un ginepraio. Dirò semplicemente che lo scorso anno, in occasione di un'esposizione, mi è capitato di tentare una lettura del mio percorso pittorico negli ultimi 5-6 anni. Mi sembrava che quei quadri (appartenenti a serie tanto diverse) parlassero di “trasformazione” nella sua più ampia accezione. Non va dimenticato che, però, è riduttivo dare all'arte una lettura univoca. L'arte, per essere tale, deve essere “simbolica” deve cioè portare in sé quella pluralità di significati che il simbolo possiede per sua stessa natura. La natura del simbolo è polisemica. Tengo a sottolineare che non spetta a me dire se i miei quadri possano rientrare in questa categoria.
Quindi, arte per te è...
Una via per conoscere meglio la realtà e, successivamente, se stessi.
Che spazio ha nella tua vita? Passatempo, vocazione o professione?
Credo sia stato Leo Longanesi a dire: “L'arte è un appello al quale molti rispondono senza essere chiamati”. Onde evitare di appartenere a quel gruppo, preferisco considerare la pittura un'esigenza personale che si manifesta a volte in modo ossessivo mentre altre volte ha bisogno di periodi di riposo anche piuttosto lunghi. 
Da cosa ti fai ispirare quando dipingi, e cosa speri di suscitare nell’osservatore delle tue opere?
Spesso  dipingo ascoltando musica. Dipingere è un'attività, per quanto mi riguarda, assolutamente egoistica, finalizzata al mio benessere. Nasce senza voler suscitare alcunché negli altri. Date queste premesse, è già tanto se riuscissi a dare qualche emozione.
Chi sono i tuoi artisti favoriti?
Dovrei fare un elenco enciclopedico.
Di cosa narrano le opere in mostra all’Apla?
Il percorso che propongo è fatto di lavori informali realizzati tra il 2007 e il 2010. Mi sembra interessante sottolineare come, pur appartenendo alla stessa modalità espressiva, vi sia stata un'effettiva evoluzione nello stile. Più gestuali i primi, più geometrici gli altri. Per fortuna, le parole non sono quasi mai in grado di dare un'idea fedele di ciò che si vede. Forse i colori che si mescolano l'uno nell'altro in modo più o meno regolare sono, della “trasformazione” di cui parlavo prima, un'immagine “in atto”.
Come / quante / quali tele hai selezionato?
Il principio cui mi sono ispirato per la scelta delle circa venti opere in esposizione è stato quello della coerenza. La scelta di opere informali soddisfa (credo) tale coerenza sia per quanto concerne il dialogo tra le singole opere, sia per quanto riguarda il rapporto non secondario tra i lavori e lo spazio espositivo. Ai visitatori “l'ardua sentenza”.  





ciao luca, grande mago di segrate. ti conosco da quando per sport maltrattavi una pallina grande come un uovo di gallina. anche allora i tuoi tiri erano delle pennellate a volte ...
inviato da Claudio il 25/01/2012 alle 17:41

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