Margherita Portelli
Ricominciare a 30 anni, prendendo una passione e trasformandola in mestiere, è possibile: a dimostrarlo c’è la bella storia professionale di due fotografe autodidatte che si sono messe insieme, e, dal 2010, si sono escogitate un lavoro, dopo qualche anno in balia della precarietà. Sara Guarracino e Chiara Battistini, 34enni parmigiane, hanno dato forma di lavoro alla loro urgenza di creatività. Le foto ai matrimoni, ad esempio, le hanno reinventate dal principio (come si può vedere sul sito www.infraordinario.it), e piano piano hanno iniziato a farsi conoscere. Le abbiamo incontrate…
Quando e perché iniziate a produrre arte? E perché insieme?
Abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 2010 collaborando su un progetto di illustrazione per l’infanzia, materia che appassiona entrambe da sempre, che non ha mai visto conclusione forse per un nostro eccesso di zelo. Da quel momento ci siamo rese conto di condividere un punto di vista sulle cose che ci ha portato, in poco tempo, a decidere di iniziare a lavorare assieme sia su progetti personali sia su progetti commerciali.
Una vostra opera fotografica è stata pubblicata nella rivista “La Luna di Traverso”, ma per voi l'arte si esplicita in tante altre forme, giusto? ce le raccontate?
L’arte è un concetto complesso e allargato, e la sua definizione in un mondo contemporaneo che si muove ai mille allora è legata a fattori contingenti che probabilmente chiariranno cos’è oggi l’arte solo quando la distanza permetterà di capire quali ricerche e quali strade hanno avuto realmente motivo d’essere. Noi in tutto questo marasma cerchiamo di tenere gli occhi aperti, di guardare e apprezzare quelle che ci sembrano le idee geniali dei nostri tempi, di stupirci per tutto ciò che ci sorprende e ci sembra nuovo in un mondo in cui tutto è già stato visto e predigerito. Questo facciamo come spettatrici e consumatrici d’arte
Che cosa tentano di raccontare le vostre opere?
Le nostre foto fondamentalmente cercano di narrare una storia dal nostro personale punto di vista. Pensiamo che su questa necessità di trovare un esito narrativo nei nostri scatti incida la nostra formazione umanistica. Spesso abbiniamo immagini tra loro perché ci sembra che se un’immagine sia sintesi e icona del suo essere più immagini insieme, atmosfera e racconto.
Che spazio ha la creatività nella vostra vita? Passatempo, vocazione o professione?
La fotografia nelle nostre vite è professione ma fortunatamente è una professione che ci appassiona tantissimo e ci diverte e questo aiuta molto a vivere meglio.
Postproduzione o scatto pulito?
La postproduzione è parte integrante della fotografia da sempre, oggi questo il dibattito è feroce tra amanti del digitale e cultori della pellicola, ma a prescindere dal mezzo dello scatto la postproduzione c’è sempre stata, un tempo in camera oscura, oggi sullo schermo del pc, ci sono diversi modi di fare postproduzione, noi siamo assolutamente a favore dell’uso di questa, dandoci come limite il buon gusto.
In posa o rubata?
Dipende da quel che devi fare, potendo scegliere non in posa.
Digitale o analogico?
Digitale.
Da cosa vi fate ispirare quando create, scattate? E cosa sperate di suscitare nell’osservatore delle vostre opere?
Noi guardiamo immagini, convulsamente, continuamente, siamo consumatrici di immagini di ogni tipo e tutto questo guardare ti crea un substrato dentro che, in modo inconscio, viene fuori quando fai una foto, quando inizi a girare attorno a qualcosa per trovare la tua inquadratura.
Chi sono i vostri artisti favoriti?
Essendo un po’ compulsi vive nelle nostre cose di artisti favoriti ne abbiamo tanti, ne elenchiamo un po’ al di fuori di ogni senso logico: Perec, Munari, Sarah Moon, Mckean, Pennac, Marianne Taylor, Bacon, Bosch, Sendak, Calvino, Pierpaolo Ferrari, Borges, Shopie Calle, Katie Quinn Devies, Dahl, la Bauhaus, Gondry, Miranda July, De André.
Avete in mente altri progetti per il futuro prossimo?
Pensiamo che continueremo a fare foto e a lavorare assieme.
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