1) «Noi due, alla ricerca della pillola del giorno dopo» - Il «viaggio» di una coppia di finti fidanzati fra inservienti, medici, moduli e battute di Giovanni Cola-Ilaria Graziosi
«Quando avete avuto il rapporto sessuale a rischio?». «Oggi pomeriggio». «Allora potete aspettare ancora un paio d’ore prima della somministrazione, potete darvi ancora da fare...». Sono le parole con le quali veniamo salutati dal medico di turno al Punto bianco del Pronto soccorso dopo aver ottenuto la prescrizione della pillola del giorno dopo. Un’esperienza a dir poco travagliata. Per una sera ci siamo finti una coppia di fidanzati alla ricerca di una confezione di Norlevo o di Levonelle, i due marchi che in Italia rappresentano il farmaco contraccettivo con prescrizione obbligatoria arrivato nel nostro Paese nel novembre del 2000. La nostra prima tappa è all’accettazione del Pronto soccorso.
«A chi possiamo rivolgerci per avere la ricetta per la pillola del giorno dopo?». L’inserviente al banco dell’accettazione è cortese ma risponde con tono fermo e deciso: «Vi posso mettere in lista d’attesa insieme agli altri pazienti, dovete però attendere almeno un paio d’ore. Quando poi vi chiameranno, dipenderà dal medico che è in servizio: se è un obiettore state certi che non ve la prescriverà». «Ma non si tratta di una pillola abortiva», gli facciamo notare. «E' una scelta personale, c'è chi si rifiuta in osservanza dei propri principi etici». Proviamo ad insistere ricordandogli che «la legge impone che un medico obiettore di coscienza sia sempre affiancato da almeno un collega che non lo sia». Visibilmente spazientito, l'inserviente ribatte in maniera sibillina: «Questo non è un ambito di mia competenza, non dipende certo dal sottoscritto la pianificazione degli orari del personale». Alza la cornetta e chiede delucidazioni a una collega sul dove poterci indirizzare. Quasi sollevato del fatto di non doversi più occupare del nostro problema, l’inserviente ci esorta ad andare «direttamente al reparto di Ginecologia oppure al Punto Bianco, distante poche decine di metri». Decidiamo di dirigerci proprio lì. Solo un paio di persone sono in attesa di una prestazione sanitaria prima di noi, ci accomodiamo nella saletta d’aspetto senza alcun filtro: nessuno si preoccupa di chiederci cosa ci facciamo lì.
Dopo diversi minuti, veniamo chiamati in ambulatorio da un signore sprovvisto di camice che solo in seguito inquadreremo come il medico di turno. Appena pronunciamo le parole «pillola del giorno dopo», lui e la sua assistente distendono i muscoli del viso, la loro espressione è inequivocabile come a voler dire: «Beh, tutto qua?». Il medico si accerta che «la ragazza sia maggiorenne». A quel punto le presenta un foglio da compilare con i propri dati personali. E' inoltre necessario firmare una liberatoria nella quale si dichiara di essere consapevoli dei possibili effetti collaterali che può provocare l’assunzione della pillola. Nessuno però ce li illustra questi rischi. «Pura formalità», sottolineano. Percepiamo che nel loro spazio, quella della pillola, viene richiesta con una cadenza molto frequente: «Noi siamo gli esecutori materiali della volontà legislativa, non siamo qui per dare giudizi morali o per dissuadere nessuno». «Ci facciamo qualche scrupolo in più - confessa il medico - solo quando si presenta una minorenne non accompagnata. In quel caso la dirottiamo in Ginecologia per farla visitare da uno specialista». Finalmente riusciamo a farci dare la ricetta, accompagnata da una ricevuta: infatti, dallo scorso primo maggio, per i non residenti sul territorio regionale è previsto il pagamento di 15 euro per ogni visita ambulatoriale. Dopo essere stati accomiatati, facciamo rotta verso una farmacia notturna per acquistare il Norlevo, costo 11 euro e 20.
Dopo più di tre ore, una spesa complessiva di quasi 30 euro e la pazienza messa a dura prova, abbiamo finalmente fra le mani la tanto discussa pillola del giorno dopo.
2) L'esperienza di una diciassettenne: «Sbagliato usarla come un anticoncezionale»
Elisa ha 17 anni ed è stata costretta un paio di mesi fa ad assumere il Norlevo. Ha accettato di raccontarci la sua storia «per fare in modo che possa essere d’aiuto ad altre ragazze». «Si è rotto il preservativo al mio ragazzo - spiega Elisa - era un sabato pomeriggio. I consultori nel weekend sono chiusi, ero disperata. Non sapevo veramente a chi rivolgermi. Una mia amica mi ha consigliato di parlarne con la mamma. Vincendo un pò di comprensibile disagio, mi sono convinta e insieme siamo andate al Punto Bianco del Pronto Soccorso. Dopo una fila estenuante, con le preoccupazioni che aumentavano di minuto in minuto, siamo riuscite a farcela prescrivere». «Non sono certa che ci sia un rapporto diretto con la somministrazione della pillola - aggiunge Elisa - ma nelle settimane seguenti non sono stata per niente bene. Ho avuto nausea, giramenti di testa, difficoltà di concentrazione».G. C.
3) Ausl Spazio giovani
«Non c'è stato un incremento di richieste per quanto riguarda la pillola del giorno dopo», fanno sapere dallo Spazio Giovani di via Melloni. «Le cifre fanno riferimento al 2007 - spiega Paola Salvini, responsabile dell’ambulatorio ostetrico-ginecologico - ma il livello si mantiene invariato anche nel primo semestre di quest’anno. Il ricorso alla contraccezione d’emergenza resta per fortuna un’extrema ratio per le adolescenti della nostra città». Negli ultimi dodici mesi sono state 760 le ragazze dai 14 ai 21 anni che si sono rivolte allo Spazio Giovani per informazioni anche di carattere generale sulla tecnica contraccettiva più adeguata da seguire. A 207 di loro, su richiesta, è stata somministrata la pillola del giorno dopo. «Solitamente quando arrivano da noi sono molto agitate e in preda a un forte stato di ansia - osserva la dottoressa Salvini - cerchiamo quindi per prima cosa di tranquillizzarle. Poi chiediamo informazioni sul loro quadro clinico per prevenire eventuali effetti collaterali. E' importante veicolare il messaggio che si tratta di un’opzione di cui non bisogna abusare. Le ragazze vanno rese consapevoli dei possibili rischi».
La pillola va presa entro 72 ore dal rapporto sessuale a rischio. Se ingerita nelle prime 24, l’efficacia è garantita pressoché al 100%. «Con le giovani che si rivolgono ai nostri spazi per la pillola del giorno dopo - prosegue la Salvini - vogliamo instaurare rapporto di fiducia per fare in modo che possano iniziare un percorso di contraccezione preventiva. Gettiamo le basi per un’informazione tout court in merito al tema della sessualità. Spesso dobbiamo sfatare diverse leggende metropolitane sulle controindicazioni riguardanti la pillola anticoncezionale tradizionale, quella non post-coitale». Secondo la dottoressa Salvini non è vero che «le adolescenti di oggi siano più sprovvedute delle ragazzine di qualche decennio fa». «Anzi - aggiunge - sono molto più sensibilizzate delle donne adulte sull'utilizzo delle precauzioni».
4) Il commento - Parla il primario di Ostetricia e ginecologia del Maggiore
«La pillola del giorno dopo - spiega il primario di Ostetricia e Ginecologia del Maggiore, Giovanni Battista Nardelli - è un metodo di contraccezione che ha l’obiettivo di prevenire lo stato di gravidanza in caso di rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale. Scopo del farmaco, quindi, è quello di bloccare l’ovulazione. Nella contraccezione d’urgenza è usato il principio attivo del levonorgestrel, una sostanza presente anche in molte pillole contraccettive, impiegata però in un dosaggio 20-30 volte maggiore». «L'efficacia - prosegue Nardelli - dipende dalla tempestività con cui viene assunta dopo il rapporto sessuale a rischio. Il levonorgestrel, assunto nei cinque giorni che seguono il rapporto, diminuisce la possibilità di rimanere incinta dal 60% al 90%. L’assunzione del farmaco entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio garantisce un’efficacia del 95% e scende, fino ad annullarsi, nelle 72 ore. Se la pillola viene assunta dopo che l’impianto dell’embrione nell’utero è già avvenuto, essa non disturba la prosecuzione della gravidanza».
Effetti collaterali? «In alcuni casi - spiega Nardelli - è causa di modesti effetti collaterali come vomito, nausea, perdite ematiche, astenia, cefalea; questi effetti non si presentano comunque nel caso non ci sia un processo di fecondazione o di impianto in atto». Chi richiede questo tipo di cura? «Può stupire il dato, ma la maggioranza sono ragazzine a partire dai 12 anni in su. L’età media a cui si ha il primo rapporto sessuale si è molto abbassata rispetto a una volta. Soprattutto nel fine settimana, quando i consultori sono chiusi, queste ragazzine, accompagnate dal partner di turno, vengono in ospedale per farsi prescrivere la pillola e sfatare il pericolo di una gravidanza indesiderata. Per lo più sono spaventate, per questo hanno la tendenza a mentire su tutto. Durante l’anamnesi rispondono sempre no a qualsiasi domanda. Vengono qui con l’obiettivo di avere la ricetta e sono disposte ad ignorare anche i possibili effetti collaterali pur di ottenerla». Ostericia e Ginecologia Il primario, Giovanni Battista Nardelli.
5) Lettera alla Gazzetta
Gentile direttore, come farmacisti ci sentiamo in dovere, per amore di verità, di correggere alcune affermazioni riportate nella pagina dedicata dalla Gazzetta del 12 luglio alla pillola del giorno dopo. Tale pillola viene denominata contraccettiva e viene detto che agisce bloccando l'ovulazione. Ma è solo uno dei possibili effetti infatti il Tar del Lazio, con sentenza 12 ottobre 2001, ha obbligato le ditte produttrici ad aggiungere nel foglietto illustrativo che tale prodotto agisce «... impedendo l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato». Ciò significa che può agire (ed è il motivo principale per cui viene usato) anche dopo la fecondazione, quando i due gameti si sono già uniti e una nuova vita umana è già cominciata, uccidendo quella vita umana. Dr. Fausto RoncagliaDr.ssa Maria Cristina BoviDr.ssa Giuliana MarconDr. Fabio Roncaglia
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