di Enrico Gotti
La riforma Gelmini ha diminuito le ore di lingua straniera in classe, organizzare gite studio all’estero diventa un lusso e così le scuole si ingegnano e trovano alternative.
Il Bodoni, lunedì prossimo, farà partire la prima settimana di «full immersion» nelle lingue straniere. Ogni docente farà lezione in modo diverso, in francese, inglese, spagnolo o tedesco. In aula, a parlare con gli studenti, arriveranno, rugbisti madrelingua inglese, ma anche una ballerina sudamericana che insegnerà la salsa, un giornalista economico francese e altri ospiti.
La settimana successiva, dal 27 febbraio, arriveranno al Bodoni 40 studenti di 7 nazioni, per il progetto europeo Comenius. Spagna, Croazia, Bulgaria, Inghilterra, Turchia, Polonia e Romania: gli studenti lavoreranno in gruppo per creare progetti aziendali, assieme agli allievi dell’istituto tecnico commerciale.
Ieri mattina, c’è stata un’anteprima di questi appuntamenti: nell’aula magna del Bodoni, professori universitari hanno sfatato diversi miti sull’apprendimento delle lingue. «Molti hanno imparato l’inglese attraverso la grammatica: è un modo assolutamente deleterio. – dice il docente Giuseppe Mezzadri – Non è punendo il singolo errore che si va avanti. La lingua va imparata nella realtà».
Paolo Andrei, professore della facoltà di Economia, ha spiegato agli studenti che, nonostante la crisi, le esportazioni verso l’estero aumentano ogni anno e la conoscenza delle lingue è fondamentale. Al tavolo dei relatori ha parlato anche il collega del dipartimento di lingue straniere Diego Saglia, la presidente dell’Anils, Lorenza Gastaldo e Lucilla Gregoretti, dipendente dell’Efsa.
«Sono relatori che volontariamente hanno partecipato all’incontro. Scuola, università e istituzioni lavorano assieme. Abbiamo un obiettivo comune, che è di migliorare la competenza dei nostri studenti» dichiara la coordinatrice del progetto, la professoressa del Bodoni Annalisa Martini.
Inserisci il tuo commento