Contro i bulli a lezione di JiuJitsu
Lucia Bandini
Il bullismo a scuola può essere paragonato alle aggressioni che colpiscono gli adulti tutti i giorni nel mondo: non si risolve accettandolo, come a voler mettere la polvere sotto il tappeto per far vedere che la casa è pulita, ma bisognerebbe imparare a sfruttare le capacità e le potenzialità del nostro corpo per capire che ci si può difendere.
E’ con questo intento, oltre alla possibilità di far conoscere alcune tecniche di una disciplina sportiva, che nelle scorse settimane i ragazzi della 3ª C della scuola media «Guatelli» di Collecchio sono stati ospiti al centro polisportivo «Ercole Negri» per la quarta e ultima lezione del progetto «JiuJitsu e bullismo», un’iniziativa fortemente voluta dall’istituto comprensivo parmense e dagli insegnanti Rita Piazza e Simone Mazza e particolarmente gradita ai ragazzi.
Un’ora e mezza intensa di ripasso delle lezioni precedenti e l’insegnamento di nuove tecniche, sempre e rigorosamente non violente ma pragmatiche e comportamentali, grazie al promotore del progetto, il JiuJitsu Center, capitanato da Marco Baratti (secondo allenatore della Nazionale italiana di JiuJitsu specialità Fighting System) e rappresentato anche da Alessandra Ravotto (campionessa del mondo under 21 di JiuJitsu Fighting System), Daniele Reboli, Filippo Cabassa, Luca Davi, Andrea Chiari e lo stesso Simone Mazza, docente di dei ragazzi.
«Insegno lettere da diversi anni - ha spiegato Mazza, nel doppio ruolo di professore e appassionato di JiuJitsu - e quando ho conosciuto questa disciplina, tramite Baratti, me ne sono innamorato. Quest’anno, poi, ho suggerito alla scuola questa iniziativa, che porta ad avere più fiducia in sé stessi, ed è stata accettata con entusiasmo».
D’accordo con lui, l’insegnante di educazione fisica della 3ª C, la professoressa Piazza, che partecipando direttamente alle prove fisiche, ha confermato «quanto sia importante l’aspetto relazionale, l’opportunità di conoscere meglio noi stessi e gli altri: abbiamo iniziato timidi e timorosi del contatto ma, alla fine, abbiamo dato prova di maturità».
Infine, Marco Baratti, soddisfatto del successo con i ragazzi e del fatto che l’iniziativa verrà ripetuta anche con la 3ª E della stessa scuola: «Abbiamo cercato di trasmettere, prima che la tecnica di difesa, la fiducia in loro stessi, che è importantissima, e successivamente il modo di neutralizzare un eventuale attacco in caso di aggressione, senza essere violenti».
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