di Stefano Rotta
C'è chi contesta sfondando le vetrine. E chi protesta forzando una vecchia porta in legno: poi però si mette sotto, lavora sei mesi senza guardare l'orologio, tutti sporchi di calce e di pittura, per risanare un ambiente degradato.
Quelli di «Art Lab» sono fatti così: sono riusciti a dimostrare alla città di giocare in prima persona, lavorando di gomito. Più che pacificamente.
Sono passati sette mesi da quel sabato mattina, il 7 maggio 2011, quando una parte di un corteo di contestazione, con fumogeni e strumenti musicali, si è staccata dal gruppo, e in Borgo Tanzi ha aperto un varco dentro il vecchio stabile di proprietà dell’Università, in condizioni di totale abbandono. Rimaneva a viverci da anni, nascosto come un elfo, il solo Luigi Tronchi. Da allora sono state giornate caldissime d’estate con pennelli e scalpellini, con secchi di pittura e secchi di spazzatura (anche chili di escrementi lasciati dall’aviofauna cittadina) portati fuori, per bonificare il grande e fascinoso stabile.
Una parte del Seicento, con mattoni in cotto e sassi del torrente, l’altra più recente. Chi ricorda quei solai maleodoranti, quegli stanzoni gelidi e derelitti, ora si trova davanti allegre salette di lettura, una piccola biblioteca, aule per lo studio e un cortile con murales colorati. Tutto senza l’intervento di nessuna impresa edile.
Al lavoro, una squadra di ventenni, di Parma e di mezza Italia. Per la gran parte studenti universitari del nostro Ateneo. A farci strada nel rinnovato e pulito stabile «occupato», è Lucia Longinotti, di Piacenza.
«Presto partiranno altri nostri progetti: corso di chitarra, laboratorio fotografico, scuola di italiano per migranti», spiega.
In essere c’è già il book-crossing, scambio gratuito di libri letti, film «impegnato» il giovedì sera.
Mentre si chiacchiera, alcuni giovani studenti di architettura (Gianluca Vetruccio, 1989; Luigi Maggiore, 1990; Valentina Pirelli, 1986; Sara Montoro, 1986; Nicola Spalanzino, 1986), stanno costruendo un modellino: è il palazzo di Giustizia di Ancona. Andrà a far parte della mostra in memoria di Guido Canella, architetto milanese.
Lo «zoccolo duro» delle persone che rimangono, sempre, a popolare questo luogo intessuto e benvoluto nel quartiere, specialmente nella parte di Oltretorrente verso l’ex anagrafe, sono una ventina. Il giro di amicizie e di visitatori, si allarga di molto. Il luogo, di notte, è pacificamente presidiato da alcuni studenti che dormono, avvolti nel sacco a pelo.
Altra storia per il cortile. In estate era stata montata una grossa piscina gonfiabile. Adesso fa freddo, si fanno altre cose. Come i murales.
Ci hanno pensato James Kalinda e Giacomo «Mha» Marra. Intorno una scritta cubitale: «Ogni spazio maltrattato, funziona meglio come spazio occupato».