Il Centro giovani alza la voce: "I vandali non ci fermeranno"
Chiara Pozzati
Stefano indossa le cuffie, a Matteo e Fadì «tocca» impugnare le telecamere mentre Giorgio si occupa delle luci. Intanto il salone del Centro d’aggregazione giovanile, unico «sopravvissuto» al raid della scorsa notte, comincia a riempirsi. Tutto è pronto per il secondo appuntamento della rassegna «Voci fuori dal coro: legalità». Ragazzi e educatori, hanno scrollato di dosso l’amarezza, rimboccandosi le maniche: «Ci hanno rubato tutto, ma noi andremo avanti». Sarà per la franchezza del capo della squadra mobile di Caltanissetta, Giovanni Giudice, o per la delicatezza di Giuseppe La Pietra, referente parmigiano per l’associazione contro le mafie «Libera», ad ogni modo l’incontro ha riscosso un grande successo. Tutto il quartiere ha voluto stringersi intorno a quell'angolo di via Pelicelli «depredato» alla vigilia di un appuntamento così speciale: ragazzini, commercianti, nonni, mamme e politici. Oltre un centinaio di persone presenti in sala, senza contare il folto gruppetto che affollava le porte d’ingresso.
Dai piccoli escamotage quotidiani per «ammorbidire le regole», fino all’asfissiante giogo della mafia che tiene sotto scacco il Bel Paese: questi i temi affrontati durante una due ore particolarmente intensa. Sebbene per il furto siano state spese solo poche parole, la ferita è ancora fresca. I più amareggiati? Sicuramente loro: gli adolescenti che partecipano al progetto «Radio Officina», saccheggiati di gran parte dell’attrezzatura. «L'idea è quella di ripartire da zero - afferma risoluto Stefano Santurro, 13 anni e una gran voglia di fare - magari partendo proprio da quest’episodio per realizzare una seconda puntata sulla legalità». «E' stata una vergogna - sbotta Dadì Sghair, 13 anni libico dai grandi occhi scuri - ma se credono di averci fermato sbagliano di grosso». E rilancia: «Cominceremo a portarci dietro telecamere e computer da casa». Anche il «tecnico delle luci», Giorgio Sabini vuole dire la sua. «Credo sia stato ancora più importante parlare di legalità, dopo un fatto del genere - spiega il 14enne ricacciandosi un ricciolo ribelle dietro alle orecchie -. E' importante riuscire ad affrontare certi argomenti anche fra noi».
Ma quali sono le norme che loro infrangono più spesso? «Mi è capitato di rubare una bici perché dovevo andare dall’altra parte della città - ammette candidamente un ragazzo - ma non ho mai commesso atti vandalici come quelli che hanno fatto dentro il centro». La parola d’ordine dunque è andare avanti «perché nulla è perso». E, oltre la buona volontà dei ragazzi, le associazioni e i residenti del quartiere si sono offerti di organizzare una colletta per riparare ai danni e ricomprare l’attrezzatura. La «voce» dei ragazzi non sarà messa a tacere.
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