Platinette - Ci vediamo domenica all'auditorium del carmine con l'obolo
E' una specie di ping-pong ma va bene così: il passare da una festa all’altra dove non è detto di ritrovare ne la stessa gente ne la stessa musica ma nemmeno i medesimi drink, lo stesso catering, è quanto di più vivificante per non dover abbassare le braccia dallo sconforto e dire (per la milionesima volta….) «era meglio se me ne restavo a casa…». E così, per domenica sera, ho accettato un invito, sotto forma di «ospite» (ma lo sanno quelli che mi chiamano che dopo un po’ l’ospite «puzza»?) per condurre una serata di beneficenza organizzata dalla LILT (Lega Italiana Lotta Tumori), all’Auditorium del Carmine, dove converranno gli invitati che, (ma lo dico a «naso» senza averne la certezza…) saranno maggiormente graditi se prima di tornarsene alle rispettive case lasceranno un generoso obolo alle casse della sezione di Parma della Lega, che come tutte le associazioni di questa natura ha bisogno di denaro per continuare la meritoria opera che si è assunta, fatta d’impegno personale dei singoli individui, di luoghi e logistiche che necessitano mantenimento e cure e che s’impegnano tutto l’anno per offrire un servizio, un aiuto, oltre alle persone colpite dalla malattia, anche ai familiari che spesso si trovano impreparati ad affrontare un’emergenza che solo pochi anni fa era fin difficile nominare per quello che era: cancro. Chi si avvicina a queste associazioni o ha molto cuore e un po’ di tempo da sottrarre al proprio o ha avuto un incontro con il tumore, sia sulla propria pelle o su quella di un familiare, di un amico stretto: sarà anche un «altruismo» indotto, ma l’importante è che ci sia e che continui ad essere alimentato: è successo anche nella mia famiglia, e non per una persona sola, ma se mamma se ne andò per altre complicanze, mia sorella la Maura, una guerriera che di sicuro ha sette vite come i gatti, ce l’ha fatta a venirne fuori e da tempo so essere vicina a chi come lei ha dovuto affrontare l’infido cancro e debellarlo, tanto che me la troverò davanti (ma immagino anche di fianco,…) come «modella in passerella» per la sfilata di domenica sera, nella quale sarà oltremodo piacevole rivederla in azione nel ruolo che già ricoprì quando era ragazza, alta bella e magra e di cui ogni tanto mi tornano in mano vecchie foto che da bambino mi facevano fantasticare sulla sua vita parallela di «modella modaiola»… Ora non siamo più adolescenti da un pezzo, ma mi piace l’idea che ciascuno, con tempi e modi diversi, possa dare una mano, è un motivo d’orgoglio e soddisfazione nonché la certezza che la vecchiaia vera, quella che non stimola, quella che rende indifferenti e un po’ bolsi, è per noi ancora lontana, molto lontana…
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