Kebab alla parmigiana. L'avventura di Strini
Chiara Pozzati
Nasce il kebab in salsa parmigiana, con consegna a domicilio. Insieme a pizze e piadine fatte sul momento, falafel e crocchette di patate. Più che una sfida, un riscatto. Così Stefano Strini, ex genero di Calisto Tanzi, mette un punto su Parmalat e comincia un nuovo capitolo.
Lo fa dietro il banco di «Pfk» pizzeria, focacceria e kebabberia di borgo Cocconi. L’obiettivo: «Massima qualità attraverso una spesa oculata, che sappia soddisfare occhi e gusto». Ha le idee chiare Stefano, 40 anni, un passato ingombrante su cui ha poco da aggiungere. «Ho deciso di scommettere sul kebab perché trovo sia un alimento adatto ad ogni tipo di clientela – spiega, mentre mostra orgoglioso lo spiedo dorato -. Certo, però, non ho nessuna intenzione di rinunciare ai nostri prodotti». Insomma nella kebabberia, curata in ogni dettaglio, l’oriente si fonde coi sapori di casa nostra. Spopola la carne turca ma anche il trancio di pizza appena sfornata. Se poi si aggiunge il servizio a domicilio, il successo è servito. «Il quartiere ci ha accolto subito calorosamente – precisa il padrone di casa – e abbiamo già creato un buon gruppo di clienti fissi». La Pfk sfama universitari e rampolli della Parma bene, curiosi e persino qualche tradizionalista incallito che fa uno strappo alla regola. «Ed è proprio questo il bello», chiosa Strini. Un passato da imprenditore metalmeccanico nell’azienda di famiglia («affossata dal crac di Collecchio») e un futuro tra farina, lieviti naturali e rigorosamente no miglioratori. Qualche rimpianto? «Ho talmente tanti pensieri e progetti per la kebaberia che non ho neppure il tempo di pensarci – risponde fermo ma con garbo –. Certo riprendere in mano la propria vita a 40 anni non è semplice, specialmente dopo uno tsunami di quel genere. Ma sono felice di aver dato alla luce una “nuova creatura”, che cresco giorno dopo giorno». Strini si rimbocca le maniche consapevole «che in un momento di crisi come questo non è semplice, ma neppure impossibile». Non per uno come lui, col pallino per la qualità, il buon gusto e l’igiene. Nessuna paura della concorrenza orientale? «Per nulla – sorride – punto sulla qualità». Strini può contare inoltre su due collaboratori «preziosi e particolarmente intraprendenti». Capaci di fondere kebab insieme a cime di rapa come nulla fosse. Del mondo dorato da cui, pur di riflesso, è arrivato, il «kebabbaro» non ama parlare: «Ciò che conta è questo nuovo progetto che assorbe tempo e speranze». E, a giudicare dal via vai, che piace ai parmigiani.
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