Matteo Sani
Moda o no, tatuarsi è diventata una delle pratiche più diffuse anche in Occidente. Molti però non sanno che il temine «tatuaggio» ha origine polinesiana, in particolare tahitiana, e deriva dal vocabolo «tatau», traducibile con «marcare con segni», «scrivere sul corpo». Matteo Sani, 28 anni e tatuatore ci ha aperto le porte del suo studio in via Groppi per spiegarci meglio quali siano i procedimenti per fare un tatuaggio e soprattutto che cosa significhi tatuarsi. «La pratica del tatuaggio, insieme alla pittura ornamentale, è da considerarsi un'arte antica, nata per soddisfare un impulso umano con connotazioni non solo individualistiche, ma anche con risvolti sociali, tanto da poter essere considerata come l'atto sociale primitivo». Assumeva anche un valore di connotazione sociale e questo già ai tempi di Greci e Romani. Ma nelle popolazioni egizie aveva addirittura legami con la magia». Matteo di tattoo ne ha «solo» 14, ma ognuno di questi ha un significato particolare o è comunque legato ad un momento della sua vita. «Un tatuaggio dovrebbe fissare una parte intima di una persona, un sentimento, un sentire profondo. Invece capita che ti arriva il cliente che non sa nemmeno bene perché lo sta facendo. E questo è sbagliato. Prima di fare un tattoo bisogna essere davvero convinti. E poi è molto importante che ci sia un equilibrio tra bagaglio culturale e artistico di chi lo fa e aspettative del cliente. Disegnare su pelle è molto diverso dal farlo su carta». Ma quanto tempo ci vuole per fare un tatuaggio? «Varia molto. Non dipende nemmeno dalla grandezza, ma dal tipo di disegno. Stessa cosa vale per i prezzi. Non ci sono standard. E poi c’è un altro fattore da considerare, ogni persona ha una propria soglia di sopportazione del dolore, quindi ci possono volere più sedute anche per un tatuaggio piccolo». Importantissima ovviamente è l’igiene «Io uso solo aghi usa e getta. Tutto rigorosamente sterilizzato. Il cliente mentre tu lavori su pelle sta attento a due cose: all’igiene e al disegno. Si è davvero molto sottopressione, ma è comprensibile che dall’altra parte ci sia preoccupazione, soprattutto se non ci si conosce a vicenda». Ma quali sono i procedimenti? «Prima si sceglie il disegno sul catalogo. Poi questo viene timbrato sulla pelle grazie al dettol, un disinfettante che permette di passare il disegno dalla carta alla pelle. A quel punto si passa a delineare i contorni (e si è già a metà del lavoro). Poi si passa alla lavorazione dei neri, fino ad arrivare ai colori più chiari. I bianchi, che servono a dare luce, sono l’ultima cosa che si fa».
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