Di Antonella Acquaro
In Italia è arrivata come solitamente si fa alla sua età per fare esperienza di vita, così come per la lingua. In mano, una giovinezza ancora tutta da sfogliare ed un titolo di studio appena conquistato (diploma di liceo artistico). E’ così che Marta, forse un po' inconsciamente o forse sin troppo consapevolmente, iniziava un viaggio di sola andata che dalla Polonia l’avrebbe portata sino a Parma, dove oggi vive (insieme al suo compagno parmigiano) e lavora. L'arte e la creatività sono diventate nel tempo il suo pane quotidiano. Marta per lo più dipinge. Il suo regno sono i colori acrilici, nonostante a scuola abbia imparato e sperimentato un po' di tutto, fra tecniche varie e materiali; nonostante si sia specializzata in scultura. «Il riferimento per tutti noi è stato Antoniego Kenara, famoso scultore ligneo polacco, fondatore dello stesso liceo» spiega Marta. «E' suo il modo di insegnare l’arte, morbido e appassionante, che mi è stato trasmesso durante gli anni del liceo e che oggi rivivo nel mio spazio creativo».
Si chiama «Landrynka», che letteralmente sono i divertenti lecca-lecca a forma di spirale in zucchero colorato. L’ha inaugurato da poco proprio su una delle vie principale di Parma. Qui Marta ha ricreato un angolo di Polonia fatto di segni, colori e forme artistiche che probabilmente i più ignorano e a cui è legata tutta la sua cultura. «Sono nata in un paesino chiamato Rhbka-Zdroj, a circa un’ora di macchina a sud di Cracovia, circondato da boschi e campagna». Più tardi, il trasferimento con la famiglia a qualche chilometro più in là, senza che venisse intaccata però la sostanza delle cose. «A fare da sfondo alla mia infanzia, un rapporto strettissimo con la natura e con l’arte che ho iniziato a sperimentare ancora piccolissima quando abbozzavo i primi tratti di matita, quando mi allenavo di fantasia accompagnando mio padre nel bosco per realizzare addobbi natalizi, tutti rigorosamente «home-made», e quando, già adolescente, rinunciavo alla discoteca con gli amici per dare sfogo alla mia creatività». A guidare tutto ciò, due maestri di vita eccellenti, il papà e la mamma, che se da un lato le regalavano manualità diffusa, dall’altro c'era il senso della specializzazione nell’uso del telaio. Che per la mamma ha voluto dire produzione di arazzi, per Marta soprattutto realizzazione di album, insieme a tele, dipinti, acquerelli frammisti all’uso di resine, tutto fortemente impresso di leit-motiv.
«I disegni, i colori, le tonalità, i motivi: tutto riporta alla cultura della mia Terra. Ci pensano i miei oggetti a parlare di me; i miei album - nati da un’esigenza pratica (non trovavo in commercio quello che cercavo) - che contemporaneamente hanno dato forma al mio attaccamento alla natura e al desiderio di protezione». La serie ormai ampia di album, tutti decorati e prodotti a mano, sono infatti il risultato di un lungo processo di sperimentazione nato dall’obiettivo di recuperare scarti. Alla base ci sono infatti i cartoni delle pizze e kebab. Ma a diffondere piccole storie di creatività oltreconfine c'è anche la selezione di manufatti e oggetti di design dello spazio «Landrynka», diventato velocemente una sorta di quartier generale della cultura polacca. Qui sbarcano i pezzi unici in vetro, porcellana, anziché terracotta o legno di Nowak, Raczyic, Zehn-Olszewski, Zarandowski; nomi emergenti nel campo dell’arte i cui manufatti traducono in concreto la filosofia di Marta: riuscire a dare visibilità alle piccole realtà del suo Paese.
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