Margherita Portelli
È calato da poche ore il sipario sull’edizione 2011 di Fotografia Europea, e per questo martedì diamo voce a due giovani artisti (lei parmigiana, lui di Reggio) che proprio nel contesto del festival reggiano di fotografia hanno realizzato un’esposizione quantomeno insolita: «Verde di speranza, bianco di cotone, rosso d’emozione».
Pensate a un tricolore. Ecco, questo non sventola, ma racconta l’Italia per immagini. 1100 immagini, per la precisione, che affiancate l’una all’altra vanno a comporre un vero e proprio muro. Effetti particolari, unici, imperfetti; scatti verdi, bianchi e rossi. Istanti colti con un mezzo non convenzionale ma estremamente attuale, l'iPhone, e una lente, quella di Hipstamatic, che restituisce ogni paesaggio, volto, dettaglio, già sotto forma di ricordo. Irene Fossa, 30 anni «ancora per poco», e Stefano Corrias, 39 «da poco!», sono due amici accomunati dalla passione per la fotografia. Stefano è appassionato da sempre, mentre Irene ha iniziato a dilettarsi (e specifica che per lei «è solo una passione») proprio con questa applicazione. Ma partiamo dall’inizio.
L’arte con un telefonino. Perché si può?
Perché oramai col telefonino si può tutto. C'è un'applicazione che, se fotografi la parete di casa tua, ti dice come diventerebbe se la dipingessi di un altro colore. Ce n'è una che tiene lontane le zanzare. Una che ti dice sotto quale costellazione ti trovi. Alla fine non c'è da stupirsi se anche l'arte passa attraverso la lente dell'iPhone. Il telefono sempre in tasca poi, sempre pronto a scattare, rende bene una certa idea di fotografia che premia l'immediatezza e la capacità di cogliere l'attimo: la polaroid dei nostri tempi.
Come vi è venuta l’idea del wall? E perché dedicarlo all’anniversario dell’Unità d’Italia?
Essendo le foto di Hipstamatic molto simili - per formato e caratteristiche visive - a quelle delle macchine Lomo e Holga realizzate in Russia e Cina negli anni Ottanta e ormai diventate oggetto di culto, ci è venuto naturale pensare di realizzare un «HIPSTAWALL», considerando poi che quest'anno Fotografia Europea è dedicata al tricolore, è stato ancor più naturale e immediato usare il tricolore come punto di partenza per il nostro lavoro.
Che momenti vengono raccontati nelle varie fotografie?
Ci sono scatti realizzati in tutta Italia durante vacanze o viaggi di lavoro. Ci sono però anche tante foto di amici, di posti e cose care.
Un po’ di numeri: quante foto? Misure del wall?
Il wall misura 5 metri per 220 centimetri e sono state utilizzate circa 1100 foto. Non siamo stati lasciati soli in questa impresa titanica, siamo stati aiutati da amici e parenti, organizzando vere e proprie serate di «HIPSTATAGLIO» e «HIPSTA-PANNELLO». Ci siamo divertiti tantissimo.
Ci sono inoltre altre dieci foto formato 20 x 20 su pannelli polionda che trattano, in maniera sempre un po' originale, il tema del tricolore.
Info pratiche sulla mostra: come, dove e quando andarla a vedere?
La mostra, aperta fino al 12 giugno, è allestita all’interno del negozio Blank in Via Panciroli 4/D, ed è aperta dalle 9 alle 12.45 e dalle 16 alle 19.30 tutti i giorni tranne lunedì mattina, giovedì pomeriggio e domenica. Vorremmo inoltre ricordare che, facendo parte del circuito off di Fotografia Europea, è possibile votarla, mandando un sms con il codice 6472291 al 320.2041040.
Raccontateci il titolo. Perché la speranza, il cotone e l’emozione?
Questo bisogna chiederlo a Jovanotti. Il titolo gliel'abbiamo preso in prestito, e un po' modificato, da una canzone dell'ultimo album che s’intitola appunto «Rosso d'emozione». Ci piaceva veramente tantissimo e visualizzava alla perfezione l'idea alla base della mostra. In verità Jovanotti dice «nero di petrolio - bianco di cotone - rosso d'emozione», noi abbiamo sostituito il nero, ed è venuto da sé l'abbinamento verde - speranza, ma non credo che Lorenzo si offenderà.
Da dove nasce la vostra collaborazione?
Da tanti momenti passati insieme a realizzare scatti in giro per l'Italia.
Irene: l’arte per te è?
Se dobbiamo parlare di arte l'incontro più importante della mia vita è stato con Mariangela Dosi, regista e attrice di Teatro di Pianura. L'ho conosciuta quando avevo sedici anni seguendo i suoi laboratori teatrali e da allora, tra varie fasi di vita mia e sua, non ci siamo mai lasciate. Mariangela non è stata solo una maestra, mi ha fatta sentire importante, utile, forte, mi ha spinta a sperimentare cose nuove dimostrandomi sempre una commovente fiducia. Nel frattempo ho conosciuto anche Stefano e queste due forze positive e belle, insieme, forse inconsapevolmente, hanno fatto sì che iniziassi a muovere qualche passo nell'ambito dei video come cornice di spettacoli di teatro e di danza. Così come per i video adoro riportare nelle fotografia le piccole cose quotidiane, le cose lievi e belle, gli attimi, i sorrisi, «la delicatezza del poco e del niente» (questo lo dice la poetessa Mariangela Gualtieri, altra grandissima).
Stefano: l’arte per te è?
Sono da sempre appassionato di fotografia, fin da piccolo ho sempre scattato. Grazie al mio lavoro, sono un tecnico del suono, ho avuto la fortuna di conoscere tanti artisti meravigliosi ai quali ho «rubato» esperienze contribuendo ad allargare la mia visione dell'arte. L'arte per me è comunicare, esprimere liberamente i propri sentimenti e le proprie visioni attraverso un mezzo che possa essere percepito indipendentemente dal fatto che venga compreso appieno.
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