Il piacere di viaggiare a ritroso nel tempo, rivivendo emozioni forse dimenticate, sensazioni che creano ancora vibrazioni positive: le persone, gli ambienti, gli incontri.
5 giugno 1931
Un mondo che fa parte del passato, pronto a ritornare a galla nelle grandi occasioni. Proprio come questa: 5 giugno 1931- 5 giugno 2011. Ottant’anni di vita per uno dei locali storici della nostra città, per una realtà che ha cresciuto generazioni di parmigiani, rimanendo un ritrovo immancabile per tanti giovani che vivevano con allegria e spensieratezza la propria età.
La Centrale era un mito
«Tanti auguri Centrale del Latte», è il grido che si alza univoco da parte di affermati professionisti, artisti e sportivi di fama nazionale e internazionale, studenti che ancora oggi trovano in via Torelli la necessaria valvola di sfogo dalle quotidiane frustrazioni studentesche. Un abbraccio collettivo per una realtà che è sempre stata considerata qualcosa di più di un semplice ritrovo: «La Centrale era un mito, una leggenda», racconta Andrea Freschi, assiduo frequentatore dal 1975 al 1989. Poi continua: «Era un bar nobile, uno di quelli frequentati da gente gaudente: quanti scherzi, quante risate, quanti incontri».
Andrea continua a snocciolare aneddoti: «Dal nulla nascevano serate molto divertenti. Ricordo un’occasione in cui abbiamo lasciato un nostro amico nudo nella cabina telefonica antistante, portandogli via tutti i vestiti. E ancora, le carte da gioco truccate con cui non perdevamo neppure una partita. Il locale di via Torelli era frequentato dai ragazzi di quella che poteva essere considerata la Parma bene. In Centrale si trovavano anche tante ragazze, alcune provenienti anche dalle province vicine. In quegli anni non era così scontato».
Un ultimo racconto porta spontaneamente il sorriso sul suo viso: «Il giorno dopo Pasqua, c’era la svendita delle uova di cioccolato. Noi le compravamo a prezzi ridicoli e ci divertivamo improvvisando partite di rugby».
La triade
Erano i tempi in cui Enrico, Umberto e Alcide lavoravano dietro il bancone. La gestione più lunga, durata dodici anni e mai dimenticata da tutti coloro che hanno vissuto il bar. Tra essi anche Marcello Pioli, protagonista delle notti della Centrale negli anni Settanta e Ottanta: «Era il locale simbolo della gioventù parmigiana, il punto di ritrovo nei pomeriggi e nelle serate cittadine. Avevamo costituito anche una squadra di calcio con Enrico Turati come presidente. Vincemmo addirittura il campionato amatori e ottenemmo la promozione in Eccellenza. Ho ancora in mente la festa, una volta conquistato il successo decisivo». Proprio Enrico Turati ricorda i ritmi serrati di lavoro ma anche la felicità di vivere un’esperienza così intensa: «Si cominciava alle 6 del mattino con le colazioni degli operai. Terminavamo alle due di notte con gli affezionati che non volevano mai andare a casa. Nel nostro locale si univano numerose compagnie, c’erano generazioni diverse che venivano a contatto. Avevamo delle regole ferree: si poteva giocare a carte solamente al pomeriggio. Non starebbe a me dirlo, ma il gelato era delizioso: avevamo la materia prima proprio dietro al bar. Le famiglie venivano dai noi anche per assaggiare i nostri gusti, i giovani per ridere e scherzare fino a tarda ora. Qualche aneddoto? La mattina di Natale offrivamo sempre l’aperitivo a tutti i nostri clienti. Quel giorno lavoravamo gratuitamente: era il ringraziamento a tutti coloro che stavano con noi durante l’anno».
Tra scherzi e ricordi
Un flash sintetizza perfettamente cosa fosse la Centrale per intere generazioni di parmigiani. Lo racconta Gabriella Incerti.
«Il 25 maggio 1983 la Juventus perse la finale di coppa campioni ad Atene contro l’Amburgo. Il mio ragazzo e alcuni amici andarono in Grecia per vedere la partita. Al loro ritorno trovarono uno striscione appoggiato sul muretto del locale: «L’importante è partecipare». Sapevo che sarebbero passati da via Torelli ancora prima di andare a casa. Ecco perché non l’ho appeso davanti all’abitazione del mio fidanzato».
E non è tutto. Continua Alessandro Amadasi: «Ricordo le guerre con i gavettoni: tra i responsabili c’erano anche i gestori, non solo noi clienti. Nel weekend il locale era talmente colmo che Alcide, scherzosamente, invitava alcuni clienti ad uscire per permettere l’ingresso di nuova gente. E quando il lavoro era terminato, all’ora della colazione, spesso venivano abbassate le serrande ma noi rimanevamo dentro il locale per le ultime chiacchiere».
Infine un altro assaggio dei ricordi di Marcello Pioli: «La Centrale come punto di riferimento, poi si partiva per la serata ma il ritrovo finale era sempre in via Torelli. Capitava così, alle tre di notte, di trovare la propria vespa issata su un muretto di due metri. Impossibile rimetterla in strada senza l’aiuto di qualcuno. Gli scherzi erano all’ordine del giorno».
Passaggio di consegne
In ottant’anni di storia, il locale si è saputo adeguare alla clientela che è cambiata. Agli inizi del XXI secolo, Alberto Rosi ha dato una importante svolta alla Centrale del Latte: «Nei quattro anni di gestione c’è stato un notevole ricambio generazionale. Abbiamo stravolto il bar, l’abbiamo reso un ambiente all’avanguardia. All’inizio ebbe un grande successo. Molti dei ragazzi che oggi gestiscono realtà notturne in città, frequentavano via Torelli tra il 2000 e il 2004: mi riferisco a Patrick del Mood, Carlo del Pretzemolo e tanti altri. Avevamo ideato i ghiaccioli alla vodka e al coca e rhum, abbiamo aggiunto la tettoia e il muretto esterno».
Gli ultimi anni portano la firma di Serafina Cianciulli: «Oggi come allora la Centrale è un punto di ritrovo importante per i ragazzi parmigiani. Grazie a uno staff che lavora magnificamente, riusciamo ogni sera a proporre eventi particolari: dai tornei di playstation al karaoke, dalle sfilate agli open bar passando attraverso gli appuntamenti con i vip. Qui sono passati negli anni personaggi come Gene Gnocchi e Alberto Tomba: ci stiamo impegnando per mantenere alto il nome di un locale storico della città».
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