Margherita Portelli
Allungano i tentacoli e si spingono oltre i confini del Ducato, i quattro rockettari parmigiani prestati all’elettronica. Li avrete visti, forse, alle prese con polipi e caschi da palombaro, dare prova del loro talento nell’originale video girato da Rino Stefano Tagliafierro e trasmesso, in questi giorni, da Rock tv e Dj tv (Mtv lo sta valutando). O magari li avrete sentiti nominare, sottovoce, nel buio di un qualche club cittadino.
Ladies and gentlemen, ecco a voi i Soupaczar. Soupa per gli amici. Definire il genere musicale entro il quale si muovono è impresa ardua, pronunciare correttamente il loro nome pure, ma ascoltarli, no. E dimostrazione ne è l’infilata di successi che stanno collezionando in questo ultimo periodo: dopo un’estate passata a suonare su e giù per l’Italia, culminata con l’affollatissimo live al Magnolia di Milano, dove hanno condiviso il palco con i Doesn't offend you yeah, i Soupaczar sono pronti con il loro nuovo disco. Il 3 ottobre esce infatti nei negozi «Ordinary, quite contrary» - per la label fiorentina Forears, con la produzione artistica di Daniele Landi e la distribuzione di Family Affair -, primo vero album dopo il riuscitissimo cd autoprodotto «The more you have, the more you lose». Il 29 e il 30 settembre si esibiranno in due locali culto del rock italiano per i release parties: il Giancarlo, ai Murazzi di Torino, e lo Zog, sui Navigli di Milano. Per ascoltarli a Parma, invece, dovremo aspettare qualche giorno in più, ma ci sono buone possibilità di vederli salire sul palco del Mu, il 15 ottobre.
I Soupa sono Giacomo Storci, voce (e testi), Ivan Torelli, chitarra (e musiche), Luca Pitalobi, basso, e Francesco Sgorbani, batteria. «Siamo nati per caso, nel 2008, quando ci siamo ritrovati protagonisti di un’improvvisata jam session a bordo di un barcone, a Boretto, che è andata avanti tutta notte» racconta Sgorbani. Da allora, è musica. Rock, pop, indie. E, più di recente, qualche marcata coloritura dance da attribuire, con ogni probabilità, alla sempre più serrata collaborazione con i dj parmigiani Mushrooms Project, che, nel 2010, hanno remixato il loro brano «So, mr Leary, you finally did it!», uscito sull'etichetta inglese Under the shade. «Con questo album (che prende il titolo dal gradevolissimo ritornello di Own rocket, il primo singolo estratto, ndr), abbiamo decisamente preso una piega un po' più elettronica - continua il batterista -. I nostri pezzi nascono d’estate, dai soggiorni 'cornigliesi' di Ivan e Jack (Giacomo Storci, ndr), che in una settimana di full immersion buttano giù un 'canovaccio' che si va poi a definire nei mesi». «Ordinary, quite contrary» si compone di 10 brani (tutti in inglese) che senza dubbio permetteranno ai Soupaczar di farsi conoscere. Il disco è già stato recensito positivamente da Rockrebelemagazine, Ondalternativa, Linea Musica, e anche le radio stanno dando ampio spazio ai quattro di Parma. D’obbligo, per chi ancora lo ignorasse, dare conto della scelta di una così singolare denominazione: the Soupaczar, il super Czar, è un personaggio: «È il sovrano di un impero dove tutto è reale e tangibile, dove internet e gli effetti speciali non esistono, esiste solo ciò che gli occhi possono vedere e le orecchie sentire». Parola di Soupa.
Inserisci il tuo commento